{"id":2606,"date":"2021-04-22T01:08:00","date_gmt":"2021-04-22T00:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=2606"},"modified":"2021-04-22T09:00:50","modified_gmt":"2021-04-22T08:00:50","slug":"le-due-acropoli-di-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/04\/22\/le-due-acropoli-di-laives\/","title":{"rendered":"Le due acropoli di Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>Gli scavi effettuati in varie parti del territorio a partire dagli anni \u201970 del secolo scorso ci hanno restituito un quadro abbastanza circostanziato \u2013 anche se certamente non esaustivo \u2013 della Laives protostorica. Del mesolitico, a dire il vero, conosciamo ancora pochi dettagli \u2013 tranne per quel che riguarda l\u2019importante sito di San Giacomo, frequentato fin dall\u2019era dei cacciatori e raccoglitori da nomadi in transito lungo la valle dell\u2019Adige. Ovviamente la situazione non deve essere stata molto diversa anche a Laives, dove, all\u2019imbocco della Vallarsa, si trovano luoghi simili, che ben si prestano a soggiorni temporanei. Evidentemente per essere documentate andrebbero effettuati sondaggi pi\u00f9 approfonditi.<br>Al contrario, l\u2019et\u00e0 del ferro, e in particolar modo la cultura di Fritzens-Sanzeno (o retica), hanno dato molte soddisfazioni ai ricercatori: in particolare gli archeologi Lorenzo Dal Ri e Alberto Alberti hanno portato alla luce e documentato in modo mirabile i resti di antichi villaggi retici con case semi interrate di pietra e legno, grandi focolari con lastre di porfido e macine per cereali, tracce di ampie bonifiche del terreno sassoso con rudimentali vigneti e, soprattutto, luoghi di culto. Di questi siti, sparsi un po\u2019 su tutto il conoide, abbiamo gi\u00e0 parlato e sappiamo che essi rappresentano la testimonianza che \u201cc\u2019era vita\u201d, a Laives, anche tre millenni fa. Lo stesso nome del paese, che rientra nel novero di quelli indecifrabili, \u00e8 quasi certamente un \u201cfossile\u201d linguistico di quell\u2019epoca e di quella cultura e prima o poi andremo a fondo anche di questo argomento.<br>Se dunque i siti tra Reif e Jauch raccontano la storia di un paese cresciuto in prossimit\u00e0 dalla confluenza tra Adige e Isarco (e Isarci erano probabilmente gli abitanti dell\u2019epoca, con \u201cinfiltrazioni\u201d di Anauni e Tridentini), rimane da chiarire il ruolo dei due colli morenici che dominano \u2013 e in parte insidiano \u2013 l\u2019abitato sottostante: la Gampnerknott (crozet) e il Peterk\u00f6fele.<br>\u00c8 molto improbabile che fossero utilizzati per insediamenti stabili in un periodo in cui l\u2019agricoltura la faceva da padrona. Per cui \u00e8 ipotizzabile che essi fossero, oltre che luogo di rifugio in caso di pericolo, centri sacri e, soprattutto, di culto, dedicati ai riti funerari e ad alcune divinit\u00e0. In effetti sulla Gampnerknott sono stati ritrovati degli accumuli di pietre, alcune delle quali semifuse dal calore. Sul Peterk\u00f6fele mancano queste evidenze o sono molto rare: ma, anche in considerazione dell\u2019utilizzo \u201csacrale\u201d successivo, \u00e8 assai probabile che la destinazione fosse la stessa. Di queste due \u201cacropoli\u201d o Brandopferpl\u00e4tze (luoghi di roghi votivi), legati in particolare al culto di una divinit\u00e0, parleremo la prossima volta.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli scavi effettuati in varie parti del territorio a partire dagli anni \u201970 del secolo scorso ci hanno restituito un quadro abbastanza circostanziato \u2013 anche se certamente non esaustivo \u2013 della Laives protostorica. 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