{"id":4371,"date":"2021-10-14T01:00:00","date_gmt":"2021-10-14T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4371"},"modified":"2021-10-13T09:04:09","modified_gmt":"2021-10-13T08:04:09","slug":"castelfeder-larcadia-nellunterland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/10\/14\/castelfeder-larcadia-nellunterland\/","title":{"rendered":"Castelfeder, l&#8217;Arcadia nell&#8217;Unterland"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel cuore della Bassa Atesina si trova la collina di Castelfeder, per molti aspetti il territorio pi\u00f9 rilevante e seducente di questo tratto della valle dell\u2019Adige. Definita l\u2019Arcadia del Tirolo, il suo paesaggio \u00e8 caratterizzato da roccia porfirica arrotondata al termine dell\u2019ultima era glaciale, prato arido, numerosi stagni e, soprattutto, maestose querce. Insomma, un ambiente bucolico che corrisponde perfettamente al \u201cpaesaggio ideale\u201d che portiamo nell\u2019anima.<br>Certo, non basterebbero le pagine di un libro per descrivere Castelfeder e la sua storia millenaria: dal neolitico alle culture del rame, del bronzo e del ferro fino al tardo medioevo. Siti preistorici, villaggi retici, il castrum romano (da qui passava la vecchia strada romana \u2013 ancora visibile \u2013 diretta a Pons Drusi e Tridentum), la roccaforte longobarda (ne parla F. Brandis nel 1678, mentre v. Wolkenstein accenna alla \u201cpopolazione antichissima di Castelfeder\u201d) e castelli medievali hanno ospitato, nei secoli, genti di varie origini: italiche, retiche, etrusche, latine e germaniche. Tracce di templi, roghi votivi, chiese (splendide le rovine della cappella gotica del VI secolo di Santa Barbara e gi\u00e0 dedicata a S. Vigilio), necropoli, vasche misteriose scavate nella pietra, levigate rocce della fertilit\u00e0 (si potrebbe approfittarne in questi tempi di scarsa natalit\u00e0), mura di varie epoche (come le bizantine \u201cKuchelen\u201d erette per proteggere il luogo dalle incursioni dei Bavari \u201cbolzanini\u201d) offrono al visitatore, insieme alle centinaia di reperti (domestici, bellici e religiosi) portati alla luce dal lavoro certosino degli archeologi, uno spaccato straordinario del passato di questa terra di confine con lo sguardo perennemente rivolto ai quattro punti cardinali: attitudine fortunatamente conservata fino ai giorni nostri.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Articolo_QuiBA_Castelfeder_2-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4411\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Articolo_QuiBA_Castelfeder_2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Articolo_QuiBA_Castelfeder_2-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Articolo_QuiBA_Castelfeder_2-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Articolo_QuiBA_Castelfeder_2-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Articolo_QuiBA_Castelfeder_2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Kuchelen e roccia della fertilit\u00e0<br>foto servizio: David Kruk<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><br>Castelfeder, ai cui piedi sorse Endidae mansio (poi Ennemase), mercato e porto di rilievo, rappresentava uno snodo viario di vitale importanza: non solo tra Alpi e pianura padana, ma anche verso la Val di Fiemme e Feltre. La sua posizione a 200 metri di altezza consentiva di sorvegliare bene anche il fiume Adige e lo storico attraversamento di Gmund. Deve il suo nome attuale (quello antico, ahim\u00e8, \u00e8 andato perduto) ad un patto (castrum foederis) tra Longobardi e Bavari che all\u2019epoca si contendevano la Bassa Atesina o, forse, ad un castrum vetus eretto dai signori di Enn nel XIII secolo e poi distrutto.<br>Il tempo scorre lento, a Castelfeder, a volte sembra addirittura svanire. Allora, tra lo scampanellio monotono di qualche mucca e il fugace ronzio delle automobili sulla strada delle Dolomiti, \u00e8 facile abbandonarsi alla sinuosa armonia dei prati solitari che si aprono inattesi sui terrazzamenti che sboccano nei vigneti del fondovalle, delle maestose querce millenarie o al saliscendi di sentieri incuneati nella pietra che non conducono pi\u00f9 in nessun luogo. Anche se non dimentichiamo mai che tutto ci\u00f2 \u00e8 stato plasmato dalla mano degli uomini antichi, per il breve tempo di un mattino ci illudiamo di essere capitati nell\u2019ultimo angolo di giardino dell\u2019Eden rimasto come nostro Signore l\u2019ha creato.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Foto principale: Santa Barbara<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel cuore della Bassa Atesina si trova la collina di Castelfeder, per molti aspetti il territorio pi\u00f9 rilevante e seducente di questo tratto della valle dell\u2019Adige. Definita l\u2019Arcadia del Tirolo, il suo paesaggio \u00e8 caratterizzato da roccia porfirica arrotondata al termine dell\u2019ultima era glaciale, prato arido, numerosi stagni e, soprattutto, maestose querce. 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