{"id":7163,"date":"2022-10-06T02:20:00","date_gmt":"2022-10-06T01:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7163"},"modified":"2022-10-05T11:23:32","modified_gmt":"2022-10-05T10:23:32","slug":"la-snaida-di-seit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/10\/06\/la-snaida-di-seit\/","title":{"rendered":"La snaida di Seit"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando parliamo dei secoli successivi alla caduta dell&#8217;impero romano d&#8217;occidente (476) e della V\u00f6lkerwanderung germanica (invasione barbarica), dobbiamo tenere conto che la documentazione riguardante la nostra regione \u00e8 davvero scarsissima.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Gli archivi trentini sul periodo precedente l&#8217;anno 1000 sono praticamente vuoti e pochissime sono anche le testimonianze dirette, se si esclude quella di Paolo Diacono e della sua Historia Longobardorum basata sui racconti di Secondo di Non.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Non a caso si parla di un periodo &#8220;grigio&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, la presenza di Longobardi e Bavari, di Goti e di Franchi ha lasciato segni profondi nella nostra terra: segni che per\u00f2 sono difficili da leggere e da interpretare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il territorio longobardo, compreso in un ducato con sede a Trento (guidato dallo storico dux Evin), ricalcava pi\u00f9 o meno quello dell&#8217;antico municipium trentino di stampo romano, che a nord aveva il suo confine &#8220;naturale&#8221; alle porte della localit\u00e0 di Bolzano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Laives, che si trovava proprio sulla linea di quella frontiera \u2013 a volte di qua, a volte di l\u00e0 \u2013 in epoca romana dev&#8217;essere stata poca cosa se non, come molti altri paesi &#8220;retici&#8221; devastati nel 15 a.C. da Druso, come avamposto militare a presidio della strada e soprattutto dei vicini confini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I Longobardi, saliti fino a Trento e poi a Salorno, da dove tentarono ripetute sortite in tutta la valle dell&#8217;Adige fino a Merano, subentrarono a pieno titolo nell&#8217;organizzazione territoriale romana, e ci\u00f2 anche per quel che concerne le strutture militari di confine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ora \u00e8 evidente che se l&#8217;ipotetico confine correva \u2013 certo non in modo lineare, perch\u00e9 gli antichi confini erano quanto di pi\u00f9 contorto e a volte incoerente si potesse immaginare \u2013 tra il Virgolo, San Giacomo (Unterau) e lo stesso paese di Laives sulla sponda sinistra dell&#8217;Adige, per poi attraversare la vallata (Kaiserau) in direzione di Castel Firmiano\/Formigar, vi devono essere tracce di vecchie postazioni militari di confine risalebtu a quell&#8217;epoca.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Infatti nelle campagne tra San Giacomo e Laives esiste una vecchia torre di guardia sull&#8217;antico tracciato della strada pedemontana, la cosiddetta torre nella Dinzelleiten.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta a tutta evidenza di una torre appartenente ad un sistema di difesa militare e di presidio del confine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E proprio lungo i sentieri che da San Giacomo e il Virgolo conducono al Colle e quindi a Nova (non ancora divisa in Ponente e Levante, ma certamente compresa in territorio longobardo, come dimostra il toponimo Manee che contraddistingue un quartiere del paese) deve essersi trovato il vecchio confine tra ducato di Trento e contea di Bolzano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E sopra l&#8217;abitato Seit \u00e8 la toponomastica a indicarci un posto di confine molto importante presso la Schneiderwiese.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il nome suona assai singolare, in quanto \u00e8 evidente che nessun sarto\/Schneider si sia mai trovato in quel luogo disperso tra i boschi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra invece che esso derivi dal termine longobardo &#8220;snaida&#8221;, che equivale a &#8220;segno di confine nel bosco&#8221;. Ci\u00f2 \u00e8 abbastanza certo, in quanto nel famoso editto di Rotari (una sorta di codice legislativo), si dice espressamente &#8220;signa nova id est ticlatura aut snaida in silva&#8221;. Snaida \u00e8 poi stato tedeschizzato in Schneide e come tale appare in molti toponimi nel vecchio territorio longobardo, mentre \u00e8 del tutto sconosciuto in quello bavaro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>D&#8217;altronde anche Signato sul Renon deriva da snaida, essendo signaida la forma romanizzata di snaida.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso nome del paese di Seit potrebbe essere una deformazione del termine longobardo Waita, che significa posto di guardia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>A Laives, in localit\u00e0 Reif, all&#8217;imbocco della Vallarsa, potrebbe essersi trovato un altro posto di guardia romano-longobardo: infatti il nome &#8220;Reif&#8221;, nel periodo medievale attribuito soprattutto ai depositi di legname, potrebbe derivare da ripuarius, posto di guardia sulla riva del rio o a presidio di un ponte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando parliamo dei secoli successivi alla caduta dell&#8217;impero romano d&#8217;occidente (476) e della V\u00f6lkerwanderung germanica (invasione barbarica), dobbiamo tenere conto che la documentazione riguardante la nostra regione \u00e8 davvero scarsissima.&nbsp; Gli archivi trentini sul periodo precedente l&#8217;anno 1000 sono praticamente vuoti e pochissime sono anche le testimonianze dirette, se si esclude quella di Paolo Diacono [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":7164,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[113],"class_list":["post-7163","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-rubriche","tag-rubriche-te-ricordet"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7163","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7163"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7163\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7165,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7163\/revisions\/7165"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7164"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7163"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7163"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7163"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}