{"id":6710,"date":"2022-07-28T01:30:00","date_gmt":"2022-07-28T00:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6710"},"modified":"2022-07-26T15:09:09","modified_gmt":"2022-07-26T14:09:09","slug":"il-phishing-informatico-quando-a-pescare-sono-i-malintenzionati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/07\/28\/il-phishing-informatico-quando-a-pescare-sono-i-malintenzionati\/","title":{"rendered":"Il Phishing informatico: quando a pescare sono i malintenzionati"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella nostra rubrica abbiamo affrontato varie volte il tema della sicurezza informatica e del cybercrimine. Oggi continuiamo sul tema, parlando del cosiddetto \u201cphishing\u201d informatico. Il termine, che letteralmente significa \u201cpescare\u201d, rimanda al concetto di \u201cprovare a lanciare un amo\u201d e vedere chi cade nel tranello. In questo contesto, lanciare l\u2019amo significa, solitamente, inviare una e-mail a moltissimi indirizzi spacciandosi per qualcun altro: una azienda, la polizia, un ente pubblico, ecc. Il soggetto dell\u2019e-mail ha spesso un tono allarmistico, come ad esempio \u201cil tuo account facebook sta per essere bloccato\u201d, oppure \u201cabbiamo rilevato delle transazioni sospette con la tua carta di credito\u201d, o ancora \u201cla tua certificazione COVID \u00e8 stata rubata\u201d. Il contenuto dell\u2019e-mail non \u00e8 da meno, e porta gli utenti (soprattutto quelli inesperti) a preoccuparsi. Al di l\u00e0 del contenuto specifico del messaggio, la parte finale \u00e8 sempre la stessa: invita chi riceve l\u2019e-mail a cliccare su un link e fornire i propri dati (username, account, nome, cognome, carta di credito, \u2026). Cliccando sul link, si apre un sito che appare (quasi) identico a quello che ci si aspetta di trovare (ad esempio, una \u201ccopia\u201d fedele della pagina di autenticazione di Facebook, o del sito della carta di credito), oppure comunque dall\u2019aspetto professionale (ad esempio, un sito che riporta il logo del ministero della salute). \u00c8 qua che il malcapitato viene preso all\u2019amo: una volta inseriti i dati sensibili richiesti, questi vengono in realt\u00e0 rubati per poi essere utilizzati per attivit\u00e0 illecite, come utilizzare i dati della carta di credito per effettuare transazioni o rubare l\u2019identit\u00e0 dell\u2019utente. Varianti del phishing sono oggi diffuse anche direttamente sui social network stessi, e non sono facilmente rilevabili dai software antivirus e antispam. Come difendersi quindi? Imparando a conoscere il fenomeno e a stare vigili. Innanzitutto controllando l\u2019indirizzo e-mail di provenienza (non il nome che compare nei software per leggere l\u2019e-mail, ma l\u2019indirizzo vero e proprio). In secondo luogo: praticando lo stesso accorgimento sul nome del link che si viene invitati a seguire. Questi nomi richiamano di solito il tema della truffa (ad esempio, contengono \u201cfacebook\u201d, oppure \u201cministero-della-salute\u201d) ma contengono anche parti sospette. In terzo luogo, e in senso molto generale: nessuna attivit\u00e0 lecita chiede all\u2019utente di inserire dati sensibili attraverso il click di un link da una e-mail. Per verificare quindi se c\u2019\u00e8 davvero un problema, invece di cliccare sul link basta andare autonomamente sul sito in oggetto (utilizzando quindi l\u2019indirizzo web ufficiale). Insomma: i piccoli accorgimenti umani fanno la differenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em><strong>Autore: Marco Montali<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella nostra rubrica abbiamo affrontato varie volte il tema della sicurezza informatica e del cybercrimine. Oggi continuiamo sul tema, parlando del cosiddetto \u201cphishing\u201d informatico. Il termine, che letteralmente significa \u201cpescare\u201d, rimanda al concetto di \u201cprovare a lanciare un amo\u201d e vedere chi cade nel tranello. 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