{"id":1521,"date":"2020-05-21T14:03:00","date_gmt":"2020-05-21T14:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1521"},"modified":"2021-02-15T14:05:33","modified_gmt":"2021-02-15T14:05:33","slug":"da-saturno-a-santantonio-larea-sacra-di-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/05\/21\/da-saturno-a-santantonio-larea-sacra-di-laives\/","title":{"rendered":"Da Saturno a Sant\u2019Antonio, l\u2019area sacra di Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>Punto centrale di Laives, cuore della citt\u00e0, \u00e8 indubbiamente la chiesa dedicata a Sant\u2019Antonio Abate. Questo ampio e luminoso spazio sembra essere stato collocato da sempre in un\u2019area sacra, accanto agli antichi luoghi di culto posti sul Gampnerknott (\u201ccrozet\u201d), sul Peterk\u00f6fele e in cima al Montelargo. Nella zona solo in epoche recenti si sono poi aggiunti edifici pubblici di varia natura, dal municipio alle scuole.<br>Ma come ottennero quel nome la chiesa e lo stesso \u201cquartiere\u201d centrale? Intorno all\u2019anno 1000 si diffuse in Europa il culto di questo santo e le sue reliquie furono portate in Francia a La-Motte-au-Bois. Non \u00e8 dunque azzardato supporre che solo dopo quel momento il sito di Laives, denominato \u201cSt. Anton Abt\u201d, avesse acquisito quel nome.<br>La testimonianza medievale del Vescovo di Trento che parla di \u201ccapella in honorem sancti Antoni confessoris antiquitis constructa\u201d circoscrive ulteriormente l\u2019intervallo di tempo da prendere in considerazione. &#8220;Antiquitis\u201d non pu\u00f2 che riferirsi a tempi remotissimi, che per un alto prelato tardo-medievale possono ragionevolmente considerarsi gli albori del proprio tempo ossia la parte terminale dell&#8217;Alto Medioevo.<br>Ci\u00f2 appare convincente anche perch\u00e9 il Cristianesimo tard\u00f2 a diffondersi nelle valli alpine anche a causa del dominio bavarese (fino al 788) su gran parte del territorio tirolese, Bolzano e Laives comprese. La scarsit\u00e0 di edifici di culto paleocristiani rinvenuti \u00e8 abbastanza eloquente: dalle nostre parti \u00e8 nota solamente la basilica di S. Pietro presso Castelvecchio\/Caldaro, risalente al V secolo. \u00c8 dunque solo in epoca carolingia o postcarolingia che si pu\u00f2 ipotizzare l&#8217;introduzione del toponimo \u201cSt. Anton\u201d.<br>Scrive lo studioso Imbrighi: \u201cTutti i toponimi preceduti dal titolo Sant- o Santo spesso hanno sostituito quelli di origine pi\u00f9 antica.\u201d In effetti, appare probabile che prima di quella \u201ccappella\u201d (un edificio molto piccolo per un abitato di qualche decina di case) il luogo fosse consacrato a una divinit\u00e0 pagana, posto che \u00e8 difficile pensare che i (pochi) Romani e post-Romani insediati sul nostro territorio (specialmente in Galizia e Sottomonte) non praticassero alcun culto. E poich\u00e9 l&#8217;agricoltura era il perno di quel mondo, si pu\u00f2 senz&#8217;altro dedurre che un tempio (piccolo e di legno) dedicato a Saturno esistesse in quel posto da tempo immemorabile. Non si dimentichi che il culto di Saturno era diffusissimo nella Valle dell&#8217;Adige e lo stesso S. Vigilio sub\u00ec il proprio martirio a colpi di \u201csgalmere\u201d, degli zoccoli di legno, in Val Rendena per aver gettato nel fiume Sarca una statua proprio di questa divinit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Punto centrale di Laives, cuore della citt\u00e0, \u00e8 indubbiamente la chiesa dedicata a Sant\u2019Antonio Abate. Questo ampio e luminoso spazio sembra essere stato collocato da sempre in un\u2019area sacra, accanto agli antichi luoghi di culto posti sul Gampnerknott (\u201ccrozet\u201d), sul Peterk\u00f6fele e in cima al Montelargo. 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