{"id":1506,"date":"2020-08-20T12:05:00","date_gmt":"2020-08-20T12:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1506"},"modified":"2021-02-15T12:07:44","modified_gmt":"2021-02-15T12:07:44","slug":"le-origini-di-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/08\/20\/le-origini-di-laives\/","title":{"rendered":"Le origini di Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>A meno che non ci venga in soccorso la mitologia (come nel caso di Roma e di altre leggendarie localit\u00e0) o, in casi del tutto eccezionali, una prova documentale certa, non \u00e8 mai impresa agevole accertare l\u2019esatto momento in cui \u00e8 stata fondata una citt\u00e0. Nel caso di Laives e San Giacomo, zone frequentate da cacciatori in transito \u2013 e non solo \u2013 fin dai tempi pi\u00f9 remoti, le prime tracce di vita collettiva stabile e organizzata risalgono presumibilmente al periodo intorno al VII secolo avanti Cristo, nell\u2019Et\u00e0 del ferro. Infatti, tra il 1980 e il 1990 l\u2019archeologo Lorenzo Dal R\u00ec scopr\u00ec in localit\u00e0 Reif, ai piedi del Peterk\u00f6fele, a sua volta un antichissimo luogo di culto, 14 costruzioni \u201cretiche\u201d appartenenti a quell\u2019epoca e abbandonate alcuni secoli pi\u00f9 tardi. Si pu\u00f2 dunque affermare che \u201cl\u2019et\u00e0\u201d di Laives, intesa come nucleo abitativo, \u00e8 ormai prossima ai tre millenni. L\u2019insediamento della Reif in realt\u00e0 non si esauriva in quelle quattordici case di pietra e legno lievemente interrate \u2013 in parte rudimentali abitazioni dotate di focolare e in parte depositi o stalle \u2013 ma abbracciava sicuramente l\u2019intera striscia di territorio che dal Rio Vallarsa arriva al Monte degli ulivi, successivamente sede della nota filanda. I molti reperti rinvenuti nelle case, dagli attrezzi e utensili ai resti di cibo, ossa animali e sementi, permettono di tracciare un quadro abbastanza circostanziato della vita di quella prima comunit\u00e0 laivesotta scesa dal Montelargo, sicuramente dedita all\u2019allevamento del bestiame (bovini e ovini) e alla coltivazione di legumi e cereali (specialmente orzo). Insomma, siamo in presenza di un\u2019economia di sussistenza con attivit\u00e0 \u201ccommerciali\u201d ancora ridotte al minimo. Nei periodi seguenti altre attivit\u00e0, quali l\u2019estrazione del porfido e il commercio del legname, caratterizzeranno questo territorio. In tempi pi\u00f9 recenti si sono aggiunti la coltivazione dei bachi da seta e quella ancora oggi prevalente delle mele; ma il vero filo rosso che attraversa tutta la storia di questa terra \u00e8 sicuramente la coltivazione della vite e la produzione del vino. Il vino ha alle spalle una ricchissima storia mediorientale-mediterranea ed \u00e8 stato introdotto nella penisola, attraverso l\u2019Egeo, dagli Etruschi. Di certo non si pu\u00f2 pensare al consumo del vino come avviene oggi: si trattava di una bevanda quasi sacrale che grazie alle sue facolt\u00e0 inebrianti aveva il potere di mettere in contatto gli individui con le divinit\u00e0. Perci\u00f2 il vino era riservato prevalentemente a un\u2019\u00e9lite o a circostanze particolari. Ne parleremo la prossima volta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A meno che non ci venga in soccorso la mitologia (come nel caso di Roma e di altre leggendarie localit\u00e0) o, in casi del tutto eccezionali, una prova documentale certa, non \u00e8 mai impresa agevole accertare l\u2019esatto momento in cui \u00e8 stata fondata una citt\u00e0. 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