{"id":6472,"date":"2022-06-16T02:05:00","date_gmt":"2022-06-16T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6472"},"modified":"2022-06-15T17:12:58","modified_gmt":"2022-06-15T16:12:58","slug":"the-sound-i-ricordi-beat-di-fausto-manfrini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/06\/16\/the-sound-i-ricordi-beat-di-fausto-manfrini\/","title":{"rendered":"The Sound: i ricordi beat di Fausto Manfrini"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>In questo numero facciamo un salto nel tempo di quasi sessant\u2019anni, scandagliando nella memoria di Fausto Manfrini, un bolzanino che negli anni \u201860 fece parte della prima scena rock cittadina.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tutto, come per una folta generazione di giovani musicisti sparsi per il mondo, cominci\u00f2 con l\u2019uscita del 45 giri Please Please Me: era il febbraio 1963 e il bolzanino Fausto Manfrini si trovava in collegio a Domodossola. A Natale la nonna gli regal\u00f2 una chitarra, un suo compagno di scuola ricevette il disco dei Beatles e per il resto dell\u2019anno scolastico \u00e8 facile immaginare cosa sia successo. La Bolzano del 1965 in cui Fausto torn\u00f2, aveva una scena musicale in grande fermento, c\u2019erano i festival studenteschi e c\u2019erano le serate a Villa Boscoverde e quelle sui palchi pi\u00f9 ambiti di cinema e piccoli teatri. Non gli ci volle molto per entrare in contatto con altri coetanei desiderosi di mettere insieme un complesso con cui divertirsi, facendo divertire il pubblico. \u201cGiancarlo Bertoni \u2013 racconta Manfrini \u2013 frequentava il liceo scientifico come me ma era pi\u00f9 giovane, lui suonava la batteria mentre io avevo cominciato a dedicarmi al basso; un giorno mi propose di formare un gruppo con un tizio che stava cercando musicisti. Il tizio era Franco Mugliari, che si port\u00f2 un chitarrista solista di nome Antonio Falezza, un autentico genio che frequentava l\u2019ITI e si era progettato e costruito un dispositivo per ottenere l\u2019effetto di un distorsore. A questo punto i Sound erano nati. Ci mancava una sala prove, per\u00f2, e i condomini della casa in cui abitava la mia famiglia storsero il naso quando tentammo di provare in cantina\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>A trarre d\u2019impaccio la neonata formazione, arriv\u00f2 Carlo Allitto Bonanno, coetaneo appassionato di musica, che offr\u00ec ai Sound la cantina di via Fago, dove abitava la sua famiglia. Bonanno poi, era in grado di dare agli amici delle belle dritte riguardo alla pronuncia del repertorio in inglese.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuello che suonavamo \u2013 racconta Manfrini \u2013 era un misto tra quel che si ascoltava in quel periodo, c\u2019era il beat italiano dei Rokes e dell\u2019Equipe 84, soprattutto tanto materiale dei Beatles, che cantava Franco, e tanto dei Rolling Stones, che cantavo io. I Rolling Stones erano i miei preferiti, anche se suonavo un basso Hofner come quello di Paul McCartney. Trovare degli ingaggi era fondamentale per poterci comprare strumenti e attrezzature. Era Franco a fungere un po\u2019 anche da nostro manager\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazie all\u2019intraprendenza del giovane Mugliari, i Sound finirono per esibirsi sul palco del cinema Corso come spalla dell\u2019Equipe 84 e dei Rokes (con Full, Dedy Cemm e Satellites) e la notte di capo d\u2019anno all\u2019Hotel Osvaldo a Selva di Val Gardena, guadagnando l\u2019ingaggio stagionale presso un\u2019altra struttura alberghiera, per l\u2019estate 1966. Memorabile anche la partecipazione al festival beat di Merano, vinto dai Dedy Cemm: i Sound riscossero per\u00f2 un buon successo, la sede RAI locale film\u00f2 un passaggio della loro performance, trasmessa anche a livello nazionale, ma purtroppo quel frammento televisivo \u00e8 andato perduto.<\/p>\n\n\n\n<p>Su input di Mugliari, che conosceva una magliaia in Via della Roggia, i Sound ad un certo punto adottarono come divisa \u2013 un must per i complessini beat \u2013 una giacca turchese dai bordi neri con le iniziali del componente del gruppo ricamate sul taschino basso. \u201cNel 1967 \u2013 conclude Manfrini \u2013 Franco decise di percorrere altre strade musicali e noi, su suggerimento di Giancarlo, al suo posto arruolammo Piero Messina, dotato chitarrista con tanto di studi di chitarra classica. Da un po\u2019 avevamo anche mutato il nome in Sound System, ma nella primavera del 1967 la storia del nostro gruppo fin\u00ec, complici gli esami di maturit\u00e0 imminenti e l\u2019abbandono di Giancarlo, rubatoci dagli We, per sostituire Luciano Casagrande partito per il servizio militare. Piero segu\u00ec Giancarlo nel nuovo gruppo e negli anni \u201870 suon\u00f2 addirittura in un disco degli ex Van Der Graaf Generator. Io misi insieme un gruppo con ragazzi di tutte le classi e al festival studentesco vincemmo con un adattamento di Vecchio Scarpone sulla musica di The Under Assistant West Coast Promotion Man, una canzone dei Rolling Stones!\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo numero facciamo un salto nel tempo di quasi sessant\u2019anni, scandagliando nella memoria di Fausto Manfrini, un bolzanino che negli anni \u201860 fece parte della prima scena rock cittadina. 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