{"id":7344,"date":"2022-11-03T01:00:00","date_gmt":"2022-11-03T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7344"},"modified":"2022-11-02T08:19:11","modified_gmt":"2022-11-02T07:19:11","slug":"la-bassa-atesina-tra-bolzano-e-trento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/11\/03\/la-bassa-atesina-tra-bolzano-e-trento\/","title":{"rendered":"La Bassa Atesina tra Bolzano e Trento"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Pochi territori della \u201cterra tra i monti\u201d sono stati contesi come la Bassa Atesina. La porta del Sud \u2013 o del Nord, a seconda dei punti di vista. La terra dove la gente si incontra \u2013 ma anche si scontra. Esclusi i misteriosi Reti, che non conoscevano il confine tra le due tradizionali \u201cmet\u00e0\u201c della regione, tutti i popoli successivi hanno accentuato divisioni e motivi di screzio.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I Romani di Augusto, che nel 15 a.C. tolsero la terra ai Reti, la inglobarono nell\u2019antico municpium di Trento, sorto qualche decennio prima. I Tridentini si erano sottomessi volontariamente a Roma. Da quel momento, gli altri abitanti della Bassa Atesina iniziarono a sospettare dei fratelli romanizzati e infatti di l\u00ec a poco questi aiutarono Druso a impossessarsi dell\u2019intera valle dell\u2019Adige. I Romani tennero il territorio dell\u2019Unterland in uno stato di soggezione perpetua. Non permisero la rinascita dei villaggi o la creazione di citt\u00e0. La Bassa Atesina doveva rimanere territorio di confine militare. Troppo importanti erano le vie di transito verso Nord per rischiare nuove sollevazioni dei Reti decimati e umiliati.<br>Dopo i Romani, calarono in Bassa Atesina Goti e Franchi, Longobardi e Bavari. I primi durarono poco ed essenzialmente lasciarono le cose come le trovarono. Un altro fattore subentr\u00f2 presto a contraddistinguere l\u2019unica citt\u00e0 importante della valle, Tridentum, dal pagus, la campagna: la religione. La citt\u00e0 era cristianizzata, Trento divenne importante sede vescovile. In campagna non si voleva saperne di abbandonare i vecchi culti pagani. Saturno era ancora la divinit\u00e0 principale dei contadini dell\u2019Unterland e a ogni tentativo di spodestarlo venne opposta fiera resistenza. San Vigilio in persona peregrin\u00f2 da un paese all\u2019altro, fece costruire molte chiese cristiane, peror\u00f2 ovunque la causa della nuova religione ma con scarsi risultati: la popolazione non accettava la parola di Cristo, che forse veniva ancora identificato con coloro che avevano distrutto la comunit\u00e0 e civilt\u00e0 secolare dei popoli alpini. La lenta cristianizzazione prosegu\u00ec per secoli e si impose definitivamente solo dopo l\u2019era di Carlo Magno e il medioevo.<br>Longobardi e Franchi prima, Longobardi e Bavari poi si contesero a loro volta la valle dell\u2019Adige. Il confine rimase fluido per secoli, spostandosi ora di qua, ora di l\u00e0 del fiume Isarco. Bolzano rimase quasi sempre \u2013 con qualche fugace parentesi \u2013 una citt\u00e0 bavara ma bisogna anche tenere conto che Bolzano prima del medioevo era poca cosa. Quello che oggi \u00e8 Bozen Dorf apparteneva al grande comune longobardo di S. Genesio, la parte opposta della conca formava l\u2019altrettanto grande arimannia di Novum. Attorno a S. Giacomo, Laives e Bronzolo sorgeva una linea di confine tra Trento e Bolzano ma Trento era certamente la citt\u00e0 principale in quanto sede del ducato longobardo.<br>Carlo Magno unific\u00f2 i territori ma poi, nel 1027, i suoi successori elevarono Trento a citt\u00e0 principesca e i suoi vescovi a signori assoluti del territorio. La Bassa Atesina, Bolzano, la Venosta furono donati alla curia trentina che ne mantenne il possesso per molti secoli. Certo, ci fu l\u2019epoca della contea del Tirolo dal XII a XIV secolo, che costrinse il vescovo a dividere con i conti parte del potere temporale, ma a livello ecclesiastico il territorio rimase sempre di pertinenza trentina.<br>La nascita degli stati nazionali e l\u2019insorgente nazionalismo portarono nuova linfa alle divisioni della Bassa Atesina, gi\u00e0 terra di forte immigrazione a partire dal IXX secolo. Napoleone agli albori dell\u2019800 tracci\u00f2 una prima, grossolana linea di confine attraverso la Bassa Atesina ma il colpo di grazia all\u2019unit\u00e0 e indipendenza dell\u2019Unterland lo diede Benito Mussolini: nel 1927 divise la Venezia Tridentina in due province, Bolzano e Trento. Il confine venne fissato tra Bronzolo e Laives. Bronzolo, Ora, Egna, Aldino (che venne ribattezzata Valdagno), Montagna, Termeno, Cortaccia, Magr\u00e8, Cortina e Salorno passarono sotto Trento e i governanti fascisti chiamarono la zona Val di Sopra. L\u2019obiettivo era dichiaratamente quello di \u201cmodificare il carattere fisico, politico, morale e demografico del territorio\u201d.<br>Dopo la guerra, in tutta la Bassa Atesina si rialzarono le voci per il ritorno alla Provincia di Bolzano. Una prima manifestazione ebbe luogo il 30 maggio 1946 a Castelfeder. Migliaia di persone chiesero il distacco da Trento e alla fine il Dr. Toni Ebner di Aldino fece approvare una risoluzione per il ritorno della Bassa Atesina alla Provincia di Bolzano. Il trattato di Parigi aveva promesso l\u2019autonomia alla provincia di Bolzano e ai paesi \u201cmistilingui\u201d della Bassa Atesina. De Gasperi comprese che per estenderla anche a Trento era necessario \u201cattaccarsi\u201d al carro bolzanino. La Bassa Atesina trentina gliene forniva un ottimo pretesto. Il suo obiettivo era la regione Venezia Tridentina con i Trentini e una minoranza di lingua tedesca. Ma alla fine cedette: in un primo momento, solo Salorno e Egna rimasero con Trento, gli altri comuni tornarono a Bolzano. Poi 4000 persone si radunarono a Egna il 28 dicembre 1947 e chiesero nuovamente il ritorno anche di Salorno e Egna. Roma acconsent\u00ec e il 14 marzo 1948 diede il via libera al ritorno di tutti i comuni all\u2019Alto Adige. Ma il catasto, il tavolare, l\u2019ufficio del registro, l\u2019agenzia delle entrate rimasero a Mezzolombardo e la pretura di Egna faceva ancora capo a Trento. Ci vollero altri quattro anni perch\u00e9 anche questi uffici tornassero in provincia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pochi territori della \u201cterra tra i monti\u201d sono stati contesi come la Bassa Atesina. La porta del Sud \u2013 o del Nord, a seconda dei punti di vista. La terra dove la gente si incontra \u2013 ma anche si scontra. 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