{"id":4674,"date":"2021-11-11T09:13:29","date_gmt":"2021-11-11T08:13:29","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4674"},"modified":"2021-11-11T09:13:29","modified_gmt":"2021-11-11T08:13:29","slug":"nei-giardini-di-bolzano-lamore-per-il-paesaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/11\/11\/nei-giardini-di-bolzano-lamore-per-il-paesaggio\/","title":{"rendered":"Nei giardini di Bolzano l\u2019amore per il paesaggio"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cEntra nel giardino silente ed ammira\u201d. Cos\u00ec scriveva nel 1860, Stefan Georg a proposito dello spazio verde, allora presente, fra via della Rena e viale della Stazione. Degli spazi pubblici e privati verdi e delle passeggiate presenti a Bolzano fra l\u2019Ottocento e il Novecento ne abbiamo parlato a pi\u00f9 riprese.<br>Ora ci vogliamo occupare del presente, di come i giardini abbiano contribuito nella storia cittadina a far evolvere l\u2019amore per il verde, la natura e il paesaggio circostante.<br>I giardini privati bolzanini erano frutto di una elaborata interazione fra uomo e natura, tra natura e cultura.<br>Venivano piantati alberi ed essenze, che avevano magari colpito in maniera particolare il proprietario del giardino durante qualche viaggio. Ed egli in questo modo voleva ricreare in quell\u2019angolo di terra i richiami, gli odori e i colori di luoghi, magari lontani. Un giardino come spazio architettonico artificiale, da ammirare e da fare ammirare, quindi.<br>Con l\u2019evoluzione dei parchi pubblici nel corso dell\u2019Ottocento e il tracciamento delle prime passeggiate &#8211; come la \u201cWasserpromenade\u201d(Passeggiata Lungotalvera S.Antonio) e poi di tutte le altre &#8211; cambia per sempre il punto di vista di osservazione del paesaggio.<br>Per la conformazione stessa della passeggiata, cambiano i punti di osservazione della natura circostante e vengono create piazzole, luoghi di sosta, belvederi.<br>Il paesaggio diventa preponderante, grazie alla visuale sullo Sciliar, il Rosengarten, le colline di S.Maddalena, il Colle, il Virgolo, la Mendola.<br>Scriveva il filosofo Emerson: \u201cNessuno possiede il paesaggio. C\u2019\u00e8 una propriet\u00e0, all\u2019orizzonte, che nessun altra persona pu\u00f2 possedere, se non quella il cui sguardo \u00e8 capace di integrare tutte le parti, vale a dire il poeta\u201d.<br>Iniziano cos\u00ec ad essere colte tutte le differenze presenti del paesaggio. Esso non \u00e8 frutto di una pianificazione completa, spesso \u00e8 casuale e non progettato, se non declinato nelle singole esigenze agricole e di sfruttamento del territorio. I giardini e coloro che li hanno plasmati hanno prodotto risultati estetici di notevole bellezza, ma hanno anche creato una nuova sensibilit\u00e0 ed un modo di intendere il paesaggio stesso.<br>E questo al di l\u00e0 di: \u201cquesta siepe, che da tanta parte dell\u2019ultimo orizzonte il guardo esclude\u201d. Come si legge ne \u201cL\u2019infinito\u201d, di Giacomo Leopardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Flavio Schimenti<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEntra nel giardino silente ed ammira\u201d. Cos\u00ec scriveva nel 1860, Stefan Georg a proposito dello spazio verde, allora presente, fra via della Rena e viale della Stazione. 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