{"id":2157,"date":"2021-03-25T01:04:00","date_gmt":"2021-03-25T01:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=2157"},"modified":"2021-03-24T14:37:45","modified_gmt":"2021-03-24T14:37:45","slug":"laives-da-quartiere-a-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/03\/25\/laives-da-quartiere-a-citta\/","title":{"rendered":"Laives, da quartiere a citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 singolare come vecchi abitanti e nuovi arrivati che guardino vecchie fotografie spesso esprimano lo stesso commento di stupore: non la riconosco pi\u00f9. In effetti, il paese \u00e8 non solo \u201clievitato\u201d nelle sue dimensioni ma anche profondamente cambiato nell\u2019aspetto. La crescita demografica costante, inizialmente favorita dal blocco edilizio di Bolzano, che ha visto la popolazione raddoppiare nell\u2019ultimo mezzo secolo, ha portato Laives sulla soglia ormai vicinissima dei 20000 abitanti.<br>Questo dato dimostra come questa citt\u00e0 moderna, ben inserita nel contesto provinciale, ormai non abbia quasi pi\u00f9 nulla in comune con il \u201cmodesto\u201d paesino del dopoguerra, e ancora meno con il comune rurale asburgico del XVIII e XIX secolo che, in certo senso, forma ancora la base della nostra memoria individuale e collettiva.<br>Le statistiche di allora ci raccontano di un paesino circoscritto ad un centinaio di case soprattutto agricole, per la maggior parte concentrate attorno alla chiesa; le altre erano sparse nelle campagne e sulle coste delle montagne. Probabile che queste fossero anche le \u201cgrandezze\u201d del luogo quando Longobardi (di cui rimangono pochi toponimi come il \u201cMane\u201d \u2013 da arimanni \u2013 di San Giacomo) e Bavari si contendevano, metro per metro, il confine che qui tagliava in due l\u2019alta valle dell\u2019Adige. Prima ancora, e prima dei Romani che vi rimasero per mezzo millennio, Laives era gi\u00e0 un luogo importante sulla sponda sinistra dell\u2019Adige \u2013 e soprattutto dell\u2019Isarco, che scorreva pi\u00f9 vicino al Montelargo e diede nome agli abitanti dell\u2019intera vallata fino al passo del Brennero, gli Isarci. Gli scavi in zona Galizia e Reif documentano un insediamento duraturo e ben organizzato attorno ad un\u2019area sacra dedicata al culto dei morti e degli dei.<br>Dall\u2019anno 1000 in poi \u2013 con l\u2019attribuzione della contea di Bolzano al Vescovo di Trento, Laives entra nell\u2019orbita di una citt\u00e0 in rapida ascesa: Bolzano. La frenetica attivit\u00e0 mercantile imprime al luogo il suo nuovo carattere \u201cespansivo\u201d. Laives, distante due ore di cammino, ha chiaramente tutta la convenienza a rimanere agganciata a questo carro che offre sostentamento alle famiglie e i servizi indispensabili. E saranno otto secoli in perfetta simbiosi, civile e religiosa, senza nessuna rivendicazione \u201cseparatista\u201d da parte dei laivesotti. I mercati bolzanini portavano merci e uomini, molti dei quali dovevano per forza transitare da Laives. Era anche cresciuta l\u2019importanza del porto tra Bronzolo e Vadena, punto di partenza e approdo delle merci lombardo-venete e d\u2019Oltralpe. Questa attivit\u00e0 basata principalmente sui trasporti ha consentito ai contadini laivesotti, perch\u00e9 questo erano e questo rimasero \u2013 di sfamare le proprie famiglie e di rimanere sulle proprie terre.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Copyright foto principale:<\/em> <em>Gianni Beordo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 singolare come vecchi abitanti e nuovi arrivati che guardino vecchie fotografie spesso esprimano lo stesso commento di stupore: non la riconosco pi\u00f9. In effetti, il paese \u00e8 non solo \u201clievitato\u201d nelle sue dimensioni ma anche profondamente cambiato nell\u2019aspetto. 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