{"id":7176,"date":"2022-10-06T02:00:00","date_gmt":"2022-10-06T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7176"},"modified":"2022-10-05T11:30:31","modified_gmt":"2022-10-05T10:30:31","slug":"sulle-tracce-del-limes-dei-longobardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/10\/06\/sulle-tracce-del-limes-dei-longobardi\/","title":{"rendered":"Sulle tracce del Limes dei Longobardi"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>La spietata repressione dei popoli delle regioni alpine compiuta da Druso e Tiberio, fu in grado di turbare l&#8217;impero. Cassio Dione descrive una valle dell&#8217;Adige desertificata da un punto di vista ambientale, economico e, soprattutto, demografico. Gli Isarci della Bassa Atesina e i Venosti sparirono dalla faccia della terra, Tridentini e Anauni sopravvissero grazie alla loro spontanea sottomissione. Ci vollero molti secoli per ricreare l&#8217;equilibrio tra territorio e popolazione, ripopolare i villaggi, rivitalizzare agricoltura e commerci.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Durante la repressione di Druso e Tiberio gran parte degli uomini erano stati trucidati, le donne e i bambini deportati, i giovani in et\u00e0 di leva arruolati nell&#8217;esercito. Qualcuno era riuscito a fuggire sulle montagne per condurvi un&#8217;esistenza grama. Pochissimi erano rimasti sul posto per servire i nuovi padroni: l&#8217;antico, misterioso mondo dei Reti, che continua a meravigliarci, era uscito sconfitto, umiliato e dissanguato da questa battaglia epocale.<br>Il territorio della Bassa Atesina svuotato, formalmente aggregato al municipium trentino e alla regio X Venetia et Histria, rimase nella propriet\u00e0 dello stato \u2013 per poi passare ai regnanti longobardi, ai re carolingi e, dall&#8217;anno 1027, agli ecclesiastici trentini. Si trasform\u00f2 in zona militare a presidio del confine e, soprattutto, delle grandi vie di transito verso nord.<br>La situazione rimase immutata per secoli. Qualche soldato romano o retico congedato si accas\u00f2 in Bassa Atesina e Oltradige (numerose le &#8220;ville&#8221; poi diventate masi) ma la vera rinascita di questo territorio non venne mai permessa: prova ne sia il fatto che nessuna citt\u00e0, nessun paese importante furono realizzati e quelli noti sono castra e castella a disposizione delle truppe alpine \u2013 da Endidae a Pons Drusi, da Sublavione a Vipitenum e Sebatum.<br>Detta situazione favor\u00ec l&#8217;insediamento dei popoli germanici che affluirono da nord e da est nel VI e VII secolo: ed in particolare i Longobardi, entrati in Italia dalla Pannonia con 100000 guerrieri, donne, vecchi e bambini subentrarono completamente nel sistema di organizzazione territoriale e di difesa esistente. Solo Carlo Magno, che sottomise i Longobardi di Desiderio nel 774, diede avvio a profonde riforme che condussero all&#8217;ordine tipicamente medievale dei nostri paesi.<br>Per quanto riguarda i confini tra i due popoli germanici stabiliti in Bassa Atesina, ossia Bavari (o Baiuvari) e Longobardi, va detto che in linea di massima i primi non scesero mai sotto Bolzano (e a volte persero anche questa), concentrata tra piazza Duomo e i Portici, i secondi, con sede ducale a Trento, arrivarono solo sporadicamente oltre Laives e fino a Merano o in Val d&#8217;Isarco.<br>Lo storico confine tra i due popoli imparentati (per origine ma anche per matrimoni) in Bassa Atesina correva dunque dal Virgolo verso Castel Firmiano (pi\u00f9 o meno lungo l&#8217;attuale percorso dell&#8217;autostrada e dell&#8217;Isarco) e poi fino ad Appiano. Da Caldaro in gi\u00f9 era Trento, ducato longobardo. Tra Laives, Unter- e Oberau esistevano una serie di postazioni di arimanni (ce lo ricorda anche il nome Manee del Wuerstlhof) al servizio del dux di Trento.<br>Gli arimanni, liberi contadini armati, cui lo stato concedeva terreni per il periodo del loro servizio, si riunivano in arimannie, villaggi compatti e autonomi da ogni punto di vista, rivolti al loro sostentamento e alla difesa del territorio. Al contrario, i Bavari prediligevano insediamenti disseminati sul territorio chiamati Streusiedlungen.<br>Da un punto di vista militare, il confine tra Laives e Bolzano era dunque presidiato da un&#8217;arimannia con sede a Civitas (poi corrotto in Sibidad o Schibidad nei secoli successivi), vecchio nome di un insediamento ai piedi del Virgolo, cui facevano riferimento il Castellum Formigar (Castel Firmiano), il Castrum Appianum e Castel Weinegg. La linea di confine saliva fino a Seit\/Schneiderwiese (snaida) e il Colle per raggiungere la Titschenwarte (Waita), Nova (Novum) e Lavaz\u00e8 che con la Val di Fiemme erano territorio longobardo, la Val d&#8217;Isarco bavaro. Insomma, furono due popoli germanici a gettare le basi per una suddivisione del territorio rimasta invariata per molti secoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La spietata repressione dei popoli delle regioni alpine compiuta da Druso e Tiberio, fu in grado di turbare l&#8217;impero. Cassio Dione descrive una valle dell&#8217;Adige desertificata da un punto di vista ambientale, economico e, soprattutto, demografico. 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