{"id":15067,"date":"2026-04-16T02:00:00","date_gmt":"2026-04-16T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=15067"},"modified":"2026-04-16T09:29:04","modified_gmt":"2026-04-16T08:29:04","slug":"il-filo-rosso-alpino-dal-neolitico-ai-reti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2026\/04\/16\/il-filo-rosso-alpino-dal-neolitico-ai-reti\/","title":{"rendered":"Il filo rosso alpino: dal Neolitico ai Reti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>I popoli europei portano nel loro Dna le tracce di tre grandi movimenti che hanno ridisegnato il volto del continente: i cacciatori-raccoglitori del Mesolitico; gli agricoltori provenienti dall\u2019Anatolia; e infine le genti delle steppe pontico-caspiche che, tra il III e il II millennio a.C., diffusero nuove forme di mobilit\u00e0 e, probabilmente, le lingue indoeuropee.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le comunit\u00e0 europee &#8211; noi compresi &#8211; sono il risultato di questo lungo processo di (tras)formazione. Tuttavia, non tutte le regioni evolvono allo stesso modo: in contesti particolari, come quello alpino, i cambiamenti risultano pi\u00f9 lenti e assumono forme specifiche. Il geografo Strabone, in et\u00e0 augustea, descrive gli abitanti delle Alpi come razziatori che \u201cvivono di rapina\u201d e controllavano i passi, mentre il loro territorio era \u201cdifficile<\/p>\n\n\n\n<p>da attraversare\u201d. In realt\u00e0, dietro questo (pre)giudizio si nasconde una realt\u00e0 ben pi\u00f9 antica: il controllo dei transiti alpini, con l\u2019imposizione di pedaggi, affondava le sue radici in una lunga continuit\u00e0 storica. Potremmo dunque affermare che i Reti &#8211; ultimo anello di una catena che si spezz\u00f2 sotto i colpi romani &#8211; non fossero un \u201cpopolo nuovo\u201d, ma l\u2019esito finale di una storia che affonda le sue radici nei primi agricoltori e allevatori neolitici del VI millennio a.C. e attraversa l\u2019et\u00e0 del Rame e del Bronzo? Probabilmente s\u00ec \u2014 e gli studi genetici sembrano confermare questa interpretazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nell\u2019et\u00e0 del Rame si registra una significativa mobilit\u00e0 lungo le valli dell\u2019Adige e dell\u2019Isarco (fiumi che prendono proprio allora i loro nomi), documentata, tra l\u2019altro, da statue-stele e luoghi di culto e sepoltura: dalla Lessinia al Trentino, dalla Bassa Atesina \u2014 Salorno, Laghetti di Egna, Ora e Termeno \u2014 fino a Lagundo, Laces, Silandro, Varna e Bressanone. Queste imponenti pietre parlanti testimoniano non solo una capillare rete di luoghi di culto, ma anche un sistema di percorsi ben strutturato e frequentato.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste stele antropomorfe raffigurano pugnali del tipo Remedello e altre armi come asce, alabarde e archi. Le figure incise sembrano rappresentare individui di rango elevato \u2014 forse cacciatori-guerrieri o capi con funzioni rituali \u2014 legati al controllo simbolico e materiale del territorio e al rapporto con il mondo degli antenati divinizzati.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, la \u201crudezza\u201d attribuita dalle fonti classiche alle popolazioni alpine appare come il riflesso, reinterpretato in chiave romana, di una tradizione culturale antichissima, fondata sull\u2019autonomia e sul controllo dei passaggi. Recenti studi dell\u2019Eurac confermano inoltre un quadro genetico relativamente omogeneo, con una marcata componente di ascendenza anatolica. Anche \u00d6tzi rientra in questo contesto: non \u201csardo\u201d o \u201cturco\u201d, ma portatore di caratteristiche diffuse in quelle popolazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 in questo quadro che si collocano i Reti. A differenza dei coevi Galli padani e Venetici, essi opposero una resistenza pi\u00f9 tenace all\u2019avanzata romana, conservando la loro lingua non indoeuropea \u2014 caso raro, come per Baschi ed Etruschi. Durante l\u2019et\u00e0 del Ferro, o cultura di Fritzens-Sanzeno, sopravvisse cos\u00ec una tradizione culturale antichissima, collegata alle precedenti culture di Luco-Meluno e, pi\u00f9 in generale, alle dinamiche dell\u2019et\u00e0 del Rame e del Bronzo, capace di resistere per secoli all\u2019espansione del mondo mediterraneo e del suo \u201cway of life\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo equilibrio entr\u00f2 definitivamente in crisi quando Roma decise di trasformare le Alpi da barriera naturale a corridoio strategico. Giulio Cesare effettu\u00f2 primi interventi nelle aree periferiche del mondo retico, che interessarono anche Trento e la Bassa Atesina; poi Augusto affid\u00f2 la sottomissione dell\u2019arco alpino centro-orientale ai suoi pi\u00f9 fidati e valorosi collaboratori, Druso e Tiberio (figli di primo letto della moglie).<\/p>\n\n\n\n<p>In una sola estate, tra il 16 e il 15 a.C., venne portato a compimento Il grande progetto soprattutto in funzione delle campagne germaniche e della fondazione di citt\u00e0 come Augusta Treverorum (Trier), Mogontiacum (Mainz), Castra Regina (Regensburg) e Augusta Vindelicorum (Augsburg).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I popoli europei portano nel loro Dna le tracce di tre grandi movimenti che hanno ridisegnato il volto del continente: i cacciatori-raccoglitori del Mesolitico; gli agricoltori provenienti dall\u2019Anatolia; e infine le genti delle steppe pontico-caspiche che, tra il III e il II millennio a.C., diffusero nuove forme di mobilit\u00e0 e, probabilmente, le lingue indoeuropee. 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