{"id":4292,"date":"2021-09-30T01:20:00","date_gmt":"2021-09-30T00:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4292"},"modified":"2021-09-29T11:47:33","modified_gmt":"2021-09-29T10:47:33","slug":"vescovi-nobili-e-abati-i-proprietari-di-laives","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/09\/30\/vescovi-nobili-e-abati-i-proprietari-di-laives\/","title":{"rendered":"Vescovi, nobili e abati: i proprietari di Laives"},"content":{"rendered":"\n<p>A differenza di altri paesi, e con l\u2019eccezione temporanea dei Lichtenstein, Laives non ha mai avuto una vera nobilt\u00e0, nessun convento e neppure un\u2019alta borghesia residente in paese. I \u201csiori\u201d (die Herrschaften) abitavano a Bolzano o Gries, qualcuno anche pi\u00f9 lontano come gli abati dei ss. Ulrico e Afra di Augsburg. I Lichtenstein stessi, che possedevano anche un palazzo in piazza della Mostra a Bolzano, si spostarono a Cornedo nel XIII secolo, lasciando l\u2019amministrazione dei loro beni ad un \u201cPfleger\u201d (curatore).<br>A met\u00e0 &#8216;700, l\u2019abbazia imperiale di Augsburg acquist\u00f2 per 40000 fiorini tutte le propriet\u00e0 e rendite che i Lichtenstein nel corso dei secoli avevano ottenuto dai principi-vescovi di Trento: e parliamo di una trentina o pi\u00f9 tra masi e poderi, dalla Pfleg a Sottomonte, da Weisshaus a Casagrande, da Gutleben a Koelbl e ai masi del Montelargo. Insomma, si pu\u00f2 ben dire tutto ci\u00f2 che poteva fruttare una piccola o grande rendita e un tempo era appannaggio dei Vescovi e dei loro ministeriali, pass\u00f2 in mano all\u2019abbazia bavarese.<br>Insediati dai Vescovi di Trento, che occuparono il territorio di Laives e tutto ci\u00f2 che vi sorgeva dopo l\u2019anno 1027, i Lichtenstein furono i primi veri signori di Laives. Due di loro, Georg I. e Ulrich IV., divennero vescovi a Trento, conferendo alla casata ulteriore prestigio e potere.<br>I Lichtenstein (che dal 1499 si chiamarono anche Castelcorno in quanto gli era stato assegnato l\u2019omonimo castello di Isera) devono il loro nome al \u201ccastrum de Liethenstaine\u201d (lo storico Stolz lo ritiene il primo toponimo documentato della zona) che sorgeva sul Peterk\u00f6fele, su una \u201cpietra chiara\u201d: forse chiamata cos\u00ec perch\u00e9 il primo sole del mattino illumina proprio questo promontorio. Nulla di preciso si sa sul loro luogo d\u2019origine ma pare probabile che si trattasse della citt\u00e0 di Coira nel Canton Grigioni.<br>L\u2019amministrazione delle vaste propriet\u00e0 vescovili veniva affidata a \u201cministeriales\u201d e ai \u201chomines de nobili macinata casadei sancti Vigilii\u201d, termine dal quale deriva anche il dialettale \u201cmasnada\u201d. Il 18 aprile 1189 la \u201cwardia et custosia castri de Liethenstaine\u201d (ossia un \u201cappartamento\u201d del castello) venne affidato ad Adelaide di Castelrotto (probabilmente vedova di un precedente affidatario), al figlio di primo letto Enrico ed al secondo marito Otto di Weineck. Di fatto il castello rimase a disposizione dei Vescovi (e da ci\u00f2 si comprende la rilevanza dello stesso nello scacchiere strategico dei potenti clerici trentini) e la vera residenza dei ministeriali si trovava presso il \u201ccastrum inferius\u201d, noto come \u201cPfleg\u201d.<br>Qui si trovava, fino all\u2019estinzione della casata nel 1761, la sede amministrativa di tutte le sterminate propriet\u00e0 della famiglia, inclusi la grande \u201cReif\u201d, da cui transitava gran parte del legname diretto a sud, e i diritti sull\u2019acqua potabile del paese prelevata dal Vallarsa nonch\u00e9 di pesca nei fossati e canali da loro realizzati nella \u201cLeiferer Au\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A differenza di altri paesi, e con l\u2019eccezione temporanea dei Lichtenstein, Laives non ha mai avuto una vera nobilt\u00e0, nessun convento e neppure un\u2019alta borghesia residente in paese. 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