{"id":1582,"date":"2020-05-07T15:42:00","date_gmt":"2020-05-07T15:42:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=1582"},"modified":"2021-02-15T15:44:37","modified_gmt":"2021-02-15T15:44:37","slug":"otho-mollis-il-prog-rock-nella-bolzano-degli-anni-settanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2020\/05\/07\/otho-mollis-il-prog-rock-nella-bolzano-degli-anni-settanta\/","title":{"rendered":"Otho Mollis: il prog rock nella Bolzano degli anni settanta"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Quarantacinque anni fa tra le formazioni maggiormente attive sul territorio bolzanino (ma con incursioni anche nel vicino Trentino) c\u2019erano gli Otho Mollis, un gruppo costituito dall\u2019organista Giorgio Del Sante, il batterista Paolo Turetta e i giovanissimi Giorgio Mezzalira al basso e Franco Cond\u00e8 alla chitarra.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La scena musicale bolzanina degli anni settanta si differenziava parecchio da quella del decennio precedente. Nel ricordo di molti protagonisti dei sixties il servizio militare era stato una sorta di spartiacque, molti sostengono che al loro ritorno dalla naja la scena fosse per cos\u00ec dire svanita. In realt\u00e0, dei vecchi protagonisti, qualcuno aveva messo su famiglia e poi c\u2019era stato l\u2019avvento dei DJ che avevano letteralmente sostituito i complessi nei locali di ritrovo, riducendo notevolmente la possibilit\u00e0 per questi di esibirsi in pubblico. I giovani bolzanini non avevano per\u00f2 smesso di fare musica, erano solo cambiate le modalit\u00e0: allora, quelle che oggi chiameremmo band cominciarono a dedicarsi alla composizione ed esecuzione di repertori originali e i concerti non erano pi\u00f9 basati sulla musica da ballare, ma sul fatto di poterla ascoltare. Tra le formazioni maggiormente attive sul territorio cittadino (ma con incursioni anche nel vicino Trentino) c\u2019erano gli Otho Mollis, gruppo dal curioso nome, suggerito dall\u2019organista Giorgio Del Sante, pi\u00f9 per la sua originalit\u00e0 e stranezza che per un riferimento all\u2019imperatore romano Otone, detto \u201cil Molle\u201d. Con Del Sante c\u2019erano il batterista Paolo Turetta (che gi\u00e0 aveva militato nei Cormorani e ne fa parte tutt\u2019oggi) e i giovanissimi Giorgio Mezzalira al basso e Franco Cond\u00e9 alla chitarra (in futuro entrambi coinvolti in gruppi fondamentali della scena). \u201cAbbiamo cominciato suonare insieme \u2013 ricorda oggi Mezzalira \u2013 tra il 1973 e il 1974, la nostra sala prove era nei locali di una segheria della zona industriale che oggi non esiste pi\u00f9 e che si trovava pi\u00f9 o meno di fronte all\u2019attuale Twenty. Un posto d\u2019oro perch\u00e9 si potevano tenere i volumi a canna. Testi e musica li scrivevo io ma poi in sede di arrangiamento lavoravamo tutti e ne uscivano sempre gran belle idee compositive. Suonavamo musica prog, un genere allora in piena fioritura. Oltre ai brani nostri, a volte, inserivamo nei concerti anche cover dei Santana come \u2018Evil Ways\u2019, \u2018Samba pa ti\u2019, \u2018Soul Sacrifice\u2019\u2026 Ricordo che Franco Cond\u00e8 si era comprato la Gibson Les Paul De Luxe e si era imparato alla perfezione tutte le parti di Carlos Santana. Era un piacere suonare quei brani.\u201d C\u2019era poi un quasi quinto membro aggiunto, l\u2019amico Fabrizio Dall\u2019Oca, appassionato di musica che seguiva gli Otho Mollis, oltre che in sala prove, anche ovunque andassero a suonare. Lui s\u2019intendeva un po\u2019 di amplificazione e cos\u00ec divenne il tecnico del gruppo, districandosi tra cavi, impianto voci e strumenti; in qualche occasione poteva poi capitare che al gruppo si aggiungesse come seconda chitarra Roberto Banaletti (come risulta anche dalla foto del San Silvestro 1976). \u201cNella prima met\u00e0 degli anni Settanta \u2013 prosegue a raccontare Giorgio Mezzalira \u2013 c\u2019era una scena musicale abbastanza ricca a Bolzano e dintorni, la musica era un momento di aggregazione formidabile e ti capitava di fare session con un sacco di persone che suonavano, fosse anche solo i bonghetti appena comprati. Di conseguenza si moltiplicavano le formazioni. Se escludiamo i mega concerti al vecchio palaghiaccio e le marchette che si facevano ai veglioni per raccattare qualche soldino suonando nelle sale da ballo o negli hotel della Gardena e della Badia i classici della musica in voga, l\u2019offerta dei concerti in quei primissimi anni Settanta non era cos\u00ec ricca. Difficilmente trovavi l\u2019associazione o la persona che organizzava il concerto a te, giovane e acerbo musicista.\u201d<br>Ma gli Otho Mollis non erano certo tipi da farsi spaventare e si fecero anche promotori di eventi autogestiti in cui proporre la propria musica, in barba alle difficolt\u00e0 burocratiche e tecniche: quello che importava era la musica, il feeling che gravava attorno alla possibilit\u00e0 di ritrovarsi a suonare insieme, fosse a casa di qualcuno, sui prati, nei locali di una parrocchia, nelle sale prove, dovunque ci fosse una scusa per sfoderare la chitarra o le percussioni. Era del tutto naturale lanciarsi in lunghi brani strumentali, improvvisando e crescendo insieme.<br>\u201cAbbiamo suonato nei teatri \u2013 conclude Giorgio \u2013 nelle sale civiche, nelle palestre, in concerti all\u2019aperto, ma come si diceva anche in locali che facevano musica live. Ricordo a quest\u2019ultimo proposito che in un famoso locale di Predazzo, di cui ora mi sfugge il nome, aprimmo per i Jet, i futuri Matia Bazar.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em><strong>Autore: Paolo Crazy Carnevale \u2013 musicofilo<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quarantacinque anni fa tra le formazioni maggiormente attive sul territorio bolzanino (ma con incursioni anche nel vicino Trentino) c\u2019erano gli Otho Mollis, un gruppo costituito dall\u2019organista Giorgio Del Sante, il batterista Paolo Turetta e i giovanissimi Giorgio Mezzalira al basso e Franco Cond\u00e8 alla chitarra. 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