{"id":1533,"date":"2020-03-12T14:14:00","date_gmt":"2020-03-12T14:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1533"},"modified":"2021-02-15T14:15:19","modified_gmt":"2021-02-15T14:15:19","slug":"vadena-il-porto-antico-sul-fiume-adige","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/03\/12\/vadena-il-porto-antico-sul-fiume-adige\/","title":{"rendered":"Vadena, il porto antico sul fiume Adige"},"content":{"rendered":"\n<p>Per molti secoli, dal 1000 a.C. in poi, la localit\u00e0 principale della valle tra Bolzano e Salorno fu un paese oggi poco appariscente, Vadena, come testimoniano diversi reperti rinvenuti negli ultimi secoli. A met\u00e0 Ottocento alcuni contadini scoprirono a Stadio degli antichi manufatti in bronzo, ferro e ceramica (spilloni, fibule, rasoi, asce, gioielli, monete, doni votivi, vasi ecc.) e, soprattutto, una grande lapide in porfido con una misteriosa iscrizione retica, che, forse, significa \u201cqui mor\u00ec Vitamu il tal giorno\u2026\u201d. I ritrovamenti attirarono l\u2019attenzione della contessa Teresa von Thun, proprietaria dei terreni, che condusse due campagne di scavo (1854-55) affidandole a don Cipriano Pescosta, cappellano di Castel Bragher in Val di Non, che annot\u00f2 le osservazioni in una sorta di diario di scavo illustrato.<br>Circa mezzo chilometro a nord di Stadio e sulla piccola collina che si erge fra l\u2019Adige e le falde del Mitterberg, si ritrov\u00f2 un\u2019estesa necropoli con un elevato numero di sepolture (a oggi quelle registrate sono oltre 150) riferibili a un lasso di tempo di oltre mille anni, dalla fine dell\u2019et\u00e0 del bronzo fino alla caduta dell\u2019Impero romano d\u2019occidente nel 476 d.C. Le tombe e i reperti provano senza ombra di dubbio che il sito ai piedi del Monte di Mezzo e sull\u2019argine del fiume Adige fu abitato per tutto quel lunghissimo periodo e che il villaggio a cui apparteneva una necropoli di quelle dimensioni doveva essere stato assai popolato e di notevole importanza. Oggi, ritrovate le tracce dell\u2019insediamento, \u00e8 chiaro che la rilevanza del luogo risiede soprattutto nel fatto che a Vadena (secondo lo studioso di etnologia retica Ludwig Steub il nome non deriverebbe dal latino Vadum, passaggio sul fiume, ma dal retico Fethanei, Vatina, Vatuna, ossia \u201cterra mia\u201d) si trovava il pi\u00f9 grande porto sul fiume Adige \u2013 che in epoca medievale fu poi spostato verso Bronzolo &#8211; e quindi un fiorente emporio commerciale in cui convergevano, da nord e da sud, uomini e merci. Dalle Prealpi bavaresi alle terre degli Etruschi e dei Veneti, con cui i Reti condividevano anche l\u2019alfabeto, la principale via di collegamento era il fiume Adige, navigabile per le grosse imbarcazioni proprio dall\u2019altezza di Vadena. Dal porto di Vadena partivano verso sud le navi cariche di metalli (soprattutto il ferro per fabbricare le armi e gli utensili per l\u2019agricoltura) e manufatti artigianali e dal Veneto arrivava il vino per i Celti di Germania. Probabilmente il luogo raggiunse il massimo splendore nell\u2019et\u00e0 del ferro e poco prima dell\u2019invasione romana di Druso nel 15 a.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per molti secoli, dal 1000 a.C. in poi, la localit\u00e0 principale della valle tra Bolzano e Salorno fu un paese oggi poco appariscente, Vadena, come testimoniano diversi reperti rinvenuti negli ultimi secoli. 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