{"id":6114,"date":"2022-05-05T02:00:00","date_gmt":"2022-05-05T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6114"},"modified":"2022-05-04T18:26:24","modified_gmt":"2022-05-04T17:26:24","slug":"alle-origini-di-laives-il-villaggio-retico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/05\/05\/alle-origini-di-laives-il-villaggio-retico\/","title":{"rendered":"Alle origini di Laives, il villaggio retico"},"content":{"rendered":"\n<p>Laives \u00e8 una localit\u00e0 che incuriosisce fin dal nome. All&#8217;arrivo, il paesone ai piedi del Montelargo sembra assorbito da una modernit\u00e0 piatta e priva d&#8217;anima &#8220;storica&#8221;. Ci vogliono pazienza e dedizione per rinvenire, nelle vecchie strade, significative tracce di un passato millenario che in epoca asburgica sembrava ridotto al destino di un&#8217;anonima entit\u00e0 &#8220;rurale alle porte di Bolzano&#8221;. Soltanto la leggenda di Nisselburg, ricco e blasfemo borgo sommerso dalle acque del cristallino lago della Vallarsa, mantenne in vita i fantasmi di tempi remoti.<br>La riscoperta della storia locale inizia nella seconda met\u00e0 del &#8216;900 preceduta, negli anni &#8217;30, dalla straordinaria individuazione da parte di Peter Eisenstecken dell&#8217;insediamento preistorico \u2013 mai esplorato del tutto \u2013 di Trens Birg in cima al Montelargo. Grazie all&#8217;intensa attivit\u00e0 edilizia in varie zone del paese (soprattutto Reif e Jauch), un appassionato gruppo di archeologi (tra cui Lorenzo Dal R\u00ec e Alberto Alberti) ha saputo riportare alla luce parte dei tesori nascosti sotto il terreno. Vanno ricordati anche il lavoro di riordino dell&#8217;archivio comunale del compianto Christoph Hartung von Hartungen e il prezioso &#8220;Dorfbuch&#8221; di Georg Tengler. I misteri irrisolti non sono tuttavia pochi ma la citt\u00e0 che cresce incessantemente sembra posseduta dal diavolo della speculazione che rade al suolo tutto ci\u00f2 che si frappone alla realizzazione dei suoi interessi.<br>Tra il VII e il VI secolo avanti Cristo nasce il villaggio che visitiamo oggi. Si trova nella parte alta del conoide del Vallarsa, all&#8217;imbocco dell&#8217;omonima valletta che conduce a Nova Ponente e all&#8217;ombra delle caratteristiche colline moreniche del Peterk\u00f6fele e della Gampnerknott. Dal medioevo in poi, la localit\u00e0 \u00e8 conosciuta con il nome di Reif (riva) \u2013 nome per l&#8217;epoca comune giacch\u00e9, qui come in altri paesi, queste Reif erano adibite a punto di raccolta del legname destinato, attraverso le zattere dell&#8217;Adige, alle citt\u00e0 padane. Sicuramente, in origine il nome del sito non era questo ed aveva invece attinenza con il popolo che lo abitava. Nessun dubbio sul fatto che Laives \/ Leifers sia un nome di origine retico-etrusca e se questo era il primo insediamento del fondovalle, qui dev&#8217;essere nato anche il suo nome.<br>Da scartare le interpretazioni ufficiali proposte finora: da liber (terreno libero) a clivus (pendio). \u00c8 impensabile che il popolo non indoeuropeo dei Reti, arrivato sette secoli prima dei Romani, abbia atteso tutto quel tempo per dare un nome \u2013 addirittura latino \u2013 al proprio paese. Inoltre, i Romani in questa provincia usarono prevalentemente i cosiddetti prediali. Ne riparleremo, per intanto accontentiamoci di sapere cosa &#8220;non&#8221; significa Laives.<br>Il villaggio \u2013 case in pietra con tetto e tramezze di legno \u2013 era piuttosto ampio, anche se la presenza di edifici e della strada comunale non ha permesso di esplorarlo tutto. Vi si praticava l&#8217;agricoltura (coltivazione di orzo e altri cereali, allevamento di animali domestici) e in particolare la viticoltura che non abbandoner\u00e0 pi\u00f9 il paese. Molte le macine di porfido a tramoggia e leva ritrovate insieme a vasellame di ceramica di ogni foggia e dimensione, attrezzi di ferro come zappe e falcetti, fibule e altri &#8220;gioielli&#8221; \u2013 oggetti quasi tutti riferibili a varie culture italico-etrusche. Di particolare interesse, in una delle 14 case, il famoso tesoretto interrato di 22 denari d&#8217;argento romani risalenti ad un periodo repubblicano dal 155 al 115 a.C. Il villaggio sulla riva del Vallarsa, che sicuramente era la prima fonte d&#8217;acqua di questa gente, sub\u00ec gravi danni \u2013 poi riparati completamente \u2013 a causa di un incendio di vaste dimensione. Infine, verso il II secolo a. C. fu pacificamente abbandonato, le masserizie asportate e la popolazione spostata pi\u00f9 a valle (Galizia) dove forse trov\u00f2 condizioni di sicurezza e economico-commerciali (iniziavano a passare i primi Romani) migliori.<br>Non si pu\u00f2 neppure escludere che il &#8220;trasloco&#8221; fosse avvenuto in seguito al &#8220;richiamo&#8221; di una divinit\u00e0 adorata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Laives \u00e8 una localit\u00e0 che incuriosisce fin dal nome. All&#8217;arrivo, il paesone ai piedi del Montelargo sembra assorbito da una modernit\u00e0 piatta e priva d&#8217;anima &#8220;storica&#8221;. 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