{"id":2037,"date":"2021-03-11T01:00:00","date_gmt":"2021-03-11T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=2037"},"modified":"2021-03-11T07:17:46","modified_gmt":"2021-03-11T07:17:46","slug":"san-giacomo-dal-neolitico-a-cinte-e-unterau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/03\/11\/san-giacomo-dal-neolitico-a-cinte-e-unterau\/","title":{"rendered":"San Giacomo: dal neolitico a Cinte e Unterau"},"content":{"rendered":"\n<p>Si sa che i servi di due padroni rischiano di morire di fame. Questo, forse, vale anche per i paesi. Non che S. Giacomo vada intesso come un paese \u201cservo\u201d ma, indubbiamente, siamo in presenza di una localit\u00e0 da molto tempo divisa tra due comuni. La causa di questo suo destino \u201cbipolare\u201d risiede proprio nel suo nome: in der Au o Unterau e, prima ancora, in der Schinte o Shint, da un originario, romanico Cinte (luogo \u201ccinctum\u201d, circondato da mura). Comunque, fino all\u2019XIX secolo qui non esisteva che uno sparuto pugno di masi sparpagliati tra le anse del fiume Isarco che, oltretutto, ne insidiava l\u2019esistenza correndo dritto verso il paese e ricongiungendosi all\u2019Adige notevolmente pi\u00f9 a sud di oggi.<br>Abbiamo detto \u201cin der Au\u201d: gi\u00e0, quello che interessava entrambi i comuni era proprio la distesa selvaggia di pascoli ubicati tra l\u2019odierno Agruzzo e il Vurza. I bolzanini ne avevano assoluto bisogno per i loro animali, i laivesotti li rivendicavano per ragioni storiche. Alla fine, tra il XVIII e il XIX secolo fu decisa un\u2019equa divisione del territorio: che alla fine accontent\u00f2 tutti tranne, forse, gli abitanti di S. Giacomo.<br>Al di l\u00e0 di questo, vorremmo ricordare che proprio qui, sull\u2019altura della vecchia e preziosa chiesa di S. Giacomo (il vecchio), ai cui piedi in epoche successive si stabilirono anche Romani e Longobardi, su un terreno dell\u2019odierno Putzerhof sono stati rivenuti i resti di un antichissimo insediamento del mesolitico finale e del neolitico iniziale.\u00a0<br>A quell\u2019epoca, la conca bolzanina \u00e8 un deserto paludoso dominato da tre fiumi, qui sotto si trovano tre laghetti e il bosco scende a coprire buona parte del territorio. In lontananza non si vedono altri insediamenti: bench\u00e9 forse qualcosa ci sia a Castel Firmiano, sul Guncina e, dall\u2019altra parte, nella zona sopra Settequerce.\u00a0<br>Ma da dove venivano questi cacciatori-raccoglitori? Che ci facevano qui? I reperti ritrovati, soprattutto frammenti di ceramica rosso-brunastra e frammenti di selce (punte di lance o frecce) insieme ad altri minuscoli utensili fanno pensare, per l\u2019appunto, a un punto di riparo\/riposo abbastanza stabile e rimasto attivo per molto tempo, forse addirittura fino all\u2019et\u00e0 del rame quando gi\u00e0 sui pendii soleggiati sopra Bolzano si erano insediati i primi agricoltori. Insomma, stiamo parlando di uno dei luoghi pi\u00f9 antichi della parte bassa dell\u2019odierno Alto Adige, occupato probabilmente e in prevalenza da cacciatori nomadi provenienti da sud, dato che le ceramiche ritrovate possono essere apparentate a quelle rinvenute nel vicino Trentino e appartenenti al cosiddetto gruppo del Gab\u00e0n.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si sa che i servi di due padroni rischiano di morire di fame. 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