{"id":5158,"date":"2022-01-27T02:00:00","date_gmt":"2022-01-27T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=5158"},"modified":"2022-01-27T10:33:05","modified_gmt":"2022-01-27T09:33:05","slug":"il-ricordo-del-campo-di-transito-di-bolzano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/01\/27\/il-ricordo-del-campo-di-transito-di-bolzano\/","title":{"rendered":"Il ricordo del campo di transito di Bolzano"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Numerosi gli eventi che inondano l\u2019Italia \u2013 e spesso tutto l\u2019occidente \u2013 in vista della Giornata della Memoria, internazionalmente celebrata ogni anno il 27 gennaio per commemorare le vittime della barbarie nazista e filonazista. C\u2019\u00e8 chi per\u00f2 di Memoria si occupa tutti i giorni: Dario Venegoni, presidente nazionale ANED (Associazione Nazionale Ex-Deportati) racconta della sua storia familiare, intrecciata indissolubilmente al Campo di Bolzano, e di come coltivare la memoria.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Come \u00e8 giunto ad occuparsi del Campo di Bolzano?<\/strong><br>Mia madre era Ada Buffulini. Era una ragazza borghese di Trieste, laureata in medicina a Milano, dove aveva conosciuto un giro intellettuale di antifascisti, ambiente in cui si era spesa molto, diventando stretta collaboratrice di Lelio Basso. Dopo un periodo vissuto in clandestinit\u00e0 era stata arrestata e deportata a Bolzano. L\u00ec aveva conosciuto mio padre, Carlo Venegoni, che invece veniva da una famiglia operaia: era diventato dirigente sindacale e poi dirigente comunista, e aveva gi\u00e0 trascorso dieci anni in carcere. Nel campo avevano organizzato un comitato clandestino e antifascista \u2013 poi lui evase, mentre lei rimase fino alla liberazione. Si sono ritrovati nel dopoguerra, dopo diversi mesi. Io, insomma, sono figlio loro. Quando ero bambino loro parlavano del campo, molti loro amici li avevano conosciuti l\u00ec e di questo mi sono accorto solo dopo, lavorando all\u2019elenco dei deportati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/articolo_QuiBZ_Campo_di_transito_2-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5159\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/articolo_QuiBZ_Campo_di_transito_2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/articolo_QuiBZ_Campo_di_transito_2-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/articolo_QuiBZ_Campo_di_transito_2-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/articolo_QuiBZ_Campo_di_transito_2-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/articolo_QuiBZ_Campo_di_transito_2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>Dario Venegoni<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong>La storia del campo, insomma, appartiene alle persone, ma appartiene anche ai luoghi. Pensa che Bolzano ne sia consapevole?&nbsp;<\/strong><br>I miei genitori sono tornati negli anni \u201960 \u2013 perch\u00e9 per caso si trovavano in Alto Adige \u2013 e hanno visto il campo prima che venisse distrutto. Anch\u2019io, trovandomi in Alto Adige, qualche anno dopo \u2013 avr\u00f2 avuto una ventina d\u2019anni &#8211; decisi di cercarlo. Tornai a casa senza vedere niente, per via Resia tutti negarono che esistesse. Da allora qualcosa \u00e8 cambiato: sono state messe le targhe commemorative e l\u2019istallazione del muro con i nomi secondo me \u00e8 una magnifica narrazione. Dopodich\u00e9\u2026 cosa dobbiamo dire? Il campo \u00e8 stato distrutto, non ce n\u2019\u00e8 traccia. Non si pu\u00f2 certo dire sia una memoria valorizzata. \u00c8 che non la volevano ricordare n\u00e9 italiani, n\u00e9 tedeschi, e cos\u00ec ci hanno messo una pietra sopra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quest\u2019anno Bolzano \u00e8 Citt\u00e0 della Memoria; come scongiurare l\u2019attenzione solitamente dedicata solo al Giorno della Memoria?&nbsp;<\/strong><br>Mi auguro che le iniziative organizzate siano occasioni per chiarire il ruolo \u2013 che non fu affatto secondario \u2013 del campo di Bolzano nella strategia di sterminio nazista. Temo che si perda un po\u2019 di vista, con tutte le cerimonie, l\u2019insieme: il Campo di Bolzano, anche se non era fatto per uccidere \u2013 ma dove in molti sono morti, e forse questo non \u00e8 chiaro &#8211; era un ingranaggio della macchina che s\u00ec, era fatta per uccidere. La stragrande maggioranza di quelli che da Bolzano sono partiti per il Reich, non \u00e8 tornata. In questo ci deve essere pi\u00f9 consapevolezza, che forse aiuterebbe la memoria del campo ad essere pi\u00f9 solida, non solo in citt\u00e0 ma anche in Italia. Poi, per ANED la Giornata della Memoria \u00e8 tutti i giorni dell\u2019anno; quindi, sono sempre favorevole a tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 rendere pi\u00f9 stabile e continuativo questo lavoro. A Bolzano qualcosa di permanente c\u2019\u00e8. Il muro su cui vengono proiettati i nomi dei deportati \u00e8 l\u00ec, giorno e notte, estate e inverno. Non puoi fare a meno di fare un qualche ragionamento &#8211; centinaia, migliaia di nomi, qualcosa provocano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autrice: Ana Andros COOLtour<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Numerosi gli eventi che inondano l\u2019Italia \u2013 e spesso tutto l\u2019occidente \u2013 in vista della Giornata della Memoria, internazionalmente celebrata ogni anno il 27 gennaio per commemorare le vittime della barbarie nazista e filonazista. 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