{"id":5313,"date":"2022-02-10T02:00:00","date_gmt":"2022-02-10T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=5313"},"modified":"2022-02-10T08:15:18","modified_gmt":"2022-02-10T07:15:18","slug":"i-primi-abitanti-dellunterland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/02\/10\/i-primi-abitanti-dellunterland\/","title":{"rendered":"I primi abitanti dell&#8217;Unterland"},"content":{"rendered":"\n<p>Per noi, abitanti &#8220;urbanizzati&#8221; del fondovalle, \u00e8 difficile immaginare una vita in alta quota. Certo, ci si pu\u00f2 passare una giornata o, tuttalpi\u00f9, una vacanza \u2013 ma trascorrere tutto il proprio tempo lass\u00f9, tra i 1800 e i 2000 metri e oltre, appare improponibile. Oggi, forse, lo fanno ancora certi pastori d&#8217;estate: ma il pi\u00f9 delle volte circondati dai comfort della vita in valle.<br>Eppure, c&#8217;era un tempo neppure lontanissimo da noi, in cui la permanenza in alta montagna era la norma o, evidentemente, una necessit\u00e0 \u2013 anche qui nella luminosa valle dell&#8217;Adige tra Bolzano e Salorno. Siamo forse nell&#8217;VIII o VII millennio a.C. o, in casi sporadici, anche qualche tempo prima. La lenta ma costante ripopolazione del territorio alpino e subalpino dopo l&#8217;era glaciale &#8220;wurmiana&#8221; terminata circa 10000 anni fa (e che aveva ricoperto tutta la valle di uno spesso strato di ghiaccio che ha modellato il territorio), come testimoniano i ritrovamenti nei vari ripari su entrambi i versanti della valle (esemplare a tal proposito l&#8217;esempio della dorsale della Mendola) \u00e8 iniziata proprio dalle sommit\u00e0, dai fitti boschi che allora, grazie al clima meno rigido di quello odierno, raggiungevano un limite di 200 o 300 metri superiore a quello attuale.<br>Certo, era un&#8217;esistenza precaria, perennemente legata a un filo. La caccia, con i mezzi rudimentali dell&#8217;epoca, poteva anche essere ricca ma, si sa, non c&#8217;era modo di conservare il cibo se non per brevissimo tempo. E poi l&#8217;esposizione continua a intemperie e malattie contribuiva ulteriormente a complicare il cammino di questi nomadi che probabilmente godevano di una vita piuttosto breve.<br>Poi, nei secoli, tra mesolitico finale e incipiente neolitico (la rivoluzione agricola mediorientale, avvenuta qualche millennio prima, gradualmente prese piede anche in Europa centrale e nelle nostre valli), la &#8220;discesa&#8221; \u00e8 stata lentissima e non certo indolore. Lunghi periodi di convivenza forzata tra popolazioni &#8220;antiche&#8221; e &#8220;nuove&#8221; hanno caratterizzato questo passaggio epocale ma, alla fine, le impellenze dell&#8217;agricoltura e i suoi indubbi vantaggi per la vita comunitaria hanno indotto le famiglie a &#8220;posizionarsi&#8221; sulle terrazze a mezza costa (per esempio sul Guncina) o addirittura pi\u00f9 in basso, sui conoidi alluvionali cos\u00ec frequenti in Bassa Atesina.<br>Sappiamo poco, di quei tempi, di quell&#8217;errare tra i monti sulle tracce di un animale da cacciare, degli usi di gente coriacea, del loro rapporto con il divino e l&#8217;eredit\u00e0 degli avi. I ritrovamenti (di cumuli di ossa animali, di qualche attrezzo litico) hanno permesso di ricostruire un quadro di massima della vita dei cacciatori e raccoglitori che &#8220;popolavano&#8221; le alture dell&#8217;Unterland ma certo siamo in presenza di dati e conoscenze ancora molto parziali.<br>Rimane inoltre da chiarire anche la circostanza non certo secondaria se questi soggiorni sotto le rocce fossero limitati alla bella stagione o invece si protraessero per tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno. Siamo propensi a credere che con le prime nevicate iniziasse &#8220;la ritirata&#8221; verso zone meno esposte che offrissero maggiori possibilit\u00e0 di sopravvivenza \u2013 anche se non vi sono prove dirette che questo avvenisse. \u00c8 anche possibile che questi cacciatori, al termine della stagione venatoria vera e propria, tornassero al proprio luogo d&#8217;origine, per esempio verso le Prealpi venete o il Trentino meridionale. In base alle ricerche effettuate sul campo sappiamo che il territorio in cui si muovevano era abbastanza esteso: dall&#8217;Alto Garda fino al Doss Trento, dalla Piana Rotaliana a quella bolzanina e poi fino a Villandro in Val d&#8217;Isarco e a Tarces in Val Venosta. Ma non vi sono certezze assolute, al riguardo. Certo \u00e8, invece, che dovevano mangiare anche d&#8217;inverno: e probabilmente avevano trovato il modo di cacciare animali pi\u00f9 piccoli o addirittura di pescare nei meandri e laghetti dell&#8217;Adige, come testimoniano i ritrovamenti presso Salorno.<br>Vedremo, nelle prossime visite, i luoghi pi\u00f9 significativi di queste migrazioni stagionali in Bassa Atesina, che hanno preceduto l&#8217;insediamento stabile delle popolazioni dedite all&#8217;agricoltura, la cui comparsa \u00e8 databile attorno al V millennio a.C.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per noi, abitanti &#8220;urbanizzati&#8221; del fondovalle, \u00e8 difficile immaginare una vita in alta quota. Certo, ci si pu\u00f2 passare una giornata o, tuttalpi\u00f9, una vacanza \u2013 ma trascorrere tutto il proprio tempo lass\u00f9, tra i 1800 e i 2000 metri e oltre, appare improponibile. 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