{"id":6189,"date":"2022-05-19T02:30:00","date_gmt":"2022-05-19T01:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6189"},"modified":"2022-05-18T11:18:10","modified_gmt":"2022-05-18T10:18:10","slug":"sigint-e-la-realta-indiretta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/05\/19\/sigint-e-la-realta-indiretta\/","title":{"rendered":"SIGINT e la realt\u00e0 indiretta"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel precedente articolo della nostra rubrica, abbiamo parlato del fatto che la guerra si combatte anche su internet, secondo il seguente principio fondamentale: il mondo reale e quello digitale sono sempre pi\u00f9 intimamente connessi; quindi interagendo col mondo digitale possiamo conoscere molto della realt\u00e0, e addirittura interferire con essa.<br>In effetti, \u00e8 dall\u2019inizio del 1900 che gli apparati militari intercettano segnali elettromagnetici allo scopo di ottenere informazioni importanti sul nemico. Ovviamente, \u201csegnali elettromagnetici\u201d e \u201cinternet\u201d non sono la stessa cosa, ma il principio \u00e8 lo stesso: ricostruire e interferire con la realt\u00e0 attraverso uno \u201cspecchio\u201d che la rappresenta indirettamente, ma in modo sufficientemente fedele. In gergo militare, l\u2019acronimo SIGINT sta proprio a significare la \u201cSIGnal INTelligence\u201d: lo spionaggio focalizzato sui segnali elettromagnetici. SIGINT si suddivide in due branche principale: COMINT (\u201cCOMmunication INTelligence\u201d) &#8211; lo spionaggio di comunicazioni tra persone; ELINT (\u201cELEctronic Intelligence\u201d) &#8211; lo spionaggio di segnali elettronici a supporto delle comunicazioni (ma che non trasportano direttamente l\u2019informazione comunicata).<br>Anche solo captando segnali elettronici a supporto della comunicazione si pu\u00f2 sapere molto di quello che sta succedendo. Prendiamo uno degli esempi pi\u00f9 minimali che possiamo immaginare: semplicemente intercettare che un cellulare si sta collegando alla rete satellitare da una certa posizione. In una delle nostre prime rubriche, abbiamo parlato del fatto che, per stimare quanto traffico c\u2019\u00e8 in un\u2019area geografica, \u00e8 sufficiente \u201ccontare\u201d quanti cellulari sono collegati in quell\u2019area, e con che velocit\u00e0 media si stanno muovendo. Secondo lo stesso principio, i militari possono decidere di bombardare un\u2019area per il solo fatto che hanno intercettato un numero elevato di cellulari in quell\u2019area, possibile indicazione di gruppi militari antagonisti (e se si tratta di civili, questo fa parte del terribile, cosiddetto \u201cdanno collaterale\u201d della guerra). Questo \u00e8 il motivo per cui i militari in Ucraina, dall\u2019una e dall\u2019altra parte, hanno l\u2019indicazione di spegnere il GPS. Lo stesso principio pu\u00f2 essere per\u00f2 utilizzato, all\u2019inverso, per \u201cimbrogliare\u201d. In un contesto civile, \u00e8 noto l\u2019esperimento dell\u2019artista Simon Wecker, che con un carretto pieno di un centinaio di cellulari \u00e8 riuscito, nel 2020, a convincere Google Maps che Berlino fosse congestionata dal traffico. A riprova che questa intima connessione tra reale e digitale \u00e8 sofisticata ma anche molto fragile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Marco Montali<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel precedente articolo della nostra rubrica, abbiamo parlato del fatto che la guerra si combatte anche su internet, secondo il seguente principio fondamentale: il mondo reale e quello digitale sono sempre pi\u00f9 intimamente connessi; quindi interagendo col mondo digitale possiamo conoscere molto della realt\u00e0, e addirittura interferire con essa.In effetti, \u00e8 dall\u2019inizio del 1900 che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":6190,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[24],"class_list":["post-6189","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-la-citta-digitale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6189","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6189"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6189\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6191,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6189\/revisions\/6191"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6190"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6189"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6189"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6189"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}