{"id":6545,"date":"2022-06-30T02:05:00","date_gmt":"2022-06-30T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6545"},"modified":"2022-06-29T12:12:14","modified_gmt":"2022-06-29T11:12:14","slug":"peter-burchia-guardare-indietro-con-la-prospettiva-di-andare-avanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/06\/30\/peter-burchia-guardare-indietro-con-la-prospettiva-di-andare-avanti\/","title":{"rendered":"Peter Burchia: guardare indietro con la prospettiva di andare avanti"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Un evento intimo, meno di dieci persone tra amici e addetti ai lavori, cos\u00ec il poliedrico Peter Burchia ha presentato il suo primo disco da solista, nella cabina di regia del suo studio atelier, un ascolto privilegiato sul piatto di un vecchio giradischi, come una volta, quando a casa degli amici si ascoltava il nuovo ellep\u00ec di questo o di quell\u2019artista, per condividere prime impressioni e sensazioni.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Peter Burchia non \u00e8 un novellino, \u00e8 noto per essere uno degli Shanti Powa, per aver fatto parte dei Color Colectif e, perch\u00e9 no, anche per il suo essere un busker che non disdegna (anzi!) di suonare agli angoli delle strade.<br>Look Back, questo il titolo del lavoro solista, \u00e8 frutto di una selezione tra molte canzoni scritte da Burchia negli ultimi anni, canzoni suonate e risuonate nelle situazioni pi\u00f9 disparate che non avevano per\u00f2 trovato spazio fisico su un supporto e che lui non voleva assolutamente andassero perdute: uno sguardo al passato per potersi poi dedicare al futuro senza correre il rischio che il passato passi in cavalleria.<br>\u201cNegli ultimi dieci anni ho scritto davvero molte canzoni \u2013 ci racconta tra l\u2019ascolto del primo e del secondo lato del disco \u2013, e le ho spesso cantate nei concerti, ma non le avevo mai registrate. Rischiavano di finire nel dimenticatoio per fare spazio a nuove idee, a nuovi brani. Cos\u00ec ho deciso che era venuto il momento di fermarle. Ma dovevo farlo in un modo che mi fosse congegnale, naturale, dovevo essere attrezzato in ogni momento per non perdere la scintilla, cos\u00ec ho cominciato a pensarmi il disco, la scaletta, i suoni. La cosa principale \u00e8 che tutto doveva essere essenziale, senza troppi artifici. Cos\u00ec ne ho parlato con J\u00fcrgen Winkler, ci siamo sondati a vicenda per capire se c\u2019era il feeling giusto, poi lui ha installato un po\u2019 di apparecchiature nel mio atelier in modo che quando ci fosse stata l\u2019ispirazione, giorno o notte che fosse, mi bastasse schiacciare un pulsante per registrarmi. Avevamo considerato l\u2019idea di usare come studio la cabina di regia, ma poi \u00e8 stato naturale dirottarsi sullo spazio dove dipingo, l\u00ec \u00e8 il mio habitat, il posto in cui mi trovo in assoluto pi\u00f9 a mio agio.\u201d<br>Ci sono voluti cinque mesi, ma ora, ascoltato e riascoltato il disco ha dell\u2019incredibile, un vinile (ma in formato digitale \u00e8 sulle classiche piattaforme) dal sapore antico ma fresco, incredibilmente contemporaneo. Burchia e Winkler sono riusciti ad assemblare un piccolo miracolo, un disco senza trucchi in cui i brani sono suonati dall\u2019inizio alla fine, e le poche sopraincisioni sono integralmente dal vivo, niente copia e incolla, niente loop, niente inganni. Non sono moltissimi i musicisti che sanno gi\u00e0 come un brano debba suonare prima ancora di cominciare a registrarlo, ne conosciamo qualcuno, e Burchia \u00e8 uno di questi. La sua voce ne esce ottimamente, una voce ricca di colori, sfumature, umori, senza bisogno di autotuner e altre diavolerie.<br>J\u00fcrgen Winkler, architetto e musicista (\u00e8 il chitarrista degli eclettici Eseleptitun) si \u00e8 occupato di trovare i microfoni giusti: \u201cPeter \u2013 ci dice \u2013 aveva le idee molto chiare su quello e il disco lo abbiamo fatto nel rispetto di queste idee, la voce avanti rispetto agli strumenti, e gli strumenti che si possono ascoltare in maniera distinta ma al tempo stesso compatta. \u00c8 tutta farina del suo sacco, prima ha fatto i take con chitarra acustica e voce, tutto d\u2019un fiato, poi le altre chitarre, acustiche o elettriche, io mi sono limitato al basso e all\u2019organo, sempre in accordo con lui, e a dare qualche consiglio sulla take da scegliere.\u201d<br>Il risultato \u00e8 un disco con sonorit\u00e0 elettroacustiche che talvolta riconducono ai dischi Nick Drake, senza quella coltre di pessimismo e malinconia che \u00e8 il marchio di fabbrica del songwriter britannico, ci sono richiami agli anni settanta, ma nel contempo citazioni ragamuffin fanno pi\u00f9 che capolino in Those Days of Love, in cui la vena del Burchia cantautore si miscela con i suoi trascorsi negli Shanti Powa, complice il compare Berise nella stesura del rap. Unica ospite del disco (oltre al coproduttore Winkler) \u00e8 Nina Duschek, busker meranese la cui voce si mescola perfettamente e senza esagerare con quella del titolare nel brano Things To Change; tra gli altri titoli da tenere presenti anche Black Countryside e The Wind, oltre al brano d\u2019apertura Walking Threw e alla title track in chiusura, entrambi rigorosamente in versione acustica: \u201cUna cosa su cui non ho mai avuto dubbi \u2013 conclude Burchia \u2013 \u00e8 che il disco dovesse cominciare e finire senza null\u2019altro che la mia voce e la mia chitarra acustica\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un evento intimo, meno di dieci persone tra amici e addetti ai lavori, cos\u00ec il poliedrico Peter Burchia ha presentato il suo primo disco da solista, nella cabina di regia del suo studio atelier, un ascolto privilegiato sul piatto di un vecchio giradischi, come una volta, quando a casa degli amici si ascoltava il nuovo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":6546,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[114],"class_list":["post-6545","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-la-scena-musicale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6545","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6545"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6545\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6547,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6545\/revisions\/6547"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6545"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6545"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6545"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}