{"id":5855,"date":"2022-04-07T02:11:00","date_gmt":"2022-04-07T01:11:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=5855"},"modified":"2022-04-06T16:07:25","modified_gmt":"2022-04-06T15:07:25","slug":"le-guerre-non-scoppiano-allimprovviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/04\/07\/le-guerre-non-scoppiano-allimprovviso\/","title":{"rendered":"&#8220;Le guerre non scoppiano all&#8217;improvviso&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Per molti lo scoppio della guerra in Ucraina \u00e8 stato un fulmine a ciel sereno, ovvero un doversi confrontare, ancora una volta, con morte e distruzione provocate da uomini contro uomini, stati contro stati. Per cercare di capire quello che sta succedendo abbiamo intervistato il prof. Stefano Petrungaro, un bolzanino che insegna all\u2019Universit\u00e0 di Venezia e che da sempre si occupa a livello storico dell\u2019Est Europa e delle sue inquietudini geopolitiche, su cui ha scritto diversi libri.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lei insegna storia dell\u2019Europa Orientale. Si \u00e8 occupato di rivolte contadine asburgiche, di marginali sociali, ma soprattutto dei numerosi conflitti e nazionalismi che caratterizzano i Balcani e l\u2019Est Europa. Che idea si \u00e8 fatta dei motivi che hanno portato all\u2019invasione russa in Ucraina? Molti si sono detti sorpresi, ma \u00e8 davvero cos\u00ec?<\/strong><br>Le guerre non scoppiano mai dal giorno alla notte, perch\u00e9 richiedono lunghi e attenti preparativi, a partire dalla predisposizione degli armamenti e dell\u2019opinione pubblica. \u00c8 questo anche il caso del conflitto in corso: sono anni che Putin lancia segnali in tal senso, a parole, come nei fatti. Il progetto \u00e8 quello di autocelebrarsi come colui che ha riparato il torto subito dalla Russia al momento della dissoluzione dell\u2019Unione sovietica, quando perse il controllo sugli ampi territori di alcuni ex paesi satelliti. L\u2019Ucraina, poi, occupa tradizionalmente un posto particolare nel pensiero nazionalista russo.<br>Ciononostante, che Putin si sarebbe deciso a portare un attacco militare proprio con queste modalit\u00e0, non era scontato. Cos\u00ec come non lo era l\u2019andamento del conflitto. D\u2019altronde, la conoscenza del contesto aiuta senz\u2019altro a capire, ma non deve portare a un approccio deterministico, che spiega tutto come conseguenze automatiche delle premesse. Occorre piuttosto lasciar spazio alle congiunture, all\u2019imprevisto, al caso, e anche alle sorprese. E chiss\u00e0 quali ci riserver\u00e0 il prossimo futuro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando dall\u2019Italia pensiamo all\u2019Europa dell\u2019Est facciamo ancora fatica a definirne i contorni. Le divisioni che hanno caratterizzato la guerra fredda pesano ancora, evidentemente. Specie per quanto riguarda il confine orientale, che \u00e8 sempre apparso \u201cmobile\u201d. Storicamente qual \u00e8 il vero rapporto dell\u2019Ucraina con l\u2019Europa?<\/strong><br>L\u2019Ucraina \u00e8 parte integrante di quello spazio che si usa definire europeo. Che sia difficile tracciarne i confini, come giustamente notava, \u00e8 del tutto inevitabile, perch\u00e9 quei confini non esistono in natura, non vanno semplicemente individuati e riconosciuti, ma sono mere costruzioni sociali. \u00c8 per questo che i confini, quello europeo-orientale incluso, sono \u201cmobili\u201d: perch\u00e9 dipendono dai mutevoli rapporti di forza politici, nonch\u00e9 dalle mappe mentali e culturali che alimentano e legittimano quei rapporti. Da un punto di vista storico, non \u00e8 particolarmente originale far presente che i legami culturali, commerciali, economici di lungo periodo delle regioni ucraine sono strettissimi non solo con l\u2019impero zarista, ma anche con quello ottomano, asburgico, con il mondo mediterraneo e oltre. Forse \u00e8 pi\u00f9 interessante ragionare sul piano delle rappresentazioni e dei discorsi: gli ucraini vengono percepiti come europei, la guerra che l\u00ec ha luogo \u00e8 avvertita come qualcosa che ci riguarda, e non solo a causa di una prossimit\u00e0 geografica e nemmeno solo per via della possibilit\u00e0 (quanto realistica, sarebbe da discutere) di un allargamento del conflitto. In gioco ci sono proprio quelle mappe mentali che costituiscono le identit\u00e0 collettive, un \u201cnoi\u201d che include gli ucraini, e che sta determinando anche i modi della reazione al conflitto e dell\u2019accoglienza ai profughi, dimostrando ancora una volta l\u2019eurocentrismo e il razzismo che connota gli atteggiamenti delle societ\u00e0 europee nei riguardi di altri conflitti e flussi di profughi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Quando gli analisti cercano di spiegarci quanto sta avvenendo in Ucraina, un elemento chiave \u00e8 sempre rappresentato dai nazionalismi. \u00e8 un meccanismo che in Alto Adige conosciamo, ma in un grande paese come l\u2019Ucraina naturalmente la situazione anche da questo punto di vista \u00e8 molto pi\u00f9 complessa. \u00e8 possibile spiegare, in poche parole, in cosa differiscono i nazionalismi dell\u2019Europa dell\u2019Est da quelli \u201cnostri\u201d, ovvero italiano e sudtirolese?<\/strong><br>In poche parole: in nulla. Ma la domanda \u00e8 importante, perch\u00e9 rimanda a una tradizione di pensiero che individua una presunta dicotomia tra i nazionalismi europeo-occidentali e quelli europeo-orientali, \u201ccivici\u201d (ossia democratici, inclusivi e in una parola: \u201cbuoni\u201d) gli uni, \u201cetnici\u201d (e violenti e intolleranti; in una parola: \u201ccattivi\u201d) gli altri. Ma non \u00e8 cos\u00ec. Uno sguardo attento e privo di pregiudizi noter\u00e0 elementi \u201ccivici\u201d ed \u201cetnici\u201d in ogni forma di patriottismo e nazionalismo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La Russia \u00e8 un macrocosmo con il quale negli ultimi tre decenni l\u2019Europa e l\u2019Occidente hanno avviato un dialogo e una collaborazione, che in gran parte ha anche dato frutti positivi, soprattutto dal punto di vista economico. In che misura e a quali condizioni secondo lei la Russia nel prossimo futuro trover\u00e0 il modo di relazionarsi con la propria parte di anima intrinsecamente e storicamente europea?<\/strong><br>Effettivamente, prima di parlare russo l\u2019aristocrazia dell\u2019Impero zarista parlava francese. Successivamente, nel corso dell\u2019Ottocento, sono sorti dei filoni di pensiero contrapposti rispetto al rapporto che la Russia moderna avrebbe dovuto intrattenere con l\u2019Europa occidentale: secondo gli uni, detti \u201coccidentalisti\u201d, ci si poteva e doveva ispirare a certi sviluppi sociali e politici occidentali, mentre altri, detti \u201cslavofili\u201d, erano piuttosto rivolti al recupero dell\u2019\u201coriginaria\u201d anima e cultura russa. Arricchisce il quadro il fatto che gi\u00e0 l\u2019impero zarista, poi anche l\u2019URSS e oggi la Russia post-sovietica, contemplino amplissimi territori asiatici, e non \u00e8 un caso se si sia sviluppato un ulteriore filone di pensiero, identitario e politico-economico, detto \u201ceurasiatico\u201d, che complica il quadro dei rapporti tra Russia e paesi occidentali. Cosa succeder\u00e0 di preciso in futuro non lo sappiamo, ma la societ\u00e0 russa, le sue istituzioni culturali e quelle economiche, non vogliono e non possono isolarsi dall\u2019Europa. Anche per questo \u00e8 necessario porre fine al conflitto e ragionare in termini radicalmente diversi, ossia nei termini del rispetto reciproco e della convivenza. L\u2019alternativa \u00e8 quella della distruzione reciproca, come drammaticamente testimoniano le immagini delle rovine, del passato come quelle attuali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Luca Sticcotti<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per molti lo scoppio della guerra in Ucraina \u00e8 stato un fulmine a ciel sereno, ovvero un doversi confrontare, ancora una volta, con morte e distruzione provocate da uomini contro uomini, stati contro stati. Per cercare di capire quello che sta succedendo abbiamo intervistato il prof. 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