{"id":3930,"date":"2021-08-24T11:33:43","date_gmt":"2021-08-24T10:33:43","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=3930"},"modified":"2021-08-24T11:33:43","modified_gmt":"2021-08-24T10:33:43","slug":"enzbirch-il-castelliere-sul-montelargo-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/08\/24\/enzbirch-il-castelliere-sul-montelargo-1\/","title":{"rendered":"Enzbirch, il castelliere sul Montelargo #1"},"content":{"rendered":"\n<p>\u00c8 davvero singolare il destino dei toponimi: alcuni attraversano indenni \u2013 o con trasformazioni minime che, al pari di certe creature camaleontiche, ne favoriscono l&#8217;adattamento alle mutate condizioni ambientali \u2013 varie epoche e lingue, acquisendo con il tempo un alto grado di autonomia dai contesti storici; altri invece scompaiono nel nulla dopo una breve esistenza come suoni caduti nel vuoto della memoria.<br>Il nome e il luogo preistorico di cui ci occupiamo oggi \u00e8 forse il pi\u00f9 distante dall\u2019odierna realt\u00e0 cittadina di Laives. Se alziamo gli occhi al cielo e lasciamo vagare lo sguardo sulla sommit\u00e0 arrotondata del Montelargo, rimaniamo inevitabilmente delusi. Nulla si scorge sopra le ampie pietraie o l\u2019ultimo maso incastonato sul versante scosceso del monte; la fitta coltre di alberi nasconde la vista di quello che, forse, per la sua lontananza dal fondovalle e per l\u2019incredibile vista offerta su tutta la valle dell\u2019Adige, \u00e8 stato il primo e pi\u00f9 importante insediamento o luogo di culto della popolazione preromana di questo territorio oltre 2500 anni fa. Infatti l\u00ec si nasconde uno dei pi\u00f9 grandi tesori storico-archeologici dell\u2019intera Bassa Atesina: il sito di Enzbirch. Un insediamento ancora tutto da esplorare, circondato da una poderosa cinta muraria ancora visibile, una sorta di inaccessibile Machu Picchu nostrana. Molte le domande che attendono risposta. Chi l\u2019ha creato? Chi vi abitava? In quale epoca? Perch\u00e9 quass\u00f9, a precipizio sulla Vallarsa? Era un luogo di culto? Un riparo? E, infine, perch\u00e9 \u00e8 stato abbandonato?<br>Oltre mille metri sotto i nostri piedi sorge il paese di Laives. La stretta gola del Vallarsa incute rispetto e vista da quass\u00f9 anche timore con le sue pareti perpendicolari, il silenzio sepolcrale del passato.<br>Tornando ai nostri toponimi, per quanto riguarda la l\u2019arcana \u201cWallburg\u201d (come vengono chiamati gli insediamenti fortificati caratteristici di questa zona alpina) ovvero castelliere sopra Laives denominato Enz-birch o Trens-birg, scoperta per caso negli anni \u201820 del 900, \u00e8 facile indovinare, data la vetust\u00e0 del sito e anche del suo nome, che siamo di fronte ad una storia antica e non facilmente decifrabile. Va ricordato, in questo contesto, che i nostri antenati privilegiavano soluzioni semplici ai loro problemi quotidiani \u2013 anche nel campo della toponomastica.<br>Il nome &#8211; che non \u00e8 un elemento esclusivamente locale in quanto compare anche in altre localit\u00e0 come per esempio nella regione tedesca del Baden-Wurttemberg, dove esiste un \u201cEnzberg\u201d, mentre in Alto Adige \u00e8 diffuso il cognome Enzenberg &#8211; esiste in varie varianti. Ci\u00f2 non ci deve stupire perch\u00e9 il fatto che un nome subisca lievi correzioni \u00e8 del tutto naturale. Ogni cultura cerca di adeguare i nomi alle proprie esigenze e alle proprie competenze linguistiche. In casi estremi pu\u00f2 accadere che non rimanga nulla del nome originario e perci\u00f2 resta ingrato il compito dei ricercatori di asportare, strato dopo strato, i suoni sovrapposti per ritrovarne la forma originale.<\/p>\n\n\n\n<p>(continua)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima puntata di un approfondimento dedicato ad uno dei luoghi simbolo di Laives<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":3931,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[113],"class_list":["post-3930","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-te-ricordet"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3930","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3930"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3930\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3932,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3930\/revisions\/3932"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3931"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3930"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3930"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3930"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}