{"id":5240,"date":"2022-02-10T02:00:00","date_gmt":"2022-02-10T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=5240"},"modified":"2022-02-11T09:29:42","modified_gmt":"2022-02-11T08:29:42","slug":"le-meraviglie-artistiche-di-palazzo-menz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/02\/10\/le-meraviglie-artistiche-di-palazzo-menz\/","title":{"rendered":"Le meraviglie artistiche di Palazzo Menz"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Lo sapevate che nel centro di Bolzano, in via della Mostra 2, c\u2019\u00e8 un bellissimo palazzo nel quale \u00e8 possibile ammirare affreschi settecenteschi di rara bellezza? Si tratta di Palazzo Menz, per lunghi anni sede della Banca Commerciale italiana e gli affreschi sono quelli di Carl Henrici, realizzati nel 1776 per i Menz, ricca famiglia bolzanina di mercanti. Nello stabile oggi si trova un negozio, ma gli affreschi, considerati dai suoi contemporanei il capolavoro di questo artista, restano visitabili.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Balli in maschera, scene d\u2019amore e paesaggi orientali affrescano le due bellissime sale, una delle quali veniva usata come sala da ballo. Un tripudio di colori che richiama lo stile veneziano del quale Henrici si fa interprete dopo il suo soggiorno nella Serenissima Repubblica di Venezia.<br>Henrici, artista nato nel 1737 a Schweidnitz nella Slesia e morto a Bolzano nel 1823, offre un magnifico esempio della pittura del XVIII secolo con la sua visione cos\u00ec perfetta di un mondo sognante e leggiadro, molto \u201claico\u201d, specie se contrapposto alle opere pi\u00f9 richieste al tempo a Bolzano, tutte a forte connotazione religiosa.<br>Qualche anno fa il critico d\u2019arte Vittorio Sgarbi era venuto a Bolzano e fu fatto l\u2019impossibile per consentirgli la visita agli affreschi. Un articolo del quotidiano Alto Adige ci porta alla mezzanotte di un giorno di marzo del 2017: telefonate, richieste, un custode ad accendere le luci. E Sgarbi rimase senza parole per qualche minuto, per poi confessare \u201cNon li avevo mai visti e sono magnifici. Li conoscevo solo sui libri, quelli di Rasmo\u2026\u201d<br>Gi\u00e0, Nicol\u00f2 Rasmo: un nome ancora oggi importantissimo per chiunque si occupi di storia dell\u2019arte a livello locale, grande storico dell\u2019arte e soprintendente della Provincia di Bolzano e di Trento. A Rasmo, cui il Comune ha dedicato una via nel rione Casanova, si riconoscono meriti nel campo della tutela del patrimonio artistico, alle problematiche della conservazione. Tra i tanti suoi scritti ve ne \u00e8 uno dedicato a Palazzo Menz ed edito nel 1972 dalla Banca Commerciale Italiana, che finanzi\u00f2 anche il restauro dell\u2019edificio danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/articolo_QuiBZ_Menz_2-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-5242\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/articolo_QuiBZ_Menz_2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/articolo_QuiBZ_Menz_2-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/articolo_QuiBZ_Menz_2-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/articolo_QuiBZ_Menz_2-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/articolo_QuiBZ_Menz_2.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>La storia del palazzo affonda le sue radici nella fine del 1200. Apprendiamo che &#8211; dopo che il duca Mainardo II, nel corso della lotta coi principi vescovi di Trento, cui la citt\u00e0 apparteneva, distrusse le mura e il castello del vescovo &#8211; sorse una contrada che oltre alla sede dell\u2019amministrazione vescovile (l\u2019attuale hotel Citt\u00e0) comprendeva le residenze di alcune delle pi\u00f9 aristocratiche famiglie del paese: i Botsch (Palazzo Campofranco), i Liechtenstein (Palazzo Pock\/Kaiserkrone), i conti Trapp e gli Starkenberg. Questi ultimi occupavano le due case adiacenti al palazzo vescovile sulle quali sorse poi il palazzo Menz. All\u2019estinzione della famiglia, le case vennero assegnate ad altri, fino al 1666, anno in cui i Wettin se ne assicurarono il possesso per poi demolirle ed erigere al loro posto un palazzo particolarmente rappresentativo da abbinare al nome Rafenstein, ottenuto con l\u2019acquisto dell\u2019omonimo castello al solo scopo di assumerne lo stemma e il titolo nobiliare (e rivenderlo subito dopo).<br>Solo nel 1753 il palazzo fu acquisito dai Menz. In occasione dell\u2019ingresso nella casa di Giorgio Paolo Menz, che nel 1776 sposava Elisabetta Clara Amorth, il palazzo fu radicalmente restaurato, \u00e8 a quell\u2019epoca che risalgono anche gli affreschi.<br>Le opere sono sotto strettissima tutela storico-artistica, ma essendo \u201cprivate\u201d, non sono mai state valorizzate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Till Antonio Mola<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo sapevate che nel centro di Bolzano, in via della Mostra 2, c\u2019\u00e8 un bellissimo palazzo nel quale \u00e8 possibile ammirare affreschi settecenteschi di rara bellezza? Si tratta di Palazzo Menz, per lunghi anni sede della Banca Commerciale italiana e gli affreschi sono quelli di Carl Henrici, realizzati nel 1776 per i Menz, ricca famiglia [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5241,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[],"class_list":["post-5240","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-bolzano-attualita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5240"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5331,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5240\/revisions\/5331"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5241"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}