{"id":5105,"date":"2022-01-13T02:00:00","date_gmt":"2022-01-13T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=5105"},"modified":"2022-01-12T17:01:59","modified_gmt":"2022-01-12T16:01:59","slug":"la-montagna-incantata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/01\/13\/la-montagna-incantata\/","title":{"rendered":"La montagna incantata"},"content":{"rendered":"\n<p>D\u2019inverno la vita \u00e8 dura, su questa montagna. I rigori della stagione morta e l\u2019abbandono dei luoghi incutono timore. L\u2019esistenza, dove ne rimane traccia, pare appesa al filo di una speranza sepolta sotto la coltre di neve sonnacchiosa.<br>Raggiungere questo sito sperduto in cima al Montelargo, la montagna &#8220;incantata&#8221; dalla caratteristica cupola che sovrasta l\u2019abitato di Laives, non \u00e8 facile. Quando finalmente ci si arriva \u2013 salendo dal fondovalle o scendendo dagli ultimi due masi di Nova Ponente \u2013 per prima cosa ci si chiede come abbiano fatto gli &#8220;uomini del passato&#8221; (dell\u2019et\u00e0 del ferro, si suppone, o forse, ancora prima, antichi cacciatori nomadi che nella bella stagione inseguivano le loro prede tra Corno Bianco e Latemar) a scovarlo e adattarlo alle loro esigenze abitative, religiose o funebri. Una risposta plausibile per ora non c\u2019\u00e8, dato che a tutt\u2019oggi non se ne conosce neppure l\u2019esatta destinazione. Insediamento montano protetto (ma da quali pericoli?), come lascerebbe suppore la doppia e massiccia cinta muraria? Appartato luogo di culto affacciato sulla stupenda vallata dell\u2019Adige? Riparo temporaneo di qualche stirpe eletta? Tutte le ipotesi sembrano attendibili e allo stesso tempo insufficienti a chiarire l\u2019enigma. Le domande aperte rimangono molte, anche perch\u00e9, nonostante sia conosciuto dagli anni trenta del secolo scorso, il sito non \u00e8 mai stato esplorato a fondo.<br>Attraversando con passo attento la stretta e accidentata lingua di terra affacciata sulla vertiginosa Vallarsa per raggiungere le mura di cinta e poi il cuore di circa sessanta metri quadri dell\u2019antica cittadella di pietra (dove spicca un singolare &#8220;altare&#8221; di porfido), si rimane colpiti dall\u2019atmosfera magica del luogo. Ogni pianta, ogni zolla di terra, ogni pietra sembra avere un segreto da preservare. La meraviglia \u00e8 grande, la solitudine del bosco di pini, querce e sorbi selvatici invulnerabile. Gli enormi accumuli di pietre e i grossi massi che formavano i muri in parte crollati del castelliere non fanno che conferirle un alone di solenne eternit\u00e0 al sito.<br>Ci si muove in punta di piedi, si parla sottovoce, ogni cosa sembra appartenere agli spiriti che ora aleggiano tra muschi e radici, foglie secche e licheni. Non si andrebbe pi\u00f9 via da questo luogo, il cui mistero sembra insondabile. Ti cattura per sempre questa sacralit\u00e0 semplice e profonda, le divinit\u00e0 pagane di tutta la valle sembrano essersi ritirate su questo monte che osservato dal fondovalle nulla tradisce della sua peculiarit\u00e0.<br>Ai nostri piedi, lontana e allo stesso tempo vicinissima, la cittadina di Laives. Forse sono scesi da questo monte i suoi primi abitanti, qualche migliaio di anni fa. Al ritorno, andiamo a cercare le poche righe con cui sulla rivista &#8220;Der Schlern&#8221; Peter Eisenstecken, esploratore bolzanino, descrisse nel 1932 la scoperta di Trens Birg sulla &#8220;cupola sacra&#8221; sopra Laives. &#8220;Il 26 e 27 agosto mi recai con Otto Waldthaler a Nova Ponente (in italiano nel testo, siamo in epoca fascista), presso i masi Prentner e Schadner, per poi raggiungere il sito di Trens-Birg; gi\u00e0 nel pomeriggio incominciammo con le ricerche presso il muro orientale.<br>Lo stesso ha una larghezza di un metro ed \u00e8 formato da belle pietre squadrate di porfido. Scavammo in profondit\u00e0, fino alle fondamenta, trovando frammenti di ceramiche e di ossa. Pi\u00f9 tardi scavammo presso il muro a meridione, trovammo pochi frammenti di ceramiche. Non c\u2019erano tracce di terra carbonizzata&#8221;. Tre anni dopo, anche un altro ricercatore, Georg Innerebner, visit\u00f2 la Wallburg e ne rimase colpito. Ne disegn\u00f2 una pianta e la descrisse dettagliatamente. Poi cal\u00f2 il silenzio sul luogo, fino a quando negli anni settanta del secolo scorso fu &#8220;riscoperto&#8221; dagli archeologi Lunz e Dal R\u00ec. Al di l\u00e0 dell\u2019utilizzo abitativo, confermato anche dalla presenza di varie fosse, sembra ormai certa la presenza di roghi votivi: insomma un luogo di culto dove affidare i propri defunti alle premure del cielo che qui, veramente, si tocca con un dito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>D\u2019inverno la vita \u00e8 dura, su questa montagna. I rigori della stagione morta e l\u2019abbandono dei luoghi incutono timore. 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