{"id":2757,"date":"2021-05-06T01:06:00","date_gmt":"2021-05-06T00:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=2757"},"modified":"2021-05-05T13:44:45","modified_gmt":"2021-05-05T12:44:45","slug":"roghi-votivi-e-il-dio-saturno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/05\/06\/roghi-votivi-e-il-dio-saturno\/","title":{"rendered":"Roghi votivi e il dio Saturno"},"content":{"rendered":"\n<p>Per i popoli che ci hanno preceduto, il fattore religioso-magico rivestiva grande rilievo. I compiti che oggi assolvono le previsioni del tempo, le scoperte scientifiche o semplicemente Google, un tempo erano affidati alla sola forza dell\u2019immaginazione. Ogni aspetto della vita quotidiana, dall\u2019alimentazione agli spostamenti, dal lavoro nei campi ai rapporti con i propri simili sottostava al \u201cfavore\u201d di qualche nume. Ci\u00f2 che valeva per i singoli, a maggior ragione valeva per le comunit\u00e0: i riti propiziatori e di ringraziamento erano codificati nei secoli e si svolgevano in luoghi \u201celetti\u201d: con preferenza per sommit\u00e0 o sacre sorgenti (coma la retica Cisa del S\u00fcssenbach o rio Dolce in Pineta).<br>Che culti si praticavano all\u2019epoca dei Reti (Isarci, Tridentini, Anauni) della valle dell\u2019Adige? Quali erano le divinit\u00e0 predilette? E quali erano i luoghi in cui si celebravano i riti? Nonostante il pregevole lavoro degli archeologi, il territorio della Bassa Atesina rimane ancora poco esplorato. Specialmente a Laives \u00e8 presumibile che molti reperti antichi (dal mesolitico ai Romani) siano ancora sepolti sotto il poderoso conoide porfirico costantemente alimentato dal rio Vallarsa. Sono comunque state rinvenute varie tracce di roghi votivi: per esempio in via Dante e Marconi o in zona Jauch. Ma manca, per esempio, un ritrovamento simile a quello straordinario, risalente all\u2019et\u00e0 del Rame (epoca dell\u2019uomo del Similaun, per intenderci), del Pigloner Kopf sopra Vadena, dove sono state scoperte asce e altri doni votivi.\u00a0<br>I roghi votivi o Brandopferpl\u00e4tze sono noti in tutta l\u2019area alpina e anche oltre. Vi venivano svolti due tipi di cerimonie, spesso accompagnate da sacrifici di animali, ricche libagioni e offerte di doni: una prettamente religiosa e consacrata alle divinit\u00e0 locali, una inerente i riti funerari con la combustione dei defunti e il \u201clegame\u201d con il mondo degli antenati. Secondo alcuni studi, questi luoghi di culto nella valle dell\u2019Adige, dal Doss Trento alla Val d\u2019Ega e in particolar modo in Val di Non, sono caratterizzati dalla presenza di una divinit\u00e0 legata all\u2019agricoltura e alla fertilit\u00e0 dei suoli. Si tratta di un dio che, sotto vare spoglie, compare dal Bronzo finale fino ai Romani, i quali, mantenendo invariati i riti, lo chiamavano Saturno. Iscrizioni votive, doni in ceramica e metallo e non ultimo alcuni nomi di adepti del culto ci parlano di una tradizione tramandata nei secoli almeno fino all\u2019epoca del vescovo Vigilio, noto per aver gettato una statuetta di questo dio nel torrente Sarca ed essere stato percosso per questo motivo dagli infuriati \u201cpagani\u201d.<br>\u00c8 dunque probabile che sui due promontori o acropoli di Laives il culto celebrato fosse proprio quello di Saturno (ricordiamo che successivamente il patrono del paese divenne Dioniso, da cui la leggendaria Nisselbrunn \u2013 fonte di Dionisio \u2013 semidistrutta dal Vallarsa) e in particolare sul colle di S. Pietro, dove anche in epoche successive continuarono ritualit\u00e0 \u201cpropiziatorie\u201d della pioggia note fino al XIX secolo. Sulla Gampnerknott (detta Comp\/camp o Crozet) \u00e8 pi\u00f9 facile che i culti praticati riguardassero i rapporti con l\u2019aldil\u00e0 e dunque i riti funerari.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per i popoli che ci hanno preceduto, il fattore religioso-magico rivestiva grande rilievo. I compiti che oggi assolvono le previsioni del tempo, le scoperte scientifiche o semplicemente Google, un tempo erano affidati alla sola forza dell\u2019immaginazione. 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