{"id":4608,"date":"2021-10-27T16:30:00","date_gmt":"2021-10-27T15:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4608"},"modified":"2021-10-28T07:10:20","modified_gmt":"2021-10-28T06:10:20","slug":"non-solo-otzi-la-storia-di-vadena-emporio-dellantichita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/10\/27\/non-solo-otzi-la-storia-di-vadena-emporio-dellantichita\/","title":{"rendered":"Non solo \u00d6tzi: la storia di Vadena, emporio dell&#8217;antichit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Grazie alle ricerche pi\u00f9 sofisticate, di &#8220;\u00d6tzi&#8221; sappiamo ormai moltissimo. Ma il nostro territorio ha tante altre storie da raccontare, anche se meno note. In questa breve passeggiata nella storia, partiamo dalla conca di Bolzano e i suoi abitanti per giungere fino a Vadena, una delle localit\u00e0 archeologiche pi\u00f9 importanti della Provincia, la &#8220;Pompei&#8221; dell&#8217;Alto Adige.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\/\/ Di Till Antonio Mola&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>e Caterina Longo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La conca di Bolzano \u00e8 sempre stata legata alla confluenza dell\u2019Isarco nell\u2019Adige. Ma per farci un\u2019idea della conca ai tempi di \u00d6tzi non dobbiamo pensare al corso odierno dei fiumi, in quanto all\u2019epoca essi avevano una conformazione ad ampi meandri. Il corso dell\u2019Adige, ad esempio, si presentava con queste caratteristiche dalla zona dell\u2019odierna Merano fino circa a Verona. Mentre a quei tempi l\u2019Isarco finiva nell\u2019Adige, un poco pi\u00f9 a nord rispetto all\u2019attuale confluenza all\u2019altezza della roccia di Castel Firmiano. Insomma: i letti dei fiumi erano molto pi\u00f9 ampi e molto pi\u00f9 liberi rispetto ad oggi.<br>Anche per questo motivo era difficile trovare insediamenti nel fondovalle, in quanto spesso le zone, specie quelle determinate da qualche ansa di fiume, erano paludose, come ad esempio la zona pi\u00f9 a sud dell\u2019odierna Bolzano, fino a Laives. In realt\u00e0 non possiamo escludere in assoluto la presenza dell\u2019uomo in questa zona, in quanto la conformazione del terreno e le alluvioni del tempo ne hanno cancellato le eventuali testimonianze.&nbsp;<br>Ma si ritiene che i fondivalle fossero abbastanza selvatici, lasciati al fiume, mentre l\u2019uomo si locava in posti protetti e all\u2019asciutto, su piccoli conoidi, caratterizzati da accumuli di materiali detritici depositati dai corsi d\u2019acqua.<br>Oggi siamo a conoscenza di insediamenti anche nelle zone di Soprabolzano, San Genesio, sul Virgolo, nella zona sopra San Giacomo, a Castel Firmiano e in tutto l\u2019Oltradige. Si tratta, come vediamo, di zone pi\u00f9 in quota e quindi al riparo dal pericolo delle alluvioni.<br>Su questi siti, ad esempio a Castel Firmiano, ci sono resti anche antichi, addirittura risalenti all\u2019et\u00e0 neolitica e del rame, che sono le et\u00e0 precedenti o contemporanee a \u00d6tzi.<br>Siamo a conoscenza anche di insediamenti preistorici tra il Burgraviato e Bolzano presenti su entrambi i lati della valle, soprattutto nella zona di Terlano, pi\u00f9 soleggiata.<br>Tra i siti archeologici pi\u00f9 importanti in questa panoramica, spicca sicuramente quello di Vadena. Qui nell&#8217;ottocento sono iniziati i primi scavi, che hanno portato a far emergere un insediamento legato ad una forte vocazione al commercio. Vadena infatti era un emporio, naturale via di traffico tra Nord e Sud. Anche se l&#8217;epoca di nascita dell&#8217;insediamento si fa risalire all&#8217;et\u00e0 del bronzo (quindi successiva a \u00d6tzi) a Vadena ci sono stati ritrovati anche da et\u00e0 precedenti.&nbsp;<br>Ne abbiamo parlato con il dott. <strong>Alberto Albert<\/strong>i, laureato in Archeologia, classe 1967, direttore del <strong>Gruppo Archeologico di Bolzano<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_3-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4611\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_3-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_3-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_3-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_3-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_3.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Alcune immagini degli scavi a Vadena alla fine degli anni &#8217;80<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>L&#8217;INTERVISTA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come era la Vadena dell&#8217;antichit\u00e0?<\/strong><br>Vadena \u00e8 una delle localit\u00e0 archeologiche pi\u00f9 importanti della nostra provincia \u2013 la possiamo considerare la &#8220;Pompei&#8221; dell&#8217;Alto Adige. Era un importante snodo per il commercio: il sito \u00e8 nato lungo il corso dell&#8217;Adige, che a quel tempo \u2013 parliamo dell&#8217;et\u00e0 del bronzo, ovvero di 1300 anni avanti Cristo &#8211; era una via di traffico essenziale, un po&#8217; come l&#8217;autostrada dell&#8217;antichit\u00e0. Come noto, l&#8217;Adige era navigabile fino a Bronzolo ed aveva un corso pi\u00f9 tortuoso, con meandri che favorivano la navigazione e gli insediamenti &#8211; a quel tempo si navigava dal conoide di Vadena fino all&#8217;odierna Laives.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>A proposito di traffico e commercio: quali erano i collegamenti di Vadena?<\/strong><br>Vadena era uno snodo importante tra il Sud e il Nord Europa. Aveva collegamenti con Frattesina (a sud-est dell&#8217;attuale centro di Fratta Polesine) in provincia di Rovigo, emporio in cui arrivavano merci dalla Grecia, che venivano poi scambiate con quelle del Nord Europa. Una delle merci di scambio era l&#8217;ambra: veniva raccolta sulle spiagge nei Paesi Baltici per essere portata fino in pianura Padana e venduta, come detto, a commercianti greci. A questa resina fossile di attribuivano poteri magici e taumaturgici.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come avvenivano i collegamenti con la Grecia?<\/strong><br>Le imbarcazioni arrivavano nell&#8217;Alto Adriatico, fino ai territori dell&#8217;odierna Trieste o Venezia, oppure risalivano la penisola dalla Puglia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una storia che si perde tra secoli e civilt\u00e0&#8230; quando \u00e8 emersa quella di Vadena?<\/strong><br>Oltre duecento anni fa: dalla met\u00e0 dell&#8217;800 dei contadini avevano cominciato a utilizzare della terra scura, detta &#8220;terra nera&#8221;, perch\u00e9 la consideravano buona per i campi e avevano ritrovato dei reperti. In realt\u00e0 la terra scura indicava la presenza di una necropoli \u2013 il terreno era parte della combustione dei cadaveri durante i riti funebri \u2013 i corpi venivano bruciati su grandi pire. Fu un religioso, don Pescosta, precettore del conte Thun, che aveva le sue propriet\u00e0 nei paraggi, a raccogliere gli oggetti e annotare i ritrovamenti, siamo nel 1854-55.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_4-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4612\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_4-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_4-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_4-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_4-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/SDC_QuiBA_Vadena_reperti_4.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Alberto Alberti<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>E poi, cosa successe?<\/strong><br>Ci sono stati interventi di scavo fino al 1928-1930, quando la soprintendenza con Ghislanzoni ha intrapreso delle campagne di scavo sulle tombe con metodi scientifici. Sono stati rinvenuti reperti come vasi in terracotta utilizzati per contenere le ossa combuste, bruciate nei roghi votivi. Insieme a questi sono stati ritrovati oggetti di uso personale, come spilloni per chiudere le vesti e le fibule, che possiamo considerare gli antenati dei nostri bottoni.<br>Nel frattempo, i materiali raccolti nell&#8217;800 si sono dispersi in mille rivoli. A quel tempo era uso donarli agli istituti scolastici e religiosi, come i francescani a Bolzano, i benedettini di Muri Gries o il Vinzentinum di Bressanone. Ma diversi reperti sono arrivati anche nei musei, come il museo civico di Bolzano, il museo di Trento e il Ferdinandeum di Innsbruck. Poi, per qualche decennio non se ne parl\u00f2 pi\u00f9, fino alla ripresa delle ricerche negli anni ottanta e novanta da parte dall&#8217;ufficio beni archeologici di Bolzano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa fu trovato?<\/strong><br>Venne rintracciato un abitato vicino alla necropoli, con capanne retiche. Io stesso, alla fine degli anni ottanta ho scoperto resti di tombe ancora intatte di epoca pi\u00f9 recente, fra cui tumuli di quattro metri di diametro. Nelle tombe abbiamo ritrovato spesso vasetti potori (per il bere, ndr) e interi corredi che accompagnavano il banchetto funebre e venivano seppelliti insieme al morto. Questi resti sono di epoca pi\u00f9 tarda rispetto a quelli sopra menzionati, perch\u00e9 risalgono circa al V secolo avanti Cristo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cosa provoc\u00f2 il declino di Vadena?<\/strong><br>L&#8217;epoca d&#8217;oro di Vadena dur\u00f2 dal periodo del bronzo pi\u00f9 recente, quindi il 1300 avanti Cristo, fino all&#8217;epoca romana \u2013 dal 7 secolo dopo Cristo non abbiamo trovato pi\u00f9 nulla. I romani avevano cominciato a spostare il traffico e i commerci su strada e quindi Vadena, snodo della navigazione su acqua, aveva perso la sua importanza strategica. Dalla conca di Bolzano nascevano le vie romane, che si dipanavano toccando l&#8217;odierna Laives e Ora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autori: Till Mola e Caterina Longo<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grazie alle ricerche pi\u00f9 sofisticate, di &#8220;\u00d6tzi&#8221; sappiamo ormai moltissimo. Ma il nostro territorio ha tante altre storie da raccontare, anche se meno note. 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