{"id":1573,"date":"2020-06-18T15:29:00","date_gmt":"2020-06-18T15:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1573"},"modified":"2021-02-15T15:36:04","modified_gmt":"2021-02-15T15:36:04","slug":"in-bilico-tra-tastiere-e-cursori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/06\/18\/in-bilico-tra-tastiere-e-cursori\/","title":{"rendered":"In bilico tra tastiere e cursori"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Emigrato da una ventina d\u2019anni in Svizzera, Francesco Mattuzzi \u00e8 uno di quei personaggi del panorama musicale locale che hanno sempre abbinato la passione per la musica suonata a quella per la registrazione e la riproduzione dei suoni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A tal riguardo ci racconta: \u201cSi tratta in realt\u00e0 di aver legato due passioni che ho avuto da sempre. I miei genitori mi hanno portato, probabilmente quando avevo tre anni, ad ascoltare una signora che suonava il pianoforte e da quel momento ho cominciato ad appassionarmi alla musica e a studiare pianoforte. Pi\u00f9 tardi, credo ai tempi della scuola media, ho cominciato a interessarmi in generale ai computer e da l\u00ec il passo \u00e8 stato breve: usare un computer per registrare la musica che si faceva all\u2019epoca con le varie band e gli amici.\u201d<br>Prima di trasferirsi in Confederazione Elvetica ha suonato in molte formazioni altoatesine, da quelle scolastiche che sono state la sua palestra alla Westbound, fino alla lunga collaborazione con George McAnthony: \u00e8 opera di Francesco il lavoro di regia, produzione artistica e arrangiamento in \u201cDust Off My Boots\u201d, l\u2019ultimo e indubbiamente miglior lavoro del countryman di Appiano, inciso a Nashville nel 2010.<br>\u201cGeorge \u2013 ricorda oggi Mattuzzi \u2013 era una persona veramente speciale, capace di una grande umanit\u00e0 e generosit\u00e0, ma allo stesso tempo molto dedito e concentrato quando si trattava di realizzare prodotti musicali e di organizzarsi per i concerti. Io gli sar\u00f2 per sempre grato di avermi dato la possibilit\u00e0 di crescere come persona e come tecnico durante tutte le produzioni che abbiamo fatto assieme. Quando si lavora in studio da qualche anno come fonico, si impara ben presto che la qualit\u00e0 sonora di una registrazione \u00e8 dettata in gran parte dalla qualit\u00e0 dei musicisti. Naturalmente ci sono regole da seguire per ottenere un buon prodotto, ma avere dei musicisti come quelli che hanno realizzato il disco di George a Nashville \u00e8 il sogno di ogni fonico, perch\u00e9 se la sorgente \u00e8 di alta qualit\u00e0, il fonico deve solo alzare i fader e il brano funziona come per magia. Ricordo che George e io ci siamo incontrati con John Nicholson, il tecnico incaricato delle registrazioni, qualche giorno prima dell\u2019inizio delle sessioni per discutere un piano d\u2019azione. George era ovviamente un po\u2019 nervoso e John lo ha calmato con un frase che mi \u00e8 rimasta particolarmente impressa. Lui disse: \u2018Con dei musicisti come questi non vedo proprio cosa potrebbe andare storto.\u2019 Certo, poi c\u2019\u00e8 stato anche molto lavoro di produzione, editing e mixing da parte mia, ma l\u2019atmosfera che si creava durante quelle sessioni a Nashville non l\u2019ho pi\u00f9 rivissuta in altre produzioni e credo che questo sia ci\u00f2 che, in fin dei conti, il pubblico poi riconosce come qualit\u00e0 di un prodotto quando lo ascolta.\u201d<br>In Svizzera il nostro conterraneo \u2013 che suona attualmente con la band Alpmannstreu, in cui la sua compagna \u00e8 cantante e compositrice, proponendo un genere che viaggia tra il folk\/pop e il rock, cantato in tedesco svizzero e quindi indirizzato principalmente a un pubblico del posto \u2013 ha lavorato per tredici anni presso SEC, una ditta che si occupa di installazioni di studi di registrazione, imparando moltissimo sull\u2019ambito delle produzioni e registrazione musicali. In seguito \u00e8 passato alla Studer, famosa principalmente per i registratori analogici a nastro molto in uso negli studi di registrazione di tutto il mondo prima dell\u2019era digitale, dove si occupava di supporto e installazione dei banchi digitali per regie radio. Al momento lavora come project manager specializzato nella realizzazione della parte video (matrici video, interfacciamenti, trasmissione digitale su reti) presso SLG Broadcast. Interrogato riguardo al fatto se per essere un buon fonico sia necessario possedere un certo dono naturale, ci risponde: \u201c\u00c8 una domanda interessante, che viene posta troppo poco. Quando lavoravo per SEC abbiamo spesso organizzato delle settimane, dove abbiamo ospitato in studio degli studenti fonici, simulando sessioni di registrazione con vere band. Abbiamo notato che le tecniche di ripresa audio e la capacit\u00e0 di usare il software di registrazione sono qualit\u00e0 che si imparano facilmente. Anche il cosiddetto \u2018ear-training\u2019, ovvero la capacit\u00e0 di ascoltare e affinare l\u2019orecchio si pu\u00f2 imparare, se si ha un minimo di musicalit\u00e0. Dove gli studenti erano sempre completamente spiazzati, erano le qualit\u00e0 umane che vanno messe in campo quando si ha a che fare con musicisti in studio. Ritengo che una persona che studia come fonico avrebbe bisogno di una formazione anche in ambiti come la psicologia e la gestione dello stress. Per ottenere dei buoni risultati, \u00e8 fondamentale capire le personalit\u00e0 dei musicisti e metterli a proprio agio in studio, per\u00f2 non sono sicuro se questa sia una dote innata o che si pu\u00f2 invece imparare.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em><strong>Autore: Paolo Crazy Carnevale \u2013 musicofilo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emigrato da una ventina d\u2019anni in Svizzera, Francesco Mattuzzi \u00e8 uno di quei personaggi del panorama musicale locale che hanno sempre abbinato la passione per la musica suonata a quella per la registrazione e la riproduzione dei suoni. 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