{"id":4351,"date":"2021-10-14T01:30:00","date_gmt":"2021-10-14T00:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4351"},"modified":"2021-10-18T07:57:07","modified_gmt":"2021-10-18T06:57:07","slug":"una-casa-a-chi-ne-ha-bisogno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/10\/14\/una-casa-a-chi-ne-ha-bisogno\/","title":{"rendered":"Una casa a chi ne ha bisogno"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Si chiama Housing First, e il suo obiettivo \u00e8 il ritorno ad una situazione abitativa dignitosa di persone con problemi psichiatrici sanitari e di dipendenza, i quali vengono identificati senza dimora cronici (ovvero persone che da pi\u00f9 di un anno vivono in strada). In Alto Adige il progetto pilota prevede l\u2019inserimento in appartamenti autonomi in 3 comuni dell\u2019Alto Adige (Bolzano Merano e Bressanone) e un accompagnamento socio-pedagogico da parte di personale competente.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHousing first \u00e8 un progetto importante, quanto difficile da realizzare. Ci vogliono competenza, pazienza e un lavoro di rete con tutti gli attori coinvolti\u201d, spiegano i referenti responsabili del progetto pilota per Merano ovvero l\u2019educatrice professionale Emanuela Albieri e l\u2019assistente sociale Robert Vorhauser, che lavorano presso il centro per persone con disabilit\u00e0 e disagio psichico Pastor Angelicus di Merano.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC-QUi_ME_senzatetto_2-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4451\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC-QUi_ME_senzatetto_2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC-QUi_ME_senzatetto_2-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC-QUi_ME_senzatetto_2-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC-QUi_ME_senzatetto_2-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC-QUi_ME_senzatetto_2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Emanuela Albieri, Robert Vorhauser e Melanie Frei<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando nasce l\u2019idea di questo progetto?&nbsp;<\/strong><br>Robert Vorhauser &#8211; Questo progetto nasce nel 2017 con l\u2019intento di trovare un\u2019abitazione a persone che vivono da molto tempo sulla strada. L\u2019intenzione \u00e8 di promuovere questo concetto su tutto il territorio provinciale, ma noi seguiamo la zona di Merano e del Burgraviato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che differenza c\u2019\u00e8 rispetto ai progetti del passato che si occupavano ugualmente del recupero di persone con disabilit\u00e0 mentale?&nbsp;<\/strong><br>Robert Vorhauser &#8211; Il classico programma di inclusione, detto anche programma a gradini, prevede una serie di step che la persona coinvolta \u00e8 tenuta a superare per accedere ai servizi come quello dell\u2019accompagnamento o della casa. Questo modello di intervento \u00e8 considerato in molti casi fallimentare; il sistema di premio o punizione non porta la persona a raggiungere l\u2019obiettivo dell\u2019autonomia totale anche perch\u00e9 ci troviamo di fronte a persone pluri problematiche o con doppia diagnosi che a fatica soddisfano i requisiti minimi per accedere al servizio stesso o che abbandonano il progetto semplicemente perch\u00e9 non ce la fanno.&nbsp;<br>L\u2019idea nuova \u00e8 quella di capovolgere questo approccio, partendo proprio da un bene essenziale, dal bisogno fondamentale di avere un rifugio sicuro dove la persona si pu\u00f2 ritirare e cominciare il proprio recupero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fisicamente dove dobbiamo immaginarci questo progetto? Dove si trovano le case che ospitano i senzatetto?&nbsp;<\/strong><br>Robert Vorhauser &#8211; La difficolt\u00e0 \u00e8 trovare proprio le abitazioni. In questo momento stiamo seguendo sei progetti attivi tra Merano e Lagundo. Si tratta di persone che si trovano sia in appartamenti privati che in quelli gestiti dal Comune.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si fa a sensibilizzare la comunit\u00e0 nella ricerca di appartamenti sfitti?&nbsp;<\/strong><br>Emanuela Albieri &#8211; La cittadinanza deve conoscere il progetto, deve essere informata. Solo se facciamo passare il messaggio di un progetto utile e volto al bene comune, la collettivit\u00e0 pu\u00f2 rispondere in maniera positiva.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 il profilo delle persone coinvolte in questo progetto? Di chi parliamo?<\/strong><br>Emanuela Albieri &#8211; Parliamo di persone che nascono sul territorio e sono molto legate alla loro Heimat, ma che non riescono a superare quegli step che consentono loro l\u2019accesso a un servizio. Ci sono persone seguite dal Sert, ma che non riescono a rientrare in un progetto specifico perch\u00e9 ci sono degli \u201cobblighi\u201d o dei \u201crequisiti\u201d. Non \u00e8 soltanto una questione di volont\u00e0, ma \u00e8 la malattia stessa a rappresentare un ostacolo. Per intenderci: ci sono alcuni clochard che non riescono a usufruire del servizio mensa perch\u00e9 la loro condizione psichica \u00e8 cos\u00ec fragile da non reggere il confronto con altre persone o con ambienti a loro estranei.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Questo progetto \u00e8 costruito attorno alla persona e non alla malattia o al disagio. Si intercettano storie, biografie e si guarda alle esigenze e ai bisogni di ogni singolo individuo. Si cercano soluzioni individualizzate nel rispetto delle specificit\u00e0. Quanto costa in termini di energie una ricerca simile?&nbsp;<\/strong><br>Emanuela Albieri &#8211; Concettualmente il progetto \u00e8 molto dispendioso. Ma dobbiamo pensare ad una cosa: dove finiscono queste persone? Che fine fanno? A chi si rivolgono? Il rischio \u00e8 che si riversino negli ospedali o in strutture pi\u00f9 costose. Housing first si \u00e8 posto il problema dei costi benefici ed \u00e8 per questo che riteniamo che la soluzione abitativa sia non solo pi\u00f9 economica, ma anche pi\u00f9 vantaggiosa per tutta la comunit\u00e0. Chi beneficia del servizio pu\u00f2 essere seguito; l\u2019eliminazione dello stress per la sopravvivenza aiuta a stabilizzare&nbsp; l\u2019assistito e a curare le malattie psichiche e l\u2019abuso di sostanze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come si riesce a convincere le persone ad entrare in una casa? &nbsp;<\/strong><br>Robert Vorhauser: \u00c8 fondamentale che la persona sia convinta di voler vivere in una casa e di accettare l\u2019aiuto e l\u2019accompagnamento di un operatore. Senza questi requisiti formali, \u00e8 impensabile intraprendere un percorso di Housing first.&nbsp;<br>Emanuela Albieri: \u00c8 un lavoro lento e paziente che non produce effetti immediati. Lo step pi\u00f9 difficile \u00e8 far sentire a casa una persona, a volte anche quattro pareti possono essere strette. Secondo lo studio su Housing first ci vogliono circa sei mesi prima che la persona indigente accetti la nuova dimora. Sono donne e uomini con una storia apparentemente normale, ma che per una serie di eventi drammatici e pesanti, si sono ritrovati per strada. Inoltre oggi il problema riguarda anche famiglie con minori che si trovano a perdere una casa, pur avendo un lavoro. Per questo anche il ventaglio di intervento si sta allargando. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Qual \u00e8 dunque la filosofia dietro Housing first?&nbsp;<\/strong><br>Robert Vorhauser &#8211; Le persone devono essere immediatamente sottratte alla strada, pi\u00f9 a lungo restano l\u00ec e pi\u00f9 difficile sar\u00e0 il percorso di recupero e guarigione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>In che modo dobbiamo accogliere questo progetto? Come convincere quella parte incerta&nbsp; della cittadinanza sulla bont\u00e0 di Housing first?<\/strong> &nbsp;<br>Emanuela Albieri &#8211; Togliere dalla strada persone con situazioni di disagio \u00e8 un bene non solo per la persona stessa, ma anche per la comunit\u00e0 che quel disagio lo avverte e lo subisce. La persona malata mentale non rappresenta di per s\u00e9 un pericolo, ma viene vissuta con diffidenza da chi non conosce il problema. Inoltre Housing first non soltanto toglie le persone dalla strada, ma offre un servizio di accompagnamento e di monitoraggio dell\u2019assistito. Tra gli obiettivi da considerare ci sono: una formazione sui temi dell\u2019igiene personale, sull\u2019alimentazione e sulla gestione economica, la costruzione di reti sociali con il vicinato, l\u2019integrazione all\u2019interno di un condominio, l\u2019apprendimento di regole di comportamento verso il prossimo, e tanti altri aspetti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa vi preme dire ancora sul progetto Housing first?&nbsp;<\/strong><br>Robert Vorhauser &#8211; Ci servono appartamenti, stanze, soluzioni abitative semplici, piccole, assolutamente non lussuose. Ci rivolgiamo al mercato privato, alle istituzioni, a tutti i cittadini e cittadine che vorranno aiutarci con un semplice passaparola. Per informazioni e contatti le persone interessate possono scrivere al seguente indirizzo email&nbsp; robert.vorhauser@bzgbga.it o telefonare al numero&nbsp; 0473 272813.<br>Emanuela Albieri &#8211; Vogliamo ringraziare tutti i nostri partner e collaboratori, soprattutto il distretto sociale di Merano e il Sert, senza i quali Housing First non potrebbe funzionare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiama Housing First, e il suo obiettivo \u00e8 il ritorno ad una situazione abitativa dignitosa di persone con problemi psichiatrici sanitari e di dipendenza, i quali vengono identificati senza dimora cronici (ovvero persone che da pi\u00f9 di un anno vivono in strada). 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