{"id":7049,"date":"2022-09-22T02:00:00","date_gmt":"2022-09-22T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7049"},"modified":"2022-09-21T16:07:05","modified_gmt":"2022-09-21T15:07:05","slug":"termeno-dagli-euganei-ai-logobardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/09\/22\/termeno-dagli-euganei-ai-logobardi\/","title":{"rendered":"Termeno, dagli euganei ai logobardi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Dopo il nome di Termeno\/Tramin, soleggiato paese della Bassa Atesina noto fin dall&#8217;antichit\u00e0 per l&#8217;aromatico Gew\u00fcrztraminer, ci riporta in epoche remote e dense di mistero. Le prime tracce di insediamenti ai piedi della Mendola sono state individuate nei campi e vigneti tra Ronchi\/Rungg e Cortaccia, dove tra l&#8217;altro \u00e8 venuto alla luce nel 1880 il noto megalite o menhir risalente all&#8217;et\u00e0 del rame (circa 5000 anni fa, epoca di \u00d6tzi) e ora esposto al museo Ferdinandeum di Innsbruck.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Al pari di testimonianze significative come il menhir, che ci catapultano nell&#8217;oscuro mondo spirituale di quei primi coloni, anche i collegamenti, per quanto impercettibili, tra le loro antiche lingue ormai estinte e le nostre ci permettono di conoscere, almeno in parte, i popoli insediati in queste terre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tracce di queste lingue, preromane o italiche che dir si voglia, dal retico-etrusco al venetico, si trovano soprattutto in numerosi toponimi, a riprova del fatto che qui convissero e transitarono, fin dalla preistoria, genti di varia origine. Il problema principale \u00e8 rappresentato dalla distinzione tra nomi romanici, anche questi assai frequenti nella zona alpina occupata per 500 anni dall&#8217;impero romano, e preromani, dato che questi, pur conservando la propria radice antica, sono stati prima romanizzati e successivamente germanizzati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Termeno fa sicuramente parte di questi &#8220;tesori&#8221; linguistici e da decenni si cerca di attribuirlo a questa o quella lingua del passato. Senza addentrarci nei dettagli delle varie interpretazioni, la pi\u00f9 attendibile ci sembra quella di Diether Sch\u00fcrr, che riconduce questo nome, ripulito della sua &#8220;forma&#8221; romanica poi germanizzata in Tramin, ad una lingua che egli definisce &#8220;euganea&#8221;, diffusa soprattutto in Val Camonica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nella famosa lettera di S. Vigilio dell&#8217;XI secolo sono citati numerosi toponimi della parrocchia di &#8220;Caldar&#8221; e Termeno appare, di volta in volta, come Trominno, Traminno, Triminno, Treminno e Tremino \u2013 con una radice &#8220;trm\u00ecnno&#8221;. La radice &#8220;trem-&#8220;, suggerisce Sch\u00fcrr, riconduce anche ad altri due toponimi quali Termon in Val di Non e Tremosine sul Garda, la cui origine, come quella di Termeno, sarebbe da ricercare nel nome proprio &#8220;euganeo&#8221; TRIVMO, da cui appunto triuminn e, nel IX secolo, Tr(e)minno.<\/p>\n\n\n\n<p>Termeno, come Caldaro, \u00e8 noto anche per la sua lunga appartenenza al ducato longobardo, succeduto, dopo la parentesi ostrogota di Dietrich\/Teodorico, al dominio romano. Scrive infatti Paul Tschurtschenthaler: &#8220;Ancora nell&#8217;anno 870 a Termeno era insediato il conte Enrico, che applicava la legge longobarda&#8221;. Al di l\u00e0 del confine, peraltro assai mobile in Bassa Atesina, nel comune di Appiano, si erano invece insediati i Baiuvari, altro popolo di stirpe germanica. Insomma, la Bassa Atesina divenne, a periodi alterni, terreno di scontro e di incontro tra questi due popoli &#8220;barbari&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La valle dell&#8217;Adige fino a Bolzano era di pertinenza baiuvara ma nell&#8217;VIII secolo il re longobardo Liutprando, che spos\u00f2 Guntrada, figlia del conte baiuvaro Grimoaldo, la strapp\u00f2 al suocero con la scusa di una dote insufficiente e occup\u00f2 temporaneamente Bolzano e il meranese. In quel periodo, Caldaro e Termeno divennero roccaforti longobarde in terra baiuvara, tanto che ancora nel XVII secolo gli era riconosciuto il diritto di vivere secondo usanze e leggi longobarde.<\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione longobarda venne ripresa dai principi-vescovi trentini, nelle cui mani il paese rimase, dopo una parentesi nel XIII secolo, quando se ne impossess\u00f2 il &#8220;fondatore&#8221; del Tirolo Mainardo II, per quasi 800 anni fino al XVIII secolo. In un documento del 1200, &#8220;Tremeno&#8221; viene citata come propriet\u00e0 del principe-vescovo trentino, amministrata per suo conto da un gastaldo (Gastaldio Tremeni), tipica figura di borgomastro-giudice longobardo. Accanto al gastaldo, viene nominato anche uno &#8220;scario de Termeno&#8221;, insomma uno sgherro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La permanenza trentina di Termeno termina il 4 maggio 1777, quando i vescovi cedono il paese a Maria Teresa in cambio di Castello in Val di Fiemme. Un breve ritorno &#8220;alle origini&#8221; si ebbe in epoca fascista, quando Termeno fu aggregato alla circoscrizione di Cavalese: ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il nome di Termeno\/Tramin, soleggiato paese della Bassa Atesina noto fin dall&#8217;antichit\u00e0 per l&#8217;aromatico Gew\u00fcrztraminer, ci riporta in epoche remote e dense di mistero. 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