{"id":14863,"date":"2026-04-02T02:00:00","date_gmt":"2026-04-02T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=14863"},"modified":"2026-04-01T16:08:28","modified_gmt":"2026-04-01T15:08:28","slug":"pietre-dinciampo-incontriamo-per-strada-la-nostra-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/04\/02\/pietre-dinciampo-incontriamo-per-strada-la-nostra-memoria\/","title":{"rendered":"Pietre d\u2019inciampo: incontriamo per strada la nostra memoria"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Un progetto artistico e civile che attraversa l\u2019Europa e che anche a Bolzano ha trovato spazio tra le vie della citt\u00e0. Le Pietre d\u2019inciampo (dal tedesco Stolpersteine) sono piccoli segni nel tessuto urbano che ricordano le vittime della Shoah, riportando alla luce storie che si voleva cancellare. A Bolzano furono posate nel 2015, in occasione del settantesimo anniversario della liberazione dal nazifascismo, anche grazie al lavoro dello storico Hannes Obermair, oggi senior researcher all\u2019Eurac e all\u2019epoca direttore dell\u2019Archivio storico comunale. Lo abbiamo intervistato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa sono le Pietre d\u2019inciampo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le pietre d\u2019inciampo sono un progetto di un artista tedesco, Gunter Demnig. Consistono in cubetti di dieci per dieci centimetri in cemento, con sopra una lastra in ottone sulla quale \u00e8 impresso il nome delle vittime della Shoah, con le date essenziali della loro vita, della deportazione e, quando si sa, della morte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 l\u2019elemento pi\u00f9 significativo di questo progetto?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono posizionate davanti all\u2019ultima dimora liberamente scelta dalle vittime, prima che queste persone venissero sradicate da quella che fino ad allora era la loro vita normale. \u00c8 questo forse l\u2019elemento pi\u00f9 toccante: non ricordano solo la morte, ma la vita quotidiana che le vittime conducevano, la loro dimensione civile, le relazioni, la casa. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato poi annientato dalla persecuzione nazista.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Si tratta quindi di un percorso della memoria?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Assolutamente s\u00ec. \u00c8 un percorso memoriale disseminato nella citt\u00e0, anzi nelle citt\u00e0: oggi in tutta Europa ce ne sono decine di migliaia. \u00c8 un enorme museo a cielo aperto, tu cammini, sei in citt\u00e0, e puoi vedere queste pietre che luccicano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Perch\u00e9 si parla di \u201cinciampo\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non si inciampa fisicamente, ma con la mente. Ti fermi, ti abbassi, idealmente ti inchini. Questo \u00e8 il senso: rendere onore a una biografia che si voleva finisse nell\u2019oblio. \u00c8 una forma di ricordo, una sorta di \u201cresurrezione\u201d di storie scomparse, spesso senza neanche una tomba.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quali informazioni riportano le pietre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono il nome, la data di deportazione, il luogo \u2013 per esempio Auschwitz o Mauthausen \u2013 e la data di morte, quando \u00e8 nota. Sono dati essenziali, ma dietro c\u2019\u00e8 un grande lavoro di ricerca: bisogna incrociare diverse fonti, come gli archivi dei campi di concentramento o il database di Yad Vashem. Spesso i dati sono lacunosi, quindi serve grande attenzione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando sono state posate a Bolzano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 2015, per il settantesimo anniversario della liberazione. In quell\u2019occasione, quando ero direttore dell\u2019Archivio storico, abbiamo posato quindici pietre insieme a Gunter Demnig. \u00c8 stato un momento importante anche perch\u00e9 lui, quando pu\u00f2, partecipa personalmente.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Demnig realizza ancora le pietre?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, \u00e8 un progetto artistico e lui ne detiene il copyright. Quando possibile, accompagna la posa: \u00e8 un artista molto \u201cmateriale\u201d, interviene direttamente nello spazio urbano, con un gesto concreto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Esiste un archivio delle Pietre d\u2019inciampo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, oltre al suo archivio, c\u2019\u00e8 anche un grande lavoro collettivo, ad esempio su Wikipedia, dove sono raccolte le pietre con fotografie e biografie. Ci sono anche quelle dell\u2019Alto Adige, da Bolzano a Merano, fino a Ora e Tires\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In definitiva si tratta Un museo diffuso, discreto ma capace di interrogare chiunque passi. Le Pietre d\u2019inciampo non impongono la memoria: la fanno emergere, all\u2019improvviso, sotto i piedi e nello sguardo di chi si ferma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Till Antonio Mola<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un progetto artistico e civile che attraversa l\u2019Europa e che anche a Bolzano ha trovato spazio tra le vie della citt\u00e0. Le Pietre d\u2019inciampo (dal tedesco Stolpersteine) sono piccoli segni nel tessuto urbano che ricordano le vittime della Shoah, riportando alla luce storie che si voleva cancellare. 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