{"id":1512,"date":"2020-07-02T13:52:00","date_gmt":"2020-07-02T13:52:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1512"},"modified":"2021-02-15T13:59:07","modified_gmt":"2021-02-15T13:59:07","slug":"metti-su-da-lavar-zo-modi-di-dire-tipici-del-laivesot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/07\/02\/metti-su-da-lavar-zo-modi-di-dire-tipici-del-laivesot\/","title":{"rendered":"\u201cMetti su da lavar zo\u201d: modi di dire tipici del laivesot"},"content":{"rendered":"\n<p>Le lingue, si sa, non rappresentano solo un elenco di parole ma, quasi sempre, una testimonianza \u201cdinamica\u201d della presenza e degli incontri di genti. Parole a volte insospettabili sono messaggere di elementi culturali assai stratificati che vanno \u201cletti\u201d come altri reperti di epoche passate.<br>Per quanto riguarda la nostra terra, votata all\u2019andirivieni di persone e cose e inserita in un contesto linguistico che dalla Baviera raggiunge le pianure veneto-lombarde, si pu\u00f2 dire che molto \u2013 ma non tutto \u2013 parte dal latino: non tutto perch\u00e9 sono assai significative, anche se numericamente scarse, le tracce delle cosiddette lingue pre-romane. Tra queste, il \u201cretico\u201d, imparentato con il pi\u00f9 nobile etrusco, di cui a partire dal VII secolo a.C. utilizzava l\u2019alfabeto, traspare ancora in decine di misteriosi toponimi locali. Accanto a questo idioma sappiamo della presenza del veneto antico e del celtico. Se il latino \u00e8 stato capace, nei suoi cinque secoli di presenza, di assimilare queste lingue, fu l\u2019arrivo di Goti e Longobardi a dare avvio alla lenta formazione, nella bocca delle persone, di un linguaggio \u201cmisto\u201d, dove accanto alla lingua pura degli eruditi venne a codificarsi l\u2019idioma multilinguistico definito \u201cvolgare\u201d. Qualche traccia possiamo ancora trovarla nella caratteristica parlata \u201cladina\u201d ora confinata in poche valli ma fino all\u2019anno 1000 estesa su gran parte del nostro territorio. Dal medioevo in poi il latino volgare \u00e8 stato fortemente contaminato dalle parlate delle popolazioni \u201cbarbariche\u201d scese dal Brennero: dopo Goti e Longobardi, furono soprattutto i Baiuvari a imporsi per molti secoli. Scambi pi\u00f9 o meno evidenti di vocaboli, prestiti, corruzioni a volte fantastiche sono il risultato di questi incroci secolari. Ma qui non vogliamo soffermarci su questa o quella parola stramba bens\u00ec su alcune espressioni verbali composte, sconosciute all\u2019italiano e presenti nel dialetto. Partiamo da un classico: \u201cmetter su da lavar zo\u201d (rigovernare i piatti), dal germanico \u201cab-sp\u00fclen\u201de \u201cauf-stellen\u201d. Poi \u201ctajar zo\u201d e \u201ctajar su\u201d, con le stesse radici: \u201cab-schneiden\u201d e \u201cauf-schneiden\u201d. \u201cSvoidar fora\u201d (svuotare) ricorda \u201caus-leeren. Espressioni come \u201c\u2019nar fora\u201d e \u201cvame for dai pei\u201d, (uscire e togliti di mezzo), corrispondono a \u201caus-gehen\u201d. Anche \u201cdar fora\u201d (distribuire o spendere) si rispecchia nel tedesco \u201caus-geben\u201d. Il contrario, \u201cdar endrio\u201d, (restituire) deriva da \u201czur\u00fcck-geben, \u201csentarse zo\u201d (sedersi) da \u201csich nieder-setzen\u201d. \u201cLevar su\u201d (alzarsi) corrisponde a \u201cauf-stehen, \u201cnar zo, nar su\u201d (scendere, salire) a \u201chinunter-gehen e hinauf-gehen\u201d. Ultimo esempio: \u201crider fora\u201d (deridere), chiaramente ispirato ad \u201caus-lachen\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In foto principale: Un&#8217;inscrizione retica. Oltre al retico sono molte le lingue che hanno contribuito allo sviluppo del dialetto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le lingue, si sa, non rappresentano solo un elenco di parole ma, quasi sempre, una testimonianza \u201cdinamica\u201d della presenza e degli incontri di genti. 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