{"id":15040,"date":"2026-04-16T02:30:00","date_gmt":"2026-04-16T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=15040"},"modified":"2026-04-15T15:00:23","modified_gmt":"2026-04-15T14:00:23","slug":"a-scuola-di-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/04\/16\/a-scuola-di-diritti-umani\/","title":{"rendered":"A scuola di diritti umani"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ogni anno, centinaia di ragazze e ragazzi si alzano la mattina, si mettono lo zaino in spalla e invece di andare a scuola vanno a lavorare: non per necessit\u00e0, ma per scelta, convinti che un giorno di lavoro possa trasformarsi in un gesto concreto di solidariet\u00e0 verso chi, dall\u2019altra parte del mondo, lotta ogni giorno per i propri diritti. Si chiama Operation Daywork, ed \u00e8 uno di quei progetti che, pi\u00f9 lo conosci, meno riesci a pensare ad esso come una semplice \u201cbella iniziativa\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A coordinarlo dal 2022 \u00e8 Anna Carteri, laureata in cooperazione internazionale a Trento e Pisa con un focus sui diritti umani. L\u2019abbiamo incontrata per parlare di Nepal, matrimoni precoci e protagonismo e attivismo giovanile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Operation Daywork esiste da anni, ma molti lettori non la conoscono ancora. Come la presenteresti a chi non ne ha mai sentito parlare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Diciamo sempre che \u00e8 un progetto di giovani per giovani. Il fulcro sono le ragazze e i ragazzi stessi: sono loro a prendere le decisioni importanti, a decidere i contenuti, a scegliere la direzione. Il tema centrale sono i diritti umani, e l\u2019obiettivo \u00e8 promuovere l\u2019attivismo giovanile, informare gli studenti e le studentesse delle scuole superiori su quello che succede nel mondo, fare luce sui contesti in cui quei diritti vengono violati e dare visibilit\u00e0 a chi ogni giorno si batte per difenderli.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: vogliamo sempre creare un ponte con la realt\u00e0 sudtirolese. Mostrare che, in un certo senso, tutto il mondo \u00e8 paese. Due anni fa si parlava di Honduras, di bande giovanili, e parlando di quei ragazzi ci siamo resi conto che certi meccanismi, certe dinamiche, le ritroviamo anche qui, in Alto Adige, in forme diverse. Quest\u2019anno si parla di Nepal e di matrimoni precoci, un tema che a prima vista sembra lontanissimo. Eppure, andando l\u00ec, abbiamo capito quanto ci fosse in comune: la difficolt\u00e0 di esprimere i propri sentimenti, per esempio, \u00e8 qualcosa che i ragazzi di qui riconoscono benissimo. E poi c\u2019\u00e8 la questione delle responsabilit\u00e0: l\u2019anno scorso, con il Per\u00f9, abbiamo parlato di miniere. Quelle miniere ci servono per tenere in piedi tutto il settore tecnologico, per far funzionare gli smartphone. Cosa possiamo fare noi? Magari non comprare un cellulare nuovo ogni due anni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Giornata d\u2019Azione \u00e8 il cuore del progetto: studenti e studentesse che lavorano per finanziare un\u2019organizzazione che difende i diritti umani dall\u2019altra parte del mondo. Come funziona concretamente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I ragazzi hanno la possibilit\u00e0 di scambiare un giorno di scuola con un giorno di lavoro, ovviamente con l\u2019adesione e l\u2019approvazione della scuola. Quest\u2019anno la data \u00e8 il 17 aprile. Si cercano da soli un posto di lavoro, spiegano al datore di lavoro perch\u00e9 vogliono farlo, e cos\u00ec facendo diventano automaticamente promotori del progetto: ambasciatori di una cultura della solidariet\u00e0. Ricevono una donazione di circa 50 euro a persona, sono coperti dalla scuola per gli infortuni e da noi per eventuali danni a terzi, e ricevono un contratto che vale come giustificazione per l\u2019assenza scolastica.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel tempo abbiamo costruito anche una rete di datori di lavoro disponibili, per chi non sa a chi rivolgersi. In alcuni casi diventa anche una bella esperienza pratica, un modo per conoscere un posto di lavoro che magari torner\u00e0 utile in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quest\u2019anno il Premio Diritti Umani va a Samana, in Nepal. Come avete scelto questa realt\u00e0?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni finanziavamo progetti di cooperazione allo sviluppo, poi si \u00e8 deciso di cambiare forma e di assegnare un premio: qualcosa di pi\u00f9 concreto, pi\u00f9 tangibile anche per i ragazzi. Un riconoscimento a chi si impegna per i diritti umani. Dal 2015 il vincitore viene scelto dai ragazzi delle scuole superiori che partecipano all\u2019assemblea dell\u2019organizzazione in maggio, e l\u00ec comincia l\u2019anno di Operation Daywork.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni cerchiamo di sostenere realt\u00e0 giovanili, come Samana, che lavora per sensibilizzare sui matrimoni precoci. Questo crea molta empatia: \u00e8 un atto di solidariet\u00e0 concreta tra giovani. Le organizzazioni vengono candidate, c\u2019\u00e8 una preselezione con i ragazzi stessi, si valutano i temi in base alla loro capacit\u00e0 di motivare e coinvolgere. Cerchiamo realt\u00e0 a cui il contributo dei ragazzi possa fare davvero la differenza, realt\u00e0 che altrimenti non avrebbero visibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la scelta, noi coordinatori partiamo insieme a due volontari per incontrare il vincitore di persona. Quest\u2019anno siamo andati in Nepal. Vedere con i propri occhi \u00e8 fondamentale. Al ritorno prepariamo un giornalino, gli articoli li scrivono i ragazzi stessi, e un piccolo documentario con il materiale raccolto durante il viaggio. Tra gennaio e febbraio torniamo nelle scuole a fare workshop, sempre nell\u2019ottica \u201cgiovani per giovani\u201d: l\u2019idea \u00e8 che siano i ragazzi stessi a condurli. A marzo arrivano gli ospiti: gli attivisti in visita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa cambia, in chi partecipa? C\u2019\u00e8 un momento che ti ha colpita in modo particolare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di solito chi si avvicina ha gi\u00e0 una certa sensibilit\u00e0. Ma ci sono anche ragazzi che entrano quasi per caso, attraverso un\u2019amicizia, e poi scoprono un mondo, scoprono il mondo. Li vedi crescere. Io sono qui dal 2022 e alcuni li ho seguiti dalla seconda superiore fino alla quinta: persone timide e riservate, e che poi sono entrate nelle scuole a portare la propria passione davanti a classi intere.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019anno scorso un\u2019insegnante mi ha raccontato che una ragazza, dopo il workshop, ha detto: \u201cmi ha aperto gli occhi.\u201d Le storie raccontate in prima persona cambiano tutto. I ragazzi ricevono tantissime informazioni, sono bombardati di contenuti, ma quello che rimane, che appassiona davvero, \u00e8 poco. Le storie di vita, invece, toccano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si traduce in qualcosa di concreto l\u2019educazione alla cittadinanza globale?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 semplice. L\u2019anno scorso alcuni ragazzi ci hanno detto: \u201canche qui c\u2019\u00e8 povert\u00e0, perch\u00e9 dobbiamo guardare fino in Per\u00f9?\u201d \u00c8 una domanda legittima, e va presa sul serio. Quello su cui puntiamo \u00e8 far capire le connessioni che esistono nella nostra societ\u00e0, alzare lo sguardo dall\u2019ombelico. Non si tratta di ignorare i problemi vicini, ma di capire che spesso sono gli stessi problemi, visti da angolazioni diverse. Partecipazione e responsabilit\u00e0: queste sono le parole chiave.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Viviamo in un momento in cui i neo-nazionalismi crescono e la solidariet\u00e0 internazionale fatica a trovare spazio. Come si parla di fraternit\u00e0 globale ai giovani di oggi senza sembrare fuori tempo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 una domanda che ci poniamo spesso. I ragazzi vedono tantissime cose, ma percepiscono la politica come qualcosa di lontano, di \u201calto\u201d. Quello su cui puntare \u00e8 mettersi nei panni degli altri: capire che noi siamo qui per caso, che avremmo potuto nascere altrove. E che il cambiamento parte dal basso, anche se pu\u00f2 sembrare banale dirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Nepal, quest\u2019anno, ce lo ha dimostrato in modo molto diretto. Abbiamo visto come il popolo abbia alzato la voce, come la generazione Z non si sia fermata davanti ai confini. I giovani vogliono cogliere la bellezza di fare le cose insieme. Pi\u00f9 si conosce una realt\u00e0, pi\u00f9 ci si riesce a identificare, e pi\u00f9 ci si accorge che la distanza che pensavamo ci fosse, in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8. Quello che ci accomuna \u00e8 enorme: la libert\u00e0 di decidere cosa fare, con chi stare, l\u2019accesso all\u2019acqua pulita, all\u2019aria respirabile. Non ha senso usare i confini per andare gli uni contro gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se dovessi lanciare un messaggio a chi ancora non ha aderito, cosa diresti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro slogan \u00e8 \u201cstudents can make a difference\u201d. I giovani non sono nessuno? In realt\u00e0 possono dimostrare che quello che fanno ha un valore, che devono essere presi sul serio. Rinunciare a un giorno di scuola per una causa, rimboccarsi le maniche, sapere che il proprio impegno si trasforma in un cambiamento concreto dall\u2019altra parte del mondo: questo conta. L\u2019anno scorso hanno partecipato 400 ragazzi e sono stati raccolti 20.000 euro. E non \u00e8 poco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Valente<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni anno, centinaia di ragazze e ragazzi si alzano la mattina, si mettono lo zaino in spalla e invece di andare a scuola vanno a lavorare: non per necessit\u00e0, ma per scelta, convinti che un giorno di lavoro possa trasformarsi in un gesto concreto di solidariet\u00e0 verso chi, dall\u2019altra parte del mondo, lotta ogni giorno [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":15032,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,2,5],"tags":[],"class_list":["post-15040","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bassaatesina-attualita","category-bolzano-attualita","category-merano-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15040","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=15040"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15040\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":15041,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/15040\/revisions\/15041"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15032"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15040"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=15040"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=15040"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}