{"id":1491,"date":"2020-10-29T11:54:00","date_gmt":"2020-10-29T11:54:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1491"},"modified":"2021-02-15T11:55:55","modified_gmt":"2021-02-15T11:55:55","slug":"il-pfleger-di-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/10\/29\/il-pfleger-di-laives\/","title":{"rendered":"Il Pfleger di Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>Per tutto il medioevo e fino agli albori del Novecento, l\u2019economia di Laives era incentrata sul commercio di legname controllato soprattutto dal Vescovo di Trento e dai suoi ministeriali, i Liechtenstein. La sua commercializzazione verso i lucrosi e insaziabili mercati del Nord Italia e della Germania meridionale richiesero molta manodopera e l\u2019intera societ\u00e0 era strutturata sulle occorrenze di boscaioli, carrettieri e compagnie di zatterieri.<br>A Laives sorgeva uno dei maggiori depositi di legname, la \u201cLiechtensteinerreif\u201d. Chiunque vi volesse depositare del legname doveva corrispondere un tributo ai Liechtenstein, a loro volta grandi proprietari di boschi e quindi di legname. Come sia iniziato il commercio di legname non si \u00e8 mai appurato. Sicuramente l\u2019iniziativa part\u00ec dai contadini del Monte Regolo, intenzionati a vendere qualche tronco nel fondovalle. Poi, visto il crescente successo dell\u2019attivit\u00e0, a costoro si aggiunsero altri possidenti fino ad arrivare alle dimensioni \u201ceuropee\u201d del Sette- e Ottocento. La persona incaricata di riscuotere per conto dei Liechtenstein il tributo dai contadini, che potevano vendere in prima persona o tramite intermediari il proprio prodotto, era denominata \u201cPfleger\u201d (curatore) e aveva la sua sede stabile presso la casa di propriet\u00e0 dei conti denominata \u201cUnteres Schloss\u201d, castello inferiore. Da questo Pfleger prese poi il nome l\u2019edificio che ancora oggi si chiama \u201cPfleg\u201d, unica propriet\u00e0 che, insieme ai masi Unterberg \/ Sottomonte e Weisshaus, i Liechtenstein non concessero mai in affitto.<br>Tramontata l\u2019era dei conti, nel 1758 la Pfleg insieme a molti altri possedimenti fu ceduta in blocco al convento di St. Ulrich e Afra di Augsburg, che di fatto divenne uno dei grandi proprietari terrieri di Laives. Da questo in epoche successive la Pfleg pass\u00f2 ai von Reich e, quindi, dai Kurzel, altra grande famiglia laivesotta, agli Ebner. Che la Pfleg fosse inoltre un rinomato e frequentatissimo luogo di ritrovo \u00e8 documentato ampiamente dai giornali dell\u2019epoca. Cos\u00ec dalla \u201cBozner Zeitung\u201d apprendiamo che l\u20198 dicembre 1898 il coro maschile di Bolzano, a bordo di quattro carrozze trainate da cavalli, raggiunse Laives e precisamente la Pfleg di Alois Ebner. Tra canti, costine di maiale, castagne annaffiate da \u201cottimo bianco e rosso cresciuto nelle &#8216;laite&#8217; di Laives\u201d, trascorse una memorabile giornata arricchita, sul finire, anche da una divertente battaglia a palle di neve. Verso le 19, quando la valle era gi\u00e0 immersa in un buio profondo, tra canti e risate la compagnia rientr\u00f2 a Bolzano, ripromettendosi di tornare quanto prima nell\u2019ospitale casa del signor Ebner.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Copyright foto: Gianni Beordo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per tutto il medioevo e fino agli albori del Novecento, l\u2019economia di Laives era incentrata sul commercio di legname controllato soprattutto dal Vescovo di Trento e dai suoi ministeriali, i Liechtenstein. 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