{"id":1536,"date":"2020-02-27T14:47:00","date_gmt":"2020-02-27T14:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1536"},"modified":"2021-02-15T14:49:31","modified_gmt":"2021-02-15T14:49:31","slug":"il-paesaggio-della-valle-delladige-nellantichita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/02\/27\/il-paesaggio-della-valle-delladige-nellantichita\/","title":{"rendered":"Il paesaggio della valle dell\u2019Adige nell\u2019antichit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>La valle dell\u2019Adige, nel suo splendore odierno, \u00e8 il frutto dell\u2019instancabile opera di chi l\u2019ha abitata nel corso dei millenni. Dal mesolitico in poi, sia i rilievi sia il fondovalle sono stati gradualmente adattati alle necessit\u00e0 legate alla produzione del cibo, dal bisogno di proteggere gli insediamenti, dai collegamenti e dagli scambi commerciali tra nord e sud. Perci\u00f2 il paesaggio \u00e8 un\u2019autentica pagina di storia scritta sulla superficie terrestre. Parliamo ovviamente del cosiddetto paesaggio antropizzato, modellato, anche solo in parte, dalla mano dell\u2019uomo. Infatti, se per millenni le comunit\u00e0 di cacciatori (semi-) nomadi si limitavano a insediarsi temporaneamente nelle aree meglio esposte (come, per rimanere in zona, le terrazze di San Giacomo presso Laives, Castel Firmiano o Castelfeder), l\u2019introduzione sistematica dell\u2019agricoltura, con la coltivazione di cereali e l\u2019allevamento di bestiame, ha comportato la necessit\u00e0 di \u201ccreare\u201d con il sudore della fronte un paesaggio sempre pi\u00f9 \u201cutile\u201d a queste attivit\u00e0. Nell\u2019epoca successiva all\u2019ultima glaciazione, infatti, la portata dell\u2019Adige era di molto superiore a quella attuale e vi era un tempo in cui a Ponte Adige si divideva in due enormi bracci che si riunivano nelle paludi tra Termeno e Egna. Il lago di Caldaro \u00e8 l\u2019ultima traccia visibile di questo periodo.<br>Nella valle dell\u2019Adige, tra l\u2019ampia piana di Bolzano a lungo dominata e resa impraticabile da tre fiumi e la paludosa Bassa Atesina, le comunit\u00e0 determinate a sfruttare comunque i terreni a fini agricoli si sono trovate di fronte al non semplice compito di \u201carginare\u201d il pi\u00f9 possibile il corso del fiume.Da secoli l&#8217;Adige irrompeva liberamente nella valle e distruggeva precari abitati e coltivazioni. Se inizialmente erano gli uomini a spostarsi tra i mille isolotti emersi nei meandri del fiume, o a cercare riparo sui terrazzamenti naturali a media altezza (come il Monte di Mezzo e il Montelargo), la nascita di villaggi sempre pi\u00f9 grandi, con luoghi di culto e necropoli, ha infatti costretto gli uomini a \u201cbonificare\u201d, nei limiti del possibile, la natura selvaggia del fiume con fossati e argini. Questo processo, protrattosi per molti secoli, ha permesso l\u2019insediamento stabile in diversi centri abitati sui due lati della valle. Nella prima et\u00e0 del ferro questo processo \u00e8 culminato nella nascita di un centro capace di dominare l\u2019economia della vallata grazie alla sua posizione privilegiata e coraggiosa sull\u2019argine del fiume: Vadena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La valle dell\u2019Adige, nel suo splendore odierno, \u00e8 il frutto dell\u2019instancabile opera di chi l\u2019ha abitata nel corso dei millenni. 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