{"id":6667,"date":"2022-07-14T02:05:00","date_gmt":"2022-07-14T01:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6667"},"modified":"2022-07-14T08:24:08","modified_gmt":"2022-07-14T07:24:08","slug":"piero-messina-1-dai-banchi-del-carducci-agli-studi-della-numero-uno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/07\/14\/piero-messina-1-dai-banchi-del-carducci-agli-studi-della-numero-uno\/","title":{"rendered":"Piero Messina #1: dai banchi del Carducci agli studi della Numero Uno"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Quello di Piero Messina \u00e8 un nome che chi ha frequentato il mondo delle sette note bolzanino nella seconda met\u00e0 degli anni sessanta, abbina a ricordi fantastici, citandolo senza esitazione come uno dei nomi leggendari (la definizione \u00e8 tutt\u2019altro che fuori luogo come avremo modo di scoprire) della sei corde. Messina, oggi docente di chitarra e composizione di stanza a Verona, \u00e8 stato uno dei cosiddetti bolzanini di transizione, come spesso accadeva a quei tempi, che giunto a Bolzano con la famiglia da teenager vi ha abitato fino al temine degli studi superiori, vale a dire in un\u2019et\u00e0 molto importante dal punto di vista formativo e delle amicizie. Essere un teenager appassionato di musica negli anni sessanta era poi un\u2019esperienza topica.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rubrica_LaScenaMusicale_piero_messina_1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-6685\" srcset=\"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rubrica_LaScenaMusicale_piero_messina_1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rubrica_LaScenaMusicale_piero_messina_1-300x169.jpg 300w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rubrica_LaScenaMusicale_piero_messina_1-768x432.jpg 768w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rubrica_LaScenaMusicale_piero_messina_1-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/Rubrica_LaScenaMusicale_piero_messina_1.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u201cSono stati anni fantastici \u2013 ci racconta Messina \u2013 in cui ci si trovava ad ascoltare le ultime novit\u00e0 discografiche a casa degli amici che compravano i dischi e si andava ai concerti per rubare ad altri trucchi e segreti su come fare un accordo o come suonare un determinato passaggio. Se si voleva suonare musica leggera, come si diceva allora, bisognava imparare l\u2019arte di arrangiarsi. Avevo comprato un registratore e mi registravo la canzone continuando ad ascoltare e riavvolgere brevemente per trovare la nota e la tonalit\u00e0 esatte senza perdere un passaggio.\u201d<br>Tra le prime frequentazioni musicali di Piero ci fu Carlo Domeniconi, figlio dell\u2019allora direttore della Biblioteca Civica, poco interessato alle discipline classiche e futuro concertista e compositore in ambito jazz contemporaneo.<br>\u201cDomeniconi \u2013 prosegue Messina nel suo racconto \u2013, abbandon\u00f2 le superiori appena gli fu possibile e and\u00f2 a vivere di musica a Berlino. Ma per i mesi che siamo stati in classe insieme, ho avuto modo di suonare con lui e imparare. Tra le amicizie importanti, fu per\u00f2 fondamentale l\u2019incontro con Giancarlo Bertoni: lui frequentava lo scientifico e mi port\u00f2 nei Sound System, il gruppo in cui suonava. Sempre lui aveva una collezione di dischi incredibile che mi permise di conoscere artisti a me sconosciuti. Quando a Giancarlo fu proposto di sostituire Luciano Casagrande negli We, mi port\u00f2 con s\u00e9: a quell\u2019epoca, il gruppo era composto da Memo Emeri, cantante, da Gilberto Gabrielli al basso, Sergio Nervo alla chitarra d\u2019accompagnamento, Giancarlo e me.\u201d<br>Gli We, sia con la formazione precedente che con questa sono stati uno dei nomi di punta della Bolzano post beat, proprio grazie all\u2019inarrivabile voce di Memo e alla chitarra di Piero, che ricorda: \u201cFummo chiamati alla Rai locale per registrare alcuni brani nel loro auditorio: c\u2019erano i tecnici in camice bianco, come dei medici. Io avevo un distorsore, cos\u00ec avvertii un tecnico di tenere presente che ci sarebbe stato un suono particolare ad un certo punto. Per gli standard degli studi Rai di allora era una cosa non contemplata e quando l\u2019ho usato, il tecnico, allarmato, \u00e8 corso a dirci di stare attenti perch\u00e9 c\u2019era uno strumento che distorceva! Eppure si chiama distorsore\u2026\u201d<br>Questa formazione degli We dur\u00f2 fino alla maturit\u00e0, nel 1968, i ragazzi avevano una qualche idea che la loro storia potesse essere giunta al capolinea visto che dopo gli esami ciascuno avrebbe intrapreso strade diverse, ma fu il bassista Gil Gabrielli a prendere la palla al balzo e a comunicarlo sia ai compagni di band che ai loro fan: durante un\u2019esibizione al vecchio cinema Augusteo (dove ora sorge l\u2019Auditorium dell\u2019orchestra Haydn) durante l\u2019esecuzione dell\u2019ultimo brano, Mean Woman Blues nella versione dello Spencer Davis Group, si avvicin\u00f2 al microfono e disse: \u00abQuesto \u00e8 il nostro ultimo concerto\u00bb.<br>A questo punto, mentre a Bolzano gli We continuarono ad esistere in una nuova versione guidata da Memo e dal congedato Casagrande, Piero Messina si un\u00ec agli ex Tornados, un gruppo veronese del periodo beat, che stava per essere assoldato dalla Numero Uno, la casa discografica fondata da Lucio Battisti, e aveva avuto il diktat di trovarsi un chitarrista: Messina che aveva seguito il trasferimento della famiglia a Verona al termine delle superiori fin\u00ec col fare un\u2019audizione con loro venendo arruolato seduta stante nella band che prese il nome di Alpha Centauri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Paolo Crazy Carnevale<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello di Piero Messina \u00e8 un nome che chi ha frequentato il mondo delle sette note bolzanino nella seconda met\u00e0 degli anni sessanta, abbina a ricordi fantastici, citandolo senza esitazione come uno dei nomi leggendari (la definizione \u00e8 tutt\u2019altro che fuori luogo come avremo modo di scoprire) della sei corde. 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