{"id":2427,"date":"2021-04-08T01:15:00","date_gmt":"2021-04-08T00:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=2427"},"modified":"2021-04-08T07:23:55","modified_gmt":"2021-04-08T06:23:55","slug":"caldaro-i-figli-del-signore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/04\/08\/caldaro-i-figli-del-signore\/","title":{"rendered":"Caldaro, i figli del Signore"},"content":{"rendered":"\n<p>Non \u00e8 certo un caso se ancora oggi gli 8000 abitanti di Caldaro vengono chiamati \u201cHerrgottskinder\u201d, figli del Signore Iddio. Il singolare quanto epiteto, di cui racconteremo la storia al termine di questo visita, abbraccia un territorio ricchissimo di tradizioni religiose e, di conseguenza, anche di chiese. Ad iniziare da quella di San Pietro, seminascosta tra la vegetazione di Castelvecchio. Stiamo parlando della prima chiesa dell\u2019Alto Adige e, sembra, di uno degli edifici di culto pi\u00f9 antichi dell\u2019intero Tirolo. La basilica paleocristiana, eretta verso il trecento, \u00e8 \u201csorella\u201d di quelle di Aquileia e Milano e simboleggia l\u2019avvento del Cristianesimo. Non \u00e8 escluso che sia stata fondata dal vescovo Vigilio che cristianizz\u00f2 la zona e al quale \u00e8 intitolata un\u2019altra chiesa. Il sito che comprende la basilica \u00e8 ricco di altre mirabilie archeologiche: ma ne parleremo in un\u2019altra occasione.&nbsp;<br>Risalendo il sentiero che conduce al paese, ammiriamo la suggestiva piana della Bassa Atesina fino alla Chiusa di Salorno; ben visibili, dietro il Monte di Mezzo e il Monte Regolo, le cime del Corno Bianco e del Corno Nero. In primo piano, ai nostri piedi, il lago di Caldaro galleggia come una pietra turchese sull\u2019estesa superficie di vigne: a quanto pare testimonianza dell\u2019ultima era glaciale. Da qui si gode di una stupenda vista sui circostanti terrazzamenti dove cresce il rinomato Kalterer See. Nella stagione della vendemmia, lunghe file di trattori (un tempo carri trainati da buoi) carichi d\u2019uva si dirigono verso le storiche cantine situate dietro la vecchia stazione ferroviaria. Alle spalle del lago, gli inconfondibili ruderi dei castelli della nobilt\u00e0 al servizio dei conti del Tirolo in perenne lotta con il Principe Vescovo trentino, da oltre mille anni vero dominus di queste terre: Laimburg e Leuchtenburg. I primi insediamenti umani, risalenti ad un\u2019epoca precedente l\u2019et\u00e0 del bronzo, sono stati scoperti proprio qui, sulle soleggiate alture a cavallo tra Bassa Atesina e Oltradige.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/articolo_QUIBA_UnaVisitaa_Caldaro1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2429\" width=\"840\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/articolo_QUIBA_UnaVisitaa_Caldaro1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/articolo_QUIBA_UnaVisitaa_Caldaro1-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/articolo_QUIBA_UnaVisitaa_Caldaro1-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/articolo_QUIBA_UnaVisitaa_Caldaro1-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/articolo_QUIBA_UnaVisitaa_Caldaro1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 840px) 100vw, 840px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Alle spalle dell\u2019abitato, la catena della Mendola, raggiungibile anche con la funicolare che parte da S. Antonio, \u00e8 da sempre \u201cla\u201d montagna di Caldaro: un tempo pascolo estivo, poi, con gli anni, luogo di villeggiatura dei paesani che vi possiedono ancora le caratteristiche casette sparse nei boschi della Val di Non.<br>Il nome di Caldaro, che al pari di diversi microtoponimi della zona potrebbe avere un\u2019origine preromana, appare per la prima volta nel IX secolo nella famosa lettera di San Vigilio sulla fondazione della Pieve di Caldaro. Allora era attestato come Caldare o Caldar e Caldarium (un paiolo da polenta appare nello stemma del comune \u2013 e la polenta ha notoriamente sfamato intere generazioni di caldaresi), per passare a Caltarn e alla forma odierna dopo il 1500. Di quell\u2019epoca \u00e8 anche il caratteristico centro del paese ricco di edifici nobiliari realizzati nello stile gotico-rinascimentale che unisce le asprezze nordiche alla soavit\u00e0 mediterranea. Dalla Piazza del mercato, con la chiesa di S. Maria Assunta, campanile e municipio, si raggiungono le varie frazioni: Villa di Mezzo, S. Antonio\/Pozzo, S. Nicol\u00f2, Castelvecchio, S. Giuseppe al Lago, Pianizza di Sotto e di Sopra, Prey-Klavenz: ognuna con il suo bel campanile.<br>Caldaro \u00e8 riuscita a conservare nel tempo le sue caratteristiche paesaggistico-urbane senza cedere alle tentazioni e agli assalti edilizi di altri paesi. Questo aspetto, accanto alla tradizionale economia vinicola, ne rappresenta la principale ricchezza.<br>Torniamo infine all\u2019aneddoto dei \u201cFigli del Signore\u201d. Un venerd\u00ec di un anno imprecisato un forestiero seduto al \u201cCavallino bianco\u201d ud\u00ec il suono flebile di una campanella. Chiese all\u2019oste la ragione di quei rintocchi. L\u2019oste spieg\u00f2 che ogni venerd\u00ec a quell\u2019 ora si ricordava il supplizio del Signore. Il forestiero volle sapere perch\u00e9 non si suonasse la campana grande per il figlio di Dio.&nbsp; \u201cEh no\u201d, disse l\u2019oste, \u201cda noi la campana grande si suona solo quando muore un vero caldarese\u201d. Allora l\u2019uomo allung\u00f2 alcune banconote all\u2019oste e disse: \u201cSpero che questo denaro sia sufficiente per far avere la cittadinanza caldarese al nostro Signore.\u201d Da quel giorno i caldaresi vengono chiamati, non senza ironia, Herrgottskinder.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Foto dell&#8217;articolo: David Kruk<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 certo un caso se ancora oggi gli 8000 abitanti di Caldaro vengono chiamati \u201cHerrgottskinder\u201d, figli del Signore Iddio. 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