{"id":4614,"date":"2021-10-27T16:20:00","date_gmt":"2021-10-27T15:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4614"},"modified":"2021-10-28T07:09:50","modified_gmt":"2021-10-28T06:09:50","slug":"la-laives-napoleonica-e-il-maso-fuchser","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/10\/27\/la-laives-napoleonica-e-il-maso-fuchser\/","title":{"rendered":"La Laives napoleonica e il maso Fuchser"},"content":{"rendered":"\n<p>Napoleone non doveva tenere in gran simpatia i Laivesotti. Infatti, quando nel 1810 Bolzano e la Bassa Atesina furono incluse nel D\u00e9partement du Haut-Adige (Departement Oberetsch), Laives, tirolese dal 1259, venne staccata dal capoluogo e aggregata al comune di Bronzolo.<br>L\u2019unione tra i due paesi dur\u00f2 soltanto fino al 1816 ma lasci\u00f2 diverse tracce nei documenti ufficiali e sulla stampa. Cos\u00ec il 22 febbraio 1815 &#8220;Der Bote von Tirol&#8221; annuncia che &#8220;l\u201911 di marzo avr\u00e0 luogo presso l\u2019albergo &#8220;Grosshaus&#8221; l\u2019asta del cosiddetto Fuchserhof, ubicato nel comune di Bronzolo&#8221;.<br>Il maso apparteneva allora alla diciannovenne Anna von Menz, figlia ed erede universale del magnate e commerciante bolzanino Anton Melchior von Menz, proprietario anche del Buchner sul Montelargo, deceduto nel 1801 a soli 43 anni. &#8220;Si compone \u2013 si legge ancora \u2013 di una egregia casa di abitazione, corte, torchio, fienile e stalle&#8221;. Ne fanno parte anche &#8220;un vigneto di 75 Klaster (1 Klaster = 0,5 ettari), un campo di 5 Tagmahd (1 Tagmahd corrispondeva alla superficie che si poteva mietere in un giorno), un bosco di 360 Klaster, una campagna di 239 Klaster, una palude di 8 Klaster&#8221; eccetera. &#8220;Il prezzo \u00e8 fissato in 10.000 fiorini da versare in dieci rate annue ogni Lichtmess (2 febbraio) in monete d\u2019oro e d\u2019argento.&#8221;<br>Il &#8220;Fuchser&#8221;, di propriet\u00e0 dei Lichtenstein, era un maso storico di Laives. Viene citato per la prima volta nel 1528, quando muore l\u2019affittuario dell\u2019epoca Paul Hoerwarter. Il maso pasa alla vedova e, poi, ai vari figli, tra cui il controverso &#8220;Caspar Herwardt detto Fuchser&#8221;. Costui, sposato pi\u00f9 volte, per un certo periodo rivest\u00ec anche la carica di delegato giudiziario di Laives. Si indebit\u00f2 fino al punto da essere dichiarato insolvente e le sue propriet\u00e0 vennero rilevate dal curatore dei Lichtenstein, tale Christof Feichtner.<br>Tra il 1598 e il 1777, quando il maso venne acquistato da von Menz, compaiono nell\u2019elenco degli affittuari e proprietari anche Melchior Zieglauer, il figlio Caspar (che possedeva anche il Teissl e il Burger e ricopriva la carica di responsabile dell\u2019ente che curava gli argini dell\u2019Adige e del Vallarsa nonch\u00e9 i fossi di drenaggio), il figlio di costui Adam, poi l\u2019oste bolzanino Johann Schlechtleitner, morto nel 1695. Dopo alterne vicende, il maso venne ceduto a von Menz e, finalmente, all\u2019asta del 1815, acquistato da tale Johann Plattner.<br>Nel 1828 compare come proprietario Anton Orsi ma anche costui accumula debiti e il maso viene venduto all\u2019asta per 3550 fiorini il giorno 25 marzo 1840. Gli ultimi proprietari, ma con il maso gi\u00e0 diviso in pi\u00f9 parti, rispondono a nomi ancora noti a Laives: Alois Lunger, Josef Gerber del Tschuegg e Alois Tomasi. Costui l\u2019aveva acquistato nel 1895 e rivenduto nel 1905 a Clemens Demattio, che a sua volta nel 1910 la cedette a Alois Martinelli. Infine compaiono nell\u2019elenco Johann Koch, Eduard Gianeselli e la famiglia Rizzoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Napoleone non doveva tenere in gran simpatia i Laivesotti. 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