{"id":3297,"date":"2021-06-17T01:00:00","date_gmt":"2021-06-17T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=3297"},"modified":"2021-06-18T06:57:32","modified_gmt":"2021-06-18T05:57:32","slug":"archeologia-sperimentale-preistoria-viva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/06\/17\/archeologia-sperimentale-preistoria-viva\/","title":{"rendered":"Archeologia sperimentale: preistoria viva"},"content":{"rendered":"\n<p>Nico Aldegani, archeologo sperimentale e mediatore museale presso il museo Archeologico dell\u2019Alto Adige, ci racconta come, insieme a Alessandro Poti, ha avuto l\u2019idea di uscire dal museo per creare attivit\u00e0 didattiche innovative: \u201cUn giorno con Alessandro Poti abbiamo osservato che il mondo accademico spesso comunica solo a s\u00e9 stesso\u201d. Assieme hanno fondato nel 2016, l\u2019associazione AEA &#8211; Alpine Experimental Archaeology di cui oggi fanno parte, oltre a Nico ed Alessandro che si occupano di preistoria, anche anche Anna Bernardo e Marcello Beato che curano l\u2019archeologia classica e medievale. AEA propone, a giovani studenti delle scuole e a gruppi liberi, diversi laboratori di Archeologia sperimentale in cui i partecipanti possono mettere alla prova le loro abilit\u00e0 ripercorrendo in prima persona esperienze e attivit\u00e0 tipiche degli uomini preistorici. Si spazia dalla fusione del rame e la costruzione di utensili, attraverso le stesse tecniche e i materiali adoperati dagli ominidi migliaia di anni fa perch\u00e9, come ci spiega Nico, \u201cun conto \u00e8 leggere su un libro, altra cosa \u00e8 metterci le mani\u201d.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Articolo_QuiBz_archeologia_2-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3378\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Articolo_QuiBz_archeologia_2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Articolo_QuiBz_archeologia_2-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Articolo_QuiBz_archeologia_2-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Articolo_QuiBz_archeologia_2-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Articolo_QuiBz_archeologia_2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi anni AEA ha svolto la maggior parte delle sue attivit\u00e0 tra le scuole dell\u2019istituto comprensivo Bolzano 2, nel quartiere Don Bosco, dove gi\u00e0 dal 2014 Nico aveva avviato alcune attivit\u00e0 come esperto esterno. Secondo lui solo il confronto diretto con utensili, modalit\u00e0 di lavoro e perfino immergendosi nel pensiero dell\u2019uomo preistorico permette ai ragazzi di comprendere realmente la complessit\u00e0 di quel mondo, che troppo spesso viene semplificato e banalizzato dai manuali scolastici. \u201cI volumi per le scuole fanno apparire i nostri antenati come dei buzzurri cavernicoli \u2013 racconta Nico \u2013 l\u2019uomo della preistoria viene descritto come un individuo che spaccava le cose coi sassi; questo forse potrebbe essere stato vero per l\u2019Homo Erectus, per i primi ominidi, non certo per l\u2019uomo di Neanderthal o Sapiens che con la pietra facevano cose spettacolari\u201d. Aldegani e colleghi si prefiggono di far entrare i ragazzi nella mentalit\u00e0 dell\u2019archeologo sperimentale, il quale cerca proprio attraverso la sperimentazione diretta di avvicinarsi il pi\u00f9 possibile a gesti e modalit\u00e0 di lavoro presumibilmente adottate da uomini e donne nel passato. Nelle loro attivit\u00e0, spiegano la storia come qualcosa di vivo caratterizzato da una continua ricerca e propongono il metodi di ricerca archeologica come un\u2019occasione per immedesimarsi e confrontarsi con i grandi antenati su cui abbiamo poche informazioni e ancora molte domande. I componenti di AEA utilizzano principalmente il passaparola, che per loro risulta essere una pubblicit\u00e0 estremamente efficace per promuovere le loro attivit\u00e0 a progetti, aggiornando solo a volte con qualche foto la loro pagina Instagram che invece \u00e8 il loro collegamento con il mondo del web. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Giada Noto, COOLtour<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nico Aldegani, archeologo sperimentale e mediatore museale presso il museo Archeologico dell\u2019Alto Adige, ci racconta come, insieme a Alessandro Poti, ha avuto l\u2019idea di uscire dal museo per creare attivit\u00e0 didattiche innovative: \u201cUn giorno con Alessandro Poti abbiamo osservato che il mondo accademico spesso comunica solo a s\u00e9 stesso\u201d. 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