{"id":4254,"date":"2021-09-30T01:05:00","date_gmt":"2021-09-30T00:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4254"},"modified":"2021-09-29T11:02:18","modified_gmt":"2021-09-29T10:02:18","slug":"the-shea-un-nuovo-album-tra-strumenti-vintage-e-sonorita-british","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/09\/30\/the-shea-un-nuovo-album-tra-strumenti-vintage-e-sonorita-british\/","title":{"rendered":"The Shea: un nuovo album tra strumenti vintage e sonorit\u00e0 british"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>All\u2019anagrafe si chiama Othmar Sch\u00f6nafinger, ma da diversi anni si \u00e8 creato un seguito nel settore della musica online con lo pseudonimo The Shea (ogni riferimento allo stadio newyorchese in cui si esibirono i Beatles \u00e8 tutt\u2019altro che casuale), dapprima con degli interessanti singoli sempre accompagnati da belle copertine, perch\u00e9 nella vita The Shea fa il grafico, poi con un LP uscito nel 2018 per l\u2019etichetta viennese Konkord. Tutto rigorosamente fatto in casa, nel suo studio in cui ha assemblato programmi e strumentazione d\u2019epoca per ricostruire le sonorit\u00e0 che stanno alla base del nuovo lavoro, Disappear, uscito lo scorso 30 luglio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSi tratta di un disco che in realt\u00e0 era gi\u00e0 pronto quando la Konkord ha dato alle stampe quello precedente \u2013 ci racconta l\u2019artista \u2013, doveva anzi essere questo il disco previsto per il 2018, poi alla casa discografica mi hanno detto che a loro piacevano molto i brani che avevo messo in rete negli anni passati e cos\u00ec questo Disappear \u00e8 stato messo in lista d\u2019attesa. Un anno fa mi hanno detto che avevano deciso di non proseguire la collaborazione, erano contenti di come il disco era andato ma che avevano altri progetti. All\u2019inizio di quest\u2019anno per\u00f2 mi hanno ricontattato dicendo che avevano riascoltato il materiale \u00e8 che si erano dimenticati che fosse cos\u00ec buono e che volevano a tutti i costi pubblicarlo. Non solo, stavolta lo hanno fatto in pi\u00f9 formati: il vinile nero col CD allegato, il download digitale, l\u2019edizione limitata in vinile colorato color marmo, il CD, il vinile colorato con allegato il 45 giri a tiratura limitata. Io non me lo aspettavo, ero comunque contento dell\u2019esperienza fatta col primo disco, ma devo ammettere che essere stato ricontattato da loro, per il mio ego \u00e8 stata una cosa davvero appagante\u201d.<br>Rispetto al disco precedente Disappear vira pi\u00f9 verso il sound degli anni settanta, con la scelta di usare strumenti ben precisi: The Shea conosce i suoni che vuole e quelli a cui si rif\u00e0, si suona tutte le parti strumentali e cura tutte le voci; stavolta per\u00f2 si \u00e8 avvalso dell\u2019aiuto di Alex Eschgf\u00e4ller (gi\u00e0 cantante dei John\u2019s Revolution, precedente creatura di Othmar), che in un paio di canzoni suona la batteria. Inoltre, il nostro ha voluto provare l\u2019ebbrezza di andare a registrare almeno un brano del disco, Murder Serenade, in uno studio professionale londinese, quello di Gilles Barrett che in questo brano si occupa anche del basso: tutto il resto \u00e8 farina del sacco e delle mani di The Shea.<br>\u201cEro curioso \u2013 ci dice The Shea a questo proposito \u2013 di vedere e sentire come sarebbe suonata una mia canzone registrata con le orecchie di un inglese che conosce a menadito questi suoni. Nel mio DNA musicale c\u2019\u00e8 il pop inglese, dai Beatles ai Libertines e ai Babyshambles, e un tecnico inglese come Gilles sa come questa musica deve suonare, inoltre al Soup Studio vi sono chitarre Gretsch, batteria Ludwig, microfoni Neumann, tutti strumenti originali d\u2019epoca. Poi in tutti i brani c\u2019\u00e8 la tastiera Eko Tiger che ho avuto in regalo da un amico che l\u2019avrebbe buttata, io l\u2019ho messa a posto e ora il suo sound \u00e8 parte integrale della mia musica\u201d.<br>Nel complesso il nuovo disco \u00e8 un passo avanti rispetto ai gi\u00e0 importanti risultati del suo predecessore, innanzitutto pu\u00f2 contare su due accattivanti singoli usciti come video realizzati sempre in proprio e intitolati Liar (molto immediata e con un video che \u00e8 un omaggio dichiarato a Elvis Presley) e Pumping In Your Chest (che in qualche modo richiama anche il periodo bubble gum di Giorgio Moroder, ben prima di Donna Summer e del successo interplanetario).<br>In Liar poi, c\u2019\u00e8, ben inserita tra le pieghe del tessuto musicale, una chitarra che suona molto George Harrison.<br>\u201cI Beatles \u2013 continua The Shea \u2013 sono un punto fermo. Anche se non cerco di fare musica beatlesiana, in qualche modo la loro lezione fa sempre capolino\u201d.<br>Il sound del gruppo spunta anche nell\u2019ultima canzone del disco, Got To Get To, l\u2019esplicita The Bombs \u00e8 invece un atto d\u2019accusa alla politica di Trump, mentre nel brano che chiude il lato A, Sundance, \u00e8 evidente la passione dell\u2019artista per il cinema western e per le colonne sonore di Ennio Morricone: fin dalle prime note \u00e8 perfettamente intuibile la sensazione dell\u2019andatura stanca del cavallo che va incontro al sole che tramonta.<br>Unico rammarico l\u2019impossibilit\u00e0 di eseguire il disco dal vivo: \u201cSuonando tutto da solo \u2013 conclude Othmar \u2013 avrei bisogno di una band, ma per questa musica ci vogliono musicisti che siano appieno dentro il mood di questo suono, a partire dal suono per arrivare al look!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019anagrafe si chiama Othmar Sch\u00f6nafinger, ma da diversi anni si \u00e8 creato un seguito nel settore della musica online con lo pseudonimo The Shea (ogni riferimento allo stadio newyorchese in cui si esibirono i Beatles \u00e8 tutt\u2019altro che casuale), dapprima con degli interessanti singoli sempre accompagnati da belle copertine, perch\u00e9 nella vita The Shea fa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":4255,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[114],"class_list":["post-4254","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-la-scena-musicale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4254","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4254"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4254\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4256,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4254\/revisions\/4256"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4255"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4254"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4254"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4254"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}