{"id":15055,"date":"2026-04-16T02:00:00","date_gmt":"2026-04-16T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=15055"},"modified":"2026-04-15T15:19:25","modified_gmt":"2026-04-15T14:19:25","slug":"curon-venosta-un-paese-dalla-storia-davvero-singolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/04\/16\/curon-venosta-un-paese-dalla-storia-davvero-singolare\/","title":{"rendered":"Curon Venosta: un paese dalla storia davvero singolare"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>In cima alla Val Venosta ci aspettano due luoghi incantati ma dalla storia travagliata: il lago di Resia e il paesino di Curon Venosta. Il paesino ebbe modo di dimostrare nel corso dei secoli tenacia e resilienza, piegato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte da calamit\u00e0 naturali, malattie, aggressioni belliche, riusc\u00ec sempre a risollevarsi e a tornare ad essere il luogo ospitale per la sua popolazione coraggiosa.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1147 Curon fu nominato per la prima volta per iscritto con il toponimo latino di Curun apud lacum. Il luogo per\u00f2, era conosciuto fin dal 1140 con il termine Curum, ossia una parola di origine reto.romana,&nbsp; per cambiare poi in Curunes a partire dal 1167, Curaun a partire dal 1327 e Grawn a partire dal 1414.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fino al 15 a.C. la valle era abitata da popolazioni di origine celtica, ma a seguito della conquista e dell\u2019occupazione dell\u2019Impero Romano, essa divenne un importante via di comunicazione nord sud per le truppe e i commerci. Si trattava dell\u2019irrinunciabile Via Claudia Augusta. Tutto ci\u00f2, in et\u00e0 romana port\u00f2 subito allo stanziamento di nuove popolazioni e lingue. La strada che metteva in comunicazione la penisola italica con la Germania in epoca medievale prese il nome di Via Superiore o Via di Sveva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dalla fine del Medioevo l\u2019Alta Val Venosta fu colonizzata nuovamente da popolazioni germaniche la cui cultura divenne dominante. Nel 1140, in localit\u00e0 Muta, fu fondato un ospizio per accogliere i pellegrini e carrettieri, e una cappella dedicata a San Valentino. Intorno a questa struttura sorse pian piano l\u2019agglomerato di San Valentino alla Muta. Nel 1326 esistevano case di pescatori e gli abitanti delle Fischerh\u00f6fe di San Valentino alla Muta erano obbligati a inviare parte del loro pesce, per il valore di una decima, alla Certosa di Senales.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sar\u00e0 la peste del 1348 a devastare la popolazione, mentre una seconda ondata di morte e distruzione fu provocata dagli engadini che misero a ferro e a fuoco Curon. Il paese si risollev\u00f2 e con l\u2019andare del tempo si ingrand\u00ec fino a decidere di costruire una nuova chiesa. Nel 1521 infatti fu consacrata la chiesetta dedicata a Sant\u2019Anna. Una nuova devastazione colp\u00ec Curon nel 1771 quando l\u2019esondazione del Rio Carlino distrusse le case del paesino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1855 il lago di Curon ruppe gli argini allagando una ampia zona del territorio adiacente. Dopo la Prima guerra Mondiale, Curon prese il nome ufficiale di Corona alla Muta, mentre con l\u2019introduzione della toponomastica di regime il paesino torn\u00f2 a chiamarsi Curon diventando Comune con Resia, San Valentino alla Muta e Vallelunga.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Durante la Seconda guerra mondiale Curon fu bombardata e morirono quattro persone. Doloroso fu certamente il momento in cui, nel 1950, l\u2019antico abitato di Curon venne allagato per far posto al bacino artificiale del Lago di Resia, ottenuto unificando i due piccoli laghi alpini di Curon e di Resia ad opera della Montecatini. Tutti gli edifici furono rasi al suolo con la sola eccezione del campanile della Chiesa di Santa Caterina di Alessandria che, il 23 luglio, resistette miracolosamente ai colpi di mina che avevano raso al suolo tutte le altre case. Il paese venne ricostruito sul lato orientale della valle e la popolazione venne obbligata a trasferirvisi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ma gli shock non erano finiti: nel 1951, un autobus con 23 persone a bordo precipit\u00f2 nel Lago di Resia e solo un passeggero sopravvisse.<\/p>\n\n\n\n<p>Il campanile che emerge dalle acque o dal ghiaccio invernale \u00e8 dunque quello dell\u2019antica chiesa trecentesca che era una semplice costruzione a sala unica con soffitto ligneo. L\u2019abside ospitava l\u2019altare laterale dedicato alla santa mentre l\u2019altare maggiore era dedicato all\u2019Assunzione di Maria al cielo, poich\u00e9 nell\u2019anno della consacrazione della chiesa (1357) il Papa aveva proclamato un Anno Mariano.<\/p>\n\n\n\n<p>La posa della Prima Pietra per l\u2019attuale chiesa dedicata a Santa Caterina, ebbe luogo nel maggio del 1950. Ultimata nel dicembre del 1951, fu consacrata il 18 maggio 1954 dal vescovo Josef Gargitter. Fu progettata, come le nuove case di Graun, dall\u2019architetto Erich Pattis di Bolzano, ma \u00e8 pi\u00f9 piccola dell\u2019antica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Rosanna Pruccoli<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In cima alla Val Venosta ci aspettano due luoghi incantati ma dalla storia travagliata: il lago di Resia e il paesino di Curon Venosta. 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