{"id":1503,"date":"2020-09-03T12:03:00","date_gmt":"2020-09-03T12:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1503"},"modified":"2021-02-15T12:05:32","modified_gmt":"2021-02-15T12:05:32","slug":"insediamenti-e-coltivazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/09\/03\/insediamenti-e-coltivazioni\/","title":{"rendered":"Insediamenti e coltivazioni"},"content":{"rendered":"\n<p>A met\u00e0 degli anni \u201990, quando Laives complet\u00f2 una sostanziosa espansione edilizia e si trasform\u00f2 in citt\u00e0, l\u2019archeologo Alberti scopr\u00ec nella parte bassa del paese, denominata \u201cJauch\u201d, tra le odierne vie Kennedy, Hofer e Galizia, le tracce inequivocabili di un grande insediamento preistorico risalente all\u2019Et\u00e0 del ferro e appartenente alla cultura di \u201cFritzens-Sanzeno\u201d.<br>Si trattava di un sito probabilmente successivo a quello gi\u00e0 esplorato della \u201cReif\u201d, a suo tempo abbandonato dagli abitanti senza apparenti motivi. Forse furono attratti dalle vie di comunicazione sempre pi\u00f9 importanti per il nascente commercio tra nord e sud ai piedi del conoide o, forse, da un utilizzo pi\u00f9 sistematico dei terreni disponibili: meno ripidi, pi\u00f9 soleggiati e praticabili con i mezzi dell\u2019epoca. Non \u00e8 neppure escluso che queste \u201claite\u201d ai margini dell\u2019abitato fossero state occupate da nuovi nuclei familiari, ai quali con il tempo si aggregarono anche quelli gi\u00e0 insediati ai piedi del Montelargo.<br>Vennero cos\u00ec alla luce, oltre a una vasta area destinata a zona di culto del tipo a rogo votivo (\u201cBrandopferplatz\u201d), con un gran numero di ossa umane e animali combuste, costruzioni \u201cretiche\u201d e molti oggetti d\u2019uso quotidiano di produzione locale o, anche, d\u2019importazione, soprattutto italica.<br>La parte pi\u00f9 interessante di questo ritrovamento era rappresentata tuttavia dalle decine di muretti a secco, interrati a circa 1,5 m e allineati a una distanza di 20-60 cm l\u2019uno all\u2019altro, in modo da formare appezzamenti di 100&#215;200 metri. Queste \u201cparti\u201d di terreno (le odierne \u201cpart\u201d sono l\u00ec a due passi) furono frutto di un\u2019ampia opera di bonifica e rappresentano quasi certamente il primo esempio di coltivazione della vite in questo territorio. E con ci\u00f2 torniamo alla \u201cvocazione\u201d principale del luogo, protrattasi per oltre due millenni: il filo rosso che lega gli antichi abitanti di Laives a quelli del nostro tempo. Se oggi prevale la produzione intensiva della mela, fino a met\u00e0 del secolo scorso ogni maso aveva la propria vigna e produceva il vino per uso privato \u2013 esattamente come ai vecchi tempi. Infatti a Laives non ci sono mai state molte cantine destinate alla commercializzazione del vino come nel vicino Oltradige. Vari oggetti appartenenti a una \u00e9lite della societ\u00e0 retica \u2013 analogamente a quelle etrusche e romane \u2013 e collegabili alla produzione, alla conservazione e al consumo della preziosa bevanda, quasi tutti di ispirazione o imitazione etrusco-padana, come torchi, botti di legno, situle (secchielli) con raffigurazioni di scene conviviali, colini e attingitoi, ci parlano delle ritualit\u00e0 collegate al consumo del vino.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In foto principale: I muretti a secco<br>Copyright: Alberto Alberti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A met\u00e0 degli anni \u201990, quando Laives complet\u00f2 una sostanziosa espansione edilizia e si trasform\u00f2 in citt\u00e0, l\u2019archeologo Alberti scopr\u00ec nella parte bassa del paese, denominata \u201cJauch\u201d, tra le odierne vie Kennedy, Hofer e Galizia, le tracce inequivocabili di un grande insediamento preistorico risalente all\u2019Et\u00e0 del ferro e appartenente alla cultura di \u201cFritzens-Sanzeno\u201d.Si trattava di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":1504,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[113],"class_list":["post-1503","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-te-ricordet"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1503","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1503"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1503\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1505,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1503\/revisions\/1505"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1504"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1503"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1503"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1503"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}