{"id":7409,"date":"2022-11-17T02:15:00","date_gmt":"2022-11-17T01:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7409"},"modified":"2022-11-16T11:51:38","modified_gmt":"2022-11-16T10:51:38","slug":"attenti-al-lupo-ma-attenzione-homo-homini-lupus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2022\/11\/17\/attenti-al-lupo-ma-attenzione-homo-homini-lupus\/","title":{"rendered":"Attenti al lupo! Ma attenzione: homo homini lupus"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il lupo, come nelle favole, torna a essere il pericolo numero uno. Per un allevatore certo non \u00e8 bello vedere il proprio bestiame minacciato e aggredito. E i rappresentanti politici di categoria, per sfuggire al lupo, vanno sul sentiero della semplificazione e, secondo i canoni di storia e tradizione, optano per soluzioni facili.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma la soluzione facile di solito non \u00e8 affatto una soluzione. E il lupo \u00e8 la metafora della difficolt\u00e0 \u2013 o della non volont\u00e0 \u2013 di accogliere il nuovo (e la complessit\u00e0), di conciliare esigenze diverse, di sviluppare l\u2019idea di una \u201ccasa comune\u201d, di cambiare per crescere, di darsi gli strumenti per con-vivere. \u00c8 metafora di quel conservatorismo politico, culturale ed etnico (v\u00f6lkisch) che rende bene in cartolina, ma nella realt\u00e0 soffoca la libert\u00e0 e il pieno sviluppo della persona umana.<br>Oggi le favole si chiamano \u201cbufale\u201d (o fake). Restano per\u00f2 popolate dal lupo, almeno da quando la belva \u00e8 tornata a popolare anche das allersch\u00f6nste St\u00fcck del mondo. A noi piacciono molto gli animali feroci, quando li teniamo in gabbia o allo zoo, ma non li vogliamo affatto vedere nel loro ambiente naturale. Ci piacciono gli animali di cui ci nutriamo. Noi li possiamo uccidere e lo facciamo ogni giorno, il lupo e l\u2019orso invece no. Loro sono cattivi.<br>I lupi (analogamente a orsi e linci) sono scomparsi dalle valli altoatesine poco dopo la met\u00e0 dell\u2019800. Sterminati dai cacciatori di lupi. Tra gli ultimi quelli che furono avvistati in val di Funes a fine secolo, provenienti dalla Carinzia, contro i quali si scaten\u00f2 \u2013 con echi mediatici \u2013 una battuta di caccia all\u2019ultimo sangue.<br>Se i lupi continuano effettivamente a popolare pi\u00f9 le favole (e le bufale) che non le nostre contrade, \u00e8 un tema che potr\u00e0 essere oggetto di uno studio scientifico sulla comunicazione. Qui solo alcuni interrogativi e pensieri senza pretese.<br>Sappiamo davvero tutto del lupo, oppure il lupo \u00e8 immagine dell\u2019atavica difficolt\u00e0 a rimodulare il nostro modo di vivere in un mondo che cambia? Non \u00e8 forse il simbolo dell\u2019incapacit\u00e0 di instaurare con l\u2019ambiente (che ci d\u00e0 vita) un rapporto di rispetto, anzich\u00e9 di sopraffazione e violenza? \u00c8 la natura che violenta l\u2019uomo o viceversa? \u00c8 davvero il lupo, oggi, il problema numero uno nei rapporti tra l\u2019uomo e la natura, tra l\u2019uomo e i suoi simili?<br>Il filosofo Thomas Hobbs, nella sua opera De Cive (Il cittadino), citando un\u2019opera di Plauto (Asinaria, ovvero la commedia degli asini), us\u00f2 l\u2019espressione: \u201cHomo homini lupus\u201d. Che cosa avr\u00e0 voluto dire?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em><strong>Autore: Paolo Bill Valente<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lupo, come nelle favole, torna a essere il pericolo numero uno. Per un allevatore certo non \u00e8 bello vedere il proprio bestiame minacciato e aggredito. 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