{"id":6812,"date":"2022-08-25T02:00:00","date_gmt":"2022-08-25T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=6812"},"modified":"2022-08-24T10:42:36","modified_gmt":"2022-08-24T09:42:36","slug":"il-confine-invisibile-dellunterland","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/08\/25\/il-confine-invisibile-dellunterland\/","title":{"rendered":"Il confine invisibile dell&#8217;Unterland"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Quando ci spostiamo da un luogo all&#8217;altro, notiamo le difformit\u00e0 della lingua parlata. Mutano i vocaboli, cambia la pronuncia. Ci\u00f2 nonostante, ci troviamo in un contesto linguistico unico, ben riconoscibile. Diverso il caso dei luoghi che fungono da confine linguistico, in tedesco &#8220;Sprachgrenze&#8221;.Da un idioma si passa improvvisamente a un altro.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Curiosamente, questi territori presentano spesso aspetti di entrambe le culture &#8220;confinanti&#8221; e diventano, per cos\u00ec dire, misti o &#8220;contaminati&#8221;, ovviamente dal punto di vista della lingua. \u00c8 questo il caso di Salorno e della Bassa Atesina, che si contraddistingue come zona permeata da elementi culturali eterogenei ma, nel contempo, coesistenti.<br>\u00c8 la Sprachgrenze per antonomasia del Tirolo meridionale. &#8220;Bis zur Salurner Klaus\u2026&#8221; recita anche un noto Heimatlied. Perch\u00e9? Da quando \u00e8 cos\u00ec?<br>Questo confine non esisteva al tempo dei Romani. Arrivati i cosiddetti popoli barbarici, dal V secolo in poi and\u00f2 lentamente a formarsi la Sprachgrenze come la conosciamo oggi, sovrapponendosi, in qualche misura, a vecchi confini linguistici riconoscibili solo grazie a qualche singola espressione sopravvissuta o al nome di un luogo. Dopo i Goti di Teodorico (Dietrich) arrivarono Longobardi e Baiuvari. I primi penetrarono in Italia dal Friuli, espandendosi in pianura padana. A nord gli arimanni longobardi arrivarono fino in Alto Adige lasciando significative tracce della loro presenza nella lingua e nelle leggi. Il punto di riferimento dei Longobardi era Trento, sede del ducato.<br>Da qui, con le tipiche curte, amministrarono la Bassa Atesina, ampi territori in val di Fiemme e Val d&#8217;Ega, Renon e S. Genesio (di cui faceva parte anche il piccolo villaggio di Bolzano o la parte denominata Villa \/ Dorf), nonch\u00e9 l&#8217;Oltradige fino nel meranese. La lingua latina fu sostituita dal volgare che oggi conosciamo come ladino. Questa lingua rimase in uso nell&#8217;Unterland fino al XII secolo, quando fu definitivamente soppiantata dal todesc baiuvaro.<br>L&#8217;avanzata dei Baiuvari si ferm\u00f2 a sud di Bolzano, dove and\u00f2 a scontrarsi con la presenza dei Longobardi romanizzati.<br>La dialettica tra questi due popoli determin\u00f2, nel corso di quattro o cinque secoli, il formarsi, su un&#8217;ipotetica e mai fissa linea di confine politico, anche una invisibile ma marcata linea di confine linguistico. Per assurdo, si trattava di due popoli germanici ma i primi arrivati erano stati fortemente romanizzati mentre i Baiuvari rimasero &#8220;puri&#8221;.<br>Se il confine politico si stabilizz\u00f2 tra Laives e Bronzolo, quello linguistico sembrava fissato nella piana rotaliana a nord di Lavis. \u00c8 strano che nell&#8217;atto con cui l&#8217;imperatore Corrado II nel 1027 don\u00f2 le contee di Bolzano e Trento al principe-vescovo trentino, non venga mai specificato il confine tra i due territori. Certo \u00e8 che Bolzano, citt\u00e0 relativamente nuova, apparteneva al ducato baiuvaro, Trento, citt\u00e0 storica, a quello longobardo. In un atto notarile del 1372 si parla di &#8220;welscher Wein&#8221; con riferimento ai vigneti e vini a sud dell&#8217;Efeis \/ Avisio. Nel XV e XVI secolo era considerato ancora il fiume Efeis la linea di confine culturale tra mondo italico e germanico, dato che, per esempio, i comuni di Nefis (Lavis), Pressan (Pressano), Faid (Faedo), Jaufen (Giovo) e St. Michael (S. Michele) facevano parte della giurisdizione di K\u00f6nigsberg (Monreale) e quindi venivano considerati tedeschi a tutti gli effetti come pure, sull&#8217;altro versante, Deutsch- o Kronmetz (Mezzocorona).<br>Dal XVI secolo la Sprachgrenze inizi\u00f2 a retrocedere verso nord, e Marx Sittich von Wolkenstein descrive quegli stessi paesi come popolati da &#8220;welsches Volk&#8221;. Nel 1751 nientemeno che Diderot nella sua Enciclopedia descrisse Salorno come &#8220;Un gros bourg aux confins d&#8217;Allemagne et Italie, dont il fait la separation&#8221;. Insomma, la linea immaginaria era finalmente arrivata all&#8217;ombra della Chiusa, dove si trova ancora oggi. Va anche detto, che politicamente entrambi i territori che il confine separava erano di fatto austriaci. Da li in poi tutti gli scrittori, politici e studiosi parlano sempre di &#8220;deutscher Boden bis Salurn&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ci spostiamo da un luogo all&#8217;altro, notiamo le difformit\u00e0 della lingua parlata. Mutano i vocaboli, cambia la pronuncia. Ci\u00f2 nonostante, ci troviamo in un contesto linguistico unico, ben riconoscibile. Diverso il caso dei luoghi che fungono da confine linguistico, in tedesco &#8220;Sprachgrenze&#8221;.Da un idioma si passa improvvisamente a un altro. 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