{"id":1518,"date":"2020-06-04T13:59:00","date_gmt":"2020-06-04T13:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1518"},"modified":"2021-02-15T14:03:00","modified_gmt":"2021-02-15T14:03:00","slug":"26-gennaio-1934-una-giornata-a-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/06\/04\/26-gennaio-1934-una-giornata-a-laives\/","title":{"rendered":"26 gennaio 1934: una giornata a Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>Un\u2019epoca che per evidenti motivi ha segnato fortemente l\u2019Alto Adige \u00e8 quella del ventennio mussoliniano. Accanto al radicale cambio di indirizzo politico e amministrativo, anche in ambito economico e sociale i cambiamenti sono stati profondi e sconvolgenti. Basti pensare, per fare un solo esempio, alla proibizione della scuola tedesca e dell\u2019uso di quella lingua in tutti gli ambiti pubblici introdotto gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni venti.<br>Tuttavia in questa sede non ci occupiamo degli aspetti ampiamente risaputi di quel periodo ma soltanto di una notizia curiosa apparsa sulla stampa dell\u2019epoca. Prendiamo infatti spunto da un articoletto comparso sul quotidiano di ispirazione fascista \u201cAlpenzeitung\u201d. A pagina 5, nella rubrica \u201cAus Bolzano Stadt und Land\u201d (da Bolzano citt\u00e0 e circondario), con il testo in tedesco ma tutti i nomi rigorosamente in italiano, spicca un articoletto che ci restituisce un quadro abbastanza fedele di quella che era la Laives dell\u2019epoca. Nel pezzo si parla di un \u201cRapport des Fascio von Laives\u201d, insomma della relazione annuale sull\u2019attivit\u00e0 del fascio locale. Scrive il cronista: \u201cIeri sera presso il dopolavoro ben adornato ha avuto luogo l\u2019assemblea del fascio di Laives alla presenza del segretario federale Bellini, dell\u2019ispettore di zona Maculan e del podest\u00e0 Barone Altenburger.\u201d Insomma, le massime autorit\u00e0 locali. Nel proseguire il cronista, riportando il discorso del segretario, ci d\u00e0 delle informazioni sulle condizioni socio-economiche del paese: \u201cIl segretario politico ha quindi illustrato lo stato nei campi, nelle numerose cave (importante ramo industriale del luogo), nella pubblica amministrazione (il bilancio comunale si \u00e8 chiuso con un attivo di 30.000 lire), nei lavori pubblici (mezzo milione \u00e8 stato speso per la scuola di S. Giacomo) e, anche, della grave disoccupazione. Ha infine esposto i desideri espressi dalla popolazione relativi ai prezzi (troppo alti) del biglietto del tram e del pagamento (sempre in ritardo) degli acconti ai produttori agricoli.\u201d In particolar modo la disoccupazione di settanta persone e le misure a sostegno dei poveri sono state diffusamente trattate dall\u2019oratore, come narrato dal cronista che riporta un altro dato interessante: \u201cI soci del fascio sono passati dai 26 del 1932 ai 144 dell\u2019anno successivo, i balilla da 45 a 181, le piccole italiane da 70 a 210\u201d. Insomma, dopo un decennio, il fascismo aveva decisamente preso piede anche a Laives.<\/p>\n\n\n\n<p><em>In foto principale: foto di gruppo a Laives negli anni Trenta<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019epoca che per evidenti motivi ha segnato fortemente l\u2019Alto Adige \u00e8 quella del ventennio mussoliniano. 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