{"id":4959,"date":"2021-12-09T02:00:00","date_gmt":"2021-12-09T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=4959"},"modified":"2021-12-07T10:50:56","modified_gmt":"2021-12-07T09:50:56","slug":"senza-consenso-e-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2021\/12\/09\/senza-consenso-e-violenza\/","title":{"rendered":"&#8220;Senza consenso \u00e8 violenza&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cMa hai visto com\u2019era vestita? E poi era anche ubriaca: se l\u2019\u00e8 andata a cercare\u201d: non \u00e8 difficile (soprattutto in questo periodo in cui sui social fioccano giuristi laureati all\u2019universit\u00e0 della vita) sentire frasi del genere quando si parla di violenza sulle donne. Come il recente caso della giornalista sportiva molestata\u00a0 in diretta: un fatto che se da una parte ha visto gli italiani sostenere la professionista, ha lasciato anche spazio a quell\u2019infimo ed intimo pensiero che vede \u201cuna palpatina\u201d come nulla di serio.\u00a0<br>Ma non \u00e8 cos\u00ec.\u00a0<br>Ed \u00e8 anche per questo che la Rete contro la violenza sulle donne ha voluto lanciare una nuova campagna di sensibilizzazione: \u201cLa violenza sulle donne non ha tempo n\u00e9 confini, \u00e8 endemica e non risparmia alcuna nazione o paese, industrializzato o in via di sviluppo che sia. Non conosce nemmeno differenze socio-culturali, vittime ed aggressori appartengono a tutte le classi sociali. Secondo le statistiche il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro. Secondo l\u2019Oms una donna su cinque ha sub\u00ecto, nella sua vita, abusi fisici o sessuali da parte di un uomo\u201d, ha spiegato la vicesindaca di Merano e assessora alle pari opportunit\u00e0 Katharina Zeller.<br>La campagna \u201cSenza il Tuo consenso \u00e8 violenza\u201d si focalizza sulla violenza sessuale. La necessit\u00e0 di agire riguardo a tale problema \u00e8 emersa in seguito all\u2019allarme lanciato dalle rappresentanti degli Streetworker all\u2019interno della Rete. Chi infatti lavora a stretto contatto con le ragazze e i ragazzi ha rilevato che le varie forme di violenza sessualizzata spesso sono oggetto di malintesi e confusione e accompagnate da un senso di colpa\u2026 da parte della vittima\/donna.<br>Poco chiari sono spesso anche i concetti di limite, di consenso, di rispetto. Inoltre i sensi di colpa e la mancanza di informazioni da parte delle ragazze inibiscono la ricerca di aiuto e sostegno da parte dei servizi presenti sul territorio ma anche da parte di amiche o altre persone di fiducia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Manifesti e adesivi<\/strong><br>La campagna \u00e8 molto articolata ed \u00e8 concepita per mantenere la sua validit\u00e0 nel tempo. La Rete ha deciso di puntare molto sulla parte grafica e sull\u2019efficacia linguistica del messaggio che si \u00e8 voluto giovane e moderno.\u00a0<br>A tale scopo \u00e8 stato realizzato un concorso di idee rivolto a grafiche ed artiste, di cui \u00e8 risultata vincitrice J\u00falia Ventura Bruguera. Lunghi mesi di confronto tra l\u2019illustratrice e un gruppo di lavoro interno alla Rete hanno prodotto una campagna di manifesti e adesivi. Gli adesivi \u2013 16 diversi &#8211; sono il \u201cpezzo forte\u201d della campagna e hanno il compito di veicolare ciascuno un diverso messaggio attinente al tema della violenza sessuale. Contestualmente sono stati e verranno affissi in citt\u00e0 grandi manifesti (due metri per due), che attireranno l\u2019attenzione sull\u2019avvio della campagna. Tutti i prodotti riporteranno un QR Code, che rimanda ad una pagina dedicata del sito del Comune di Merano, in cui sono stati predisposti approfondimenti sul tema nonch\u00e9 riassunti tutti i consigli e le informazioni necessari per reagire in caso di violenza. La campagna si svilupper\u00e0 anche sui social con l\u2019hashtag #ViolenzaSessualeParliamociChiaro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Mostra itinerante sulla violenza sessuale \u201cCom\u2019eri vestita?\u201d<\/strong><br>L\u2019associazione \u201cDonne contro la violenza \u2013 Frauen gegen Gewalt\u201d, in collaborazione con il Museo della donna e il patrocinio della Rete antiviolenza del Comune, porta a Merano la mostra itinerante \u201cCom\u2019eri vestita?\u201d.<br>L\u2019esposizione sar\u00e0 allestita al piano terra dell\u2019ingresso del Museo della donna, in via Mainardo 2, e rimarr\u00e0 accessibile \u2013 gratuitamente &#8211; dal 4 al 12 dicembre, da luned\u00ec a venerd\u00ec dalle ore 7.30 alle ore 19, il sabato e la domenica dalle ore 10 alle ore 19.<br>\u201cCom\u2019eri vestita? \u2013 Rispondono le sopravvissute alla violenza sessuale\u201d \u00e8 un\u2019installazione creata da Cerchi d\u2019Acqua in cui i vestiti esposti rappresentano simbolicamente quelli indossati durante la violenza subita e sono accompagnati da brevi suggestioni che le donne hanno voluto condividere, raccontando alcuni elementi della loro esperienza.<br>L\u2019obiettivo della mostra \u00e8 quello di decostruire alcuni stereotipi relativi alla violenza sessuale, primo tra tutti l\u2019idea che l\u2019abbigliamento possa esserne la causa e che l\u2019atteggiamento e il comportamento della donna possano averla provocata.\u00a0<br>\u201cAttraverso un indumento si raccontano violenze, molestie, stupri e abusi subiti da parte di estranei o partner occasionali, ma pi\u00f9 frequentemente dal compagno di una vita che non accetta un NO, oppure da una fidata figura familiare, nelle sicure e insospettabili mura domestiche\u201d, ha spiegato Sigrid Pisanu della Casa delle Donne. \u00c8 in questo contesto che va inquadrato il fenomeno della violenza alle donne, che spesso trova nell\u2019opinione pubblica le pi\u00f9 diverse giustificazioni. Cos\u00ec, se gli aggressori sono sconosciuti, ci si chiede perch\u00e9 la donna non sia stata prudente; se sono conoscenti, ci si chiede se abbia provocato e in che modo lo abbia fatto; se sono mariti o partner si imputa la violenza all\u2019eccesivo amore, alla gelosia o a un raptus di follia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Decostruire gli stereotipi<\/strong><br>La mostra vuol essere quindi un momento di riflessione e una risposta tangibile a uno dei pregiudizi pi\u00f9 pervasivi nella nostra societ\u00e0, a partire dalle parole delle donne accolte da Cerchi d\u2019Acqua e dai centri antiviolenza della rete D.i.Re. La mostra trae ispirazione dalla poesia \u201cWhat I was Wearing\u201d di Mary Simmerling ed \u00e8 stata sviluppata nel 2013 in un\u2019istallazione artistica, dal titolo \u201cWhat were you wearing?\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cMa hai visto com\u2019era vestita? 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