{"id":3196,"date":"2021-06-03T01:00:00","date_gmt":"2021-06-03T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=3196"},"modified":"2021-06-03T09:34:57","modified_gmt":"2021-06-03T08:34:57","slug":"nova-ponente-tra-realta-e-immaginazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/06\/03\/nova-ponente-tra-realta-e-immaginazione\/","title":{"rendered":"Nova Ponente, tra realt\u00e0 e immaginazione"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019ampio territorio del comune di Nova Ponente (circa 11000 ettari) scende dall\u2019altopiano porfirico del Monte Regolo fino alle porte di Laives. Infatti, fino alla costruzione della strada della Val d\u2019Ega nel 1860, il paese era collegato alla valle dell\u2019Adige soltanto dalla cupa Vallarsa. Nel corso dei secoli, si \u00e8 sviluppato uno stretto legame tra le due localit\u00e0 in cima e ai piedi del Montelargo, basato soprattutto sul commercio di legname con le citt\u00e0 dell\u2019Italia settentrionale che aveva nel porto di Bronzolo il suo terminale di partenza.<br>Quando affrontiamo le nuove gallerie della Val d\u2019Ega, che hanno sottratto gran parte del fascino al vecchio tracciato scavato nelle rocce dell\u2019impressionante canyon, le nuvole planano pigramente dalle vette del Latemar per dissolversi tra il verde scintillante del bosco. Migliaia di tronchi accatastati lungo la strada ricordano la devastante tempesta Vaia dell\u2019ottobre 2018.&nbsp;<br>Raggiunti i 1350 metri del paese, ci accoglie un lieve nebbiolina che per\u00f2 non offusca la vista dei prati e delle case. Posteggiata la macchina, ci dirigiamo verso il centro per scattare alcune fotografie. Saranno le uniche di questa giornata, poich\u00e9 nel giro di pochissimo tempo una fittissima nebbia cala sul paese. Ci fermiamo nella piazzetta davanti alla chiesa (ricostruita nel XV secolo), poi entriamo nel cimitero che la circonda. La nebbia ha velato le fotografie e i nomi dei morti sulle croci di ferro, solo qualche data spunta qua e l\u00e0 dalla foschia: 1912\u2026 1946\u2026 1878\u2026 All\u2019improvviso non vediamo pi\u00f9 neppure la chiesa, la nebbia l\u2019ha letteralmente inghiottita \u2013 e anche noi a questo punto iniziamo a dubitare della nostra reale presenza.&nbsp;<br>Una o due volte si sente il grave rumore del portone ma non si vede nessuno entrare o uscire dalla chiesa. Torniamo verso la macchina lungo la strada centrale del paese, le case sono quasi scomparse, il paese esiste soprattutto nella nostra memoria\u2026 Immaginiamo la sagoma poderosa di Castel Thurn, antica dimora dei potenti Niedertor e oggi sede del municipio. I locali pubblici sono ancora chiusi, solo da una pasticceria arriva uno spiraglio di luce e un sommesso vocio. Raggiunta la macchina, attendiamo pazienti che il paese ricompaia: ma la nebbia sale inesorabile come da una caldera dalla gola che lo separa dalla frazione di Monte S. Pietro, paesino da cui si arriva al noto santuario di Pietralba.&nbsp;<br>Tentiamo la fortuna alle porte del paese, dove sorge l\u2019antica e riccamente affrescata chiesetta di S. Elena con vista mozzafiato (a noi preclusa) sul Catinaccio. Su questa collinetta pare si fossero insediati alcuni millenni fa e poi all\u2019interno di un castelliere nell\u2019et\u00e0 del ferro i primi abitanti della zona. Ma la nebbia ci impedisce di imboccare la stradina che porta al sito e anche in questo caso dobbiamo affidarci unicamente ai nostri ricordi, ahim\u00e8 sbiaditi anch\u2019essi. Stessa sorte ci tocca qualche minuto dopo nella frazione di Ega e a questo punto il nostro viaggio si trasferisce giocoforza in una dimensione completamente virtuale.<br>Il nome \u201cNove\u201d (che evidentemente segnala una cesura storica rispetto ad un\u2019epoca \u201cleggendaria\u201d caratterizzata dalla presenza di uomini \u201cselvaggi\u201d) appare per la prima volta nel 1140, quando il paese appartiene ancora alla giurisdizione di Bolzano. Diventa \u201cNova Theotonica\u201d (per distinguerlo da quella romanica o \u201cwelsche\u201d) nel 1270 e nel 1272 viene nominato dal Conte del Tirolo un \u201cprantocus justiciarius de Nova\u201d. Nel XIV secolo riuscirono a farsi assegnare la giurisdizione i bolzanini Niedertor che poi la divisero con i Liechtenstein di Laives, proprietari di boschi e poderi sul Monte Regolo. Infine assunsero il potere i Khuen-Belasy e i v. Sternbach fino al XIX secolo.<br>Nova Ponente era composta di 8 quartieri detti anche \u201cRoden\u201d (terreni disboscati): Prent, Manne (di longobarda memoria), Zelg, Platten, Lab, Platz, Val d\u2019Ega e Monte S. Pietro.&nbsp;<br>A parte il commercio di legname, l\u2019allevamento di bestiame occupava una posizione preminente nell\u2019economia locale. Ancora oggi i quasi 4000 abitanti si dividono tra agricoltura, artigianato e turismo. Particolarmente frequentata \u00e8 la zona sciistica di Obereggen.<br>Peculiare anche il melodioso dialetto locale, che ricorda l\u2019immigrazione (in seguito alla peste del XIV secolo) di minatori bavaresi e svevi. Predominante la vocale \u201ca\u201d, spesso raddoppiata: Stein (pietra) diventa Staan, Freitag (venerd\u00ec) Fraita, kein (nessun) kaan\u2026 Singolare, ci vien da pensare, come a volte una sola lettera dell\u2019alfabeto sia pi\u00f9 istruttiva di un libro di storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong>Autore: Reinhard Christanell<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ampio territorio del comune di Nova Ponente (circa 11000 ettari) scende dall\u2019altopiano porfirico del Monte Regolo fino alle porte di Laives. Infatti, fino alla costruzione della strada della Val d\u2019Ega nel 1860, il paese era collegato alla valle dell\u2019Adige soltanto dalla cupa Vallarsa. 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