{"id":3284,"date":"2021-06-17T01:15:00","date_gmt":"2021-06-17T00:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=3284"},"modified":"2021-06-18T06:59:42","modified_gmt":"2021-06-18T05:59:42","slug":"la-citta-respira-con-larte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/06\/17\/la-citta-respira-con-larte\/","title":{"rendered":"La citt\u00e0 respira con l&#8217;arte"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Con Anna Bernard di OutBox facciamo il punto sul progetto Breathe! che ha fatto sbarcare l\u2019arte urbana in Alto Adige.&nbsp;Con lei delineiamo la dimensione \u201ccomunitaria\u201d, elemento fondante di questo tipo di espressione che durante la pandemia ha svolto un importante ruolo di \u201cvalvola di sfogo\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Quella dell\u2019arte urbana \u00e8 un\u2019esperienza ancora giovane, nuova in provincia di Bolzano, ma che sta prendendo sempre pi\u00f9 piede, facendo parlare molto di s\u00e9 soprattutto dopo le prime opere realizzate a Bolzano, Merano e Laives.&nbsp;<br>Giusto lo scorso 14 giugno l\u2019artista Egeon ha presentato l\u2019ultimo step del progetto Breathe!, un\u2019opera realizzata a Laives e intitolata \u201cPunto di fuga\u201d. Nello scorso mese di maggio era toccato a \u201cSera\u201d, realizzato a Merano dalla giovane artista catalana Elisa Capdevila, mentre in aprile era stato il sardo Tellas ad intervenire sulla parete cieca di un edificio in via Brennero a Bolzano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;INTERVISTA<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Anna Bernard, com\u2019\u00e8 nato il progetto Breathe! ?<br><\/strong>L\u2019idea ha cominciato a girare a fine 2018. E la scintilla che ha fatto partire il tutto \u00e8 stato il murale di Egeon in via Roen a Bolzano, che ho curato personalmente come operatrice culturale. In origine \u00e8 stata una sfida per me: ero tornata da poco dall\u2019estero e volevo portare questo tipo di arte in Alto Adige. Si trattava di un territorio completamente inesplorato, graffitismo a parte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I graffiti sono in realt\u00e0 un\u2019altra cosa\u2026<br><\/strong>L\u2019origine \u00e8 comune, ma in realt\u00e0 l\u2019arte urbana si sta evolvendo davvero in un\u2019altra direzione rispetto ad esperienze come quella di MurArte a Bolzano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Insomma: il murale \u201cRicorda la bellezza\u201d di Egeon in via Roen a Bolzano in sostanza \u00e8 stata una porta che si apriva su un\u2019esperienza nuova.&nbsp;<br><\/strong>S\u00ec. E il tutto \u00e8 nato proprio dall\u2019incontro con lui, che da anni voleva realizzare un\u2019opera di grandi dimensioni. Per questi artisti \u00e8 molto difficile fare \u201cpalestra\u201d e lo \u00e8 in particolare per le donne, perch\u00e9 spesso possono individuare le loro superfici solo in contesti non del tutto legali. Egeon in particolare nel suo studio aveva una parete su cui faceva i suoi esperimenti, ma naturalmente \u00e8 un\u2019altra cosa avere a disposizione la grande facciata di un palazzo in citt\u00e0. In via Roen \u00e8 stato molto difficile riuscire a partire, ma poi la cosa ha suscitato un grandissimo interesse a livello comunitario.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019arte urbana viene definita \u201carte pubblica\u201d. Cosa significa?&nbsp;<br><\/strong>In realt\u00e0 si tratta della sua natura principale. Nasce tra le persone e attraverso una performance in cui anche la comunit\u00e0 diventa attrice, lo abbiamo visto recentemente anche a Merano e Laives. Le persone commentano durante la realizzazione e noi cerchiamo di essere presenti per instaurare un dialogo. Per noi \u00e8 molto importante sapere cosa ne pensano le persone. Di per s\u00e9 si tratta di un esperimento sociale, in tutto e per tutto. \u00e8 molto affascinante: l\u2019opera resta visibile a tutti e anche negli anni, anche se non durer\u00e0 per sempre. Con gli anni infatti gli agenti atmosferici la deterioreranno, cos\u00ec come succede con ogni facciata dipinta dei palazzi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nelle opere vengono previsti riferimenti alle realt\u00e0 socio culturali in cui vengono realizzate?<br><\/strong>Non \u00e8 detto, ma pu\u00f2 anche essere. In ogni caso l\u2019arte non ha il ruolo di \u201cdare\u201d alla comunit\u00e0 quello che si aspetta. L\u2019arte urbana non ha nulla a che vedere con la pubblicit\u00e0, ne abbiamo gi\u00e0 tantissima, siamo bombardati. L\u2019arte deve andare oltre, altrimenti non sarebbe arte. Non sto parlando di massimi sistemi, anzi. Ma noi vogliamo che il messaggio lanciato dall\u2019artista arrivi in modo chiaro e anche a chi non ha uno specifico background culturale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parliamo della vostra organizzazione. OutBox \u00e8 un nome profetico. \u201cFuori dalla scatola\u201d aveva senso gi\u00e0 prima, figuriamoci ora, dopo pi\u00f9 di un anno di pandemia&#8230;<\/strong><br>E&#8217; una finestra che si apre, il messaggio \u00e8 quello dell\u2019arte che vuole arrivare alle persone e non il contrario. Di solito diciamo alle persone di andare alla mostra, a teatro, al cinema. In questo caso invece siamo noi che andiamo da loro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La realizzazione delle opere \u00e8 preceduta da una mappatura sul territorio e poi con i residenti voi impostate un vero e proprio percorso. Come funziona tutto ci\u00f2?<\/strong><br>Ogni situazione \u00e8 diversa. A Merano ci siamo rapportati addirittura con un quartiere e con i suoi rappresentanti, ed abbiamo coinvolto anche i giovani del posto. Anche nel caso di Via Brennero a Bolzano abbiamo coinvolto le realt\u00e0 giovanili interessate alla natura, all\u2019arte urbana o pi\u00f9 in generale alle \u201cazioni pubbliche\u201d. Con i giovani abbiamo anche parlato della street art e del suo rapporto tra legalit\u00e0 e illegalit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3285\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_1-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_1-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_1-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><strong>L\u2019opera \u201cSera\u201d, realizzata da Elisa Capdevila a Merano<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>In Via Brennero a Bolzano siete intervenuti in una zona del centro storico. \u00e8 stato pi\u00f9 complicato?<\/strong><br>Ci abbiamo lavorato per ben due anni e abbiamo dovuto partecipare a diverse riunioni condominiali. Una delle cose pi\u00f9 complicate \u00e8 far capire alle persone che pur venendo realizzata su una parete&nbsp; privata, poi l\u2019opera ha una funzione pubblica e diventa una sorta di regalo che viene consegnato alla comunit\u00e0. Un altro aspetto complesso riguarda la questione che l\u2019opera deve ricevere s\u00ec il via definitivo da parte del condominio (che in ogni caso non possono imporre un loro soggetto), ma davvero non ha alcun senso pensare che l\u2019opera debba per forza piacere a tutti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_3-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3287\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_3-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_3-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_3-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_3-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/SDC_QuiMedia_Arte_che_respira_in_citta_3.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption><strong>L\u2019opera \u201cMimesi\u201d, realizzata da Tellas in Via Brennero a Bolzano<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>Questi interventi artistici nella realt\u00e0 urbana non per forza servono per abbellire, ma piuttosto ad intervenire sui cosiddetti \u201cnon luoghi\u201d della citt\u00e0.<\/strong><br>L\u2019arte urbana non ha lo scopo di rendere bello un luogo, ma piuttosto di incontrarlo, quasi come fosse una tela per un pittore. Il tessuto urbano ha il suo fascino ed \u00e8 bello di per s\u00e9, spesso anche quello pi\u00f9 scarno e degradato. Il linguaggio dell\u2019estetica va ben oltre il solo concetto di \u201cabbellire\u201d.<br>Non c\u2019\u00e8 nemmeno la necessit\u00e0 di creare una nuova identit\u00e0 per il luogo interessato. Si tratta piuttosto di portare l\u00ec l\u2019attenzione. E va anche detto che l\u2019arte urbana non ha il magico potere di sistemare i problemi, riqualificando. L\u2019arte non ha questo ruolo e di questo c\u2019\u00e8 consapevolezza in Alto Adige, non ci \u00e8 mai stato chiesto di fare ci\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il progetto Breath!, come abbiamo detto, \u00e8 nato in un periodo pandemico. Cos\u2019ha voluto dire?<\/strong><br>E&#8217; stata una vera e propria valvola di sfogo: questa forma d\u2019arte era una delle poche che potevano essere praticate con una certa facilit\u00e0. C\u2019era senz\u2019altro l\u2019idea di lasciare anche un segno di quanto \u00e8 successo per gli anni a venire, per\u00f2 senza essere troppo didascalici. Siamo stufi di vedere mascherine nelle opere ed io personalmente questa cosa la trovo stucchevole. Volevamo creare comunque qualcosa di positivo, d\u2019altronde Breathe! contiene una chiara sollecitazione per tornare a respirare. Come dire: \u201crespira, cammina per le strade e guarda in alto\u201d. In questo senso abbiamo ricevuto fin dall\u2019inizio un grande sostegno da parte dell\u2019Ufficio Politiche Giovanili della Provincia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come vengono selezionati gli artisti?<\/strong><br>Il lavoro in questo senso \u00e8 molto simile a quello che viene fatto da una direzione artistica e da una curatela. Conosco molti altri curatori e ho girato, partecipando anche a dei festival che si occupano di queste cose. Ci sono anche gallerie che seguono proprio l\u2019arte urbana e molti libri in merito. E da qui vengono le idee che portano a stabilire i contatti con gli artisti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel manifesto del progetto si parla di \u201cpromozione della ricerca artistica, delle professionalit\u00e0 artistiche e anche del know how di produzione, progettazione e manutenzione delle opere\u201d.\u00a0<\/strong><br>L\u2019arte urbana economicamente \u00e8 abbastanza accessibile, ma con Outbox vogliamo anche far capire che dietro c\u2019\u00e8 un impegno importante. Se si vuole fare un buon lavoro bisogna organizzare le cose per bene e sostenere gli artisti anche nel lavoro di ricerca e preparazione che precede l\u2019opera. Noi siamo il tramite tra la parete, i privati, la comunit\u00e0, le istituzioni pubbliche e l\u2019arte stessa. Una bellissima scommessa.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><em>Foto servizio: Tiberio Sorvillo curated by OUTBOX<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Luca Sticcotti<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Anna Bernard di OutBox facciamo il punto sul progetto Breathe! che ha fatto sbarcare l\u2019arte urbana in Alto Adige. 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