{"id":7776,"date":"2023-01-12T02:00:00","date_gmt":"2023-01-12T01:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7776"},"modified":"2023-01-11T12:45:50","modified_gmt":"2023-01-11T11:45:50","slug":"angela-nikoletti-la-maestra-di-cortaccia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/01\/12\/angela-nikoletti-la-maestra-di-cortaccia\/","title":{"rendered":"Angela Nikoletti, la maestra di Cortaccia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Insieme all\u2019avvocato Josef Noldin di Salorno, la maestra Angela Nikoletti &#8220;incarn\u00f2&#8221; la resistenza pi\u00f9 tenace e irremovibile al regime fascista in Bassa Atesina. Una resistenza personale, quasi fisica, distante da quella prettamente politica. Il suo caparbio &#8220;no&#8221;, fedele ad un ideale in quel momento storico irrealizzabile, le cost\u00f2 la vita. Innamorata del vecchio Tirolo unito, uscito irrimediabilmente sconfitto e dilaniato dalla prima guerra mondiale, Angela Nikoletti condusse una strenua battaglia per l\u2019insegnamento nella propria madrelingua fino alla morte, che sopravvenne la sera del 30 ottobre 1930.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Aveva 25 anni, essendo nata il 31 maggio 1905 a Magr\u00e8. Il padre, bracciante, a stento riusciva a mantenere la propria famiglia. Angela fin\u00ec per trasferirsi nella casa dell\u2019anziano nonno a Cortaccia, che divenne il &#8220;suo&#8221; paese. Nel 1921 si trasfer\u00ec per breve tempo a Terlano per sostenere nel lavoro domestico una zia. Poi nel 1922 super\u00f2 l\u2019esame di ammissione alla scuola magistrale di Zams in Tirolo. Il primo anno trascorse serenamente, poi, dopo la vacanza &#8220;pi\u00f9 bella della mia vita&#8221; a Favogna di Sopra, iniziarono i problemi. Le fu ritirato il passaporto, e Zams divenne una meta irraggiungibile. Scrive nel suo diario: &#8220;Nessuno pu\u00f2 oltrepassare il confine del Brennero per motivi di studio; devo rimanere a casa e la mia disperazione \u00e8 grande&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un anno di attesa, riusc\u00ec a completare gli studi a Zams e nel 1926 ottenne il diploma di maturit\u00e0. Le fu offerto un posto di educatrice in una famiglia benestante ma, annota nel diario, &#8220;con gioia mi sono impegnata ad impartire lezioni di tedesco ai bambini poveri del paese&#8221;. Per quasi un anno prosegu\u00ec in questa attivit\u00e0 clandestina e certi giorni anche 30 bambini si ritrovarono nella cucina di casa sua.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u201911 maggio 1927 le fu ordinato di presentarsi al podest\u00e0 che senza giri di parole le intim\u00f2 di interrompere immediatamente le sue lezioni private. Chiese il motivo del divieto e le fu risposto che la sua attivit\u00e0 era considerata una manifestazione sediziosa che comportava la pena dell\u2019arresto.&nbsp; Angela era fuori di se, anche perch\u00e9 il podest\u00e0 Ernesto De Varda era stato un ufficiale dei Kaiserj\u00e4ger passato ai fascisti dopo la guerra. De Varda non era neppure il suo vero cognome, in realt\u00e0 la famiglia si chiamava Varda von Warthof. Sua sorella Roma de Varda era insegnante di italiano a Bolzano e amava farsi chiamare &#8220;madre dei fascisti&#8221;. La discussione tra i due fu virulenta e il podest\u00e0 la concluse con le parole \u201ccon lei bisogna farla finita&#8221;. E cos\u00ec fu.<\/p>\n\n\n\n<p>Angela non si lasci\u00f2 intimidire dal &#8220;traditore a cui non porto nessun rispetto&#8221; e continu\u00f2 a impartire le sue lezioni private fino al 14 maggio. Una sera stava accompagnando a casa un gruppetto di bambini quado sopraggiunse una carrozza. Alcuni carabinieri la scaraventarono a terra e quindi la costrinsero a seguirli. Il podest\u00e0 osserv\u00f2 divertito la cattura della sua &#8220;nemica&#8221;. La portarono a Termeno dove trascorse la prima notte in guardina. Aveva 22 anni. Il giorno seguente la trasferirono a Egna, dove rimase dal 15 al 19 maggio. Pane e acqua erano il suo cibo. Il 19 maggio Angela Nikoletti fu condannata a 30 giorni di arresto, 5 anni di sorveglianza e allontanamento forzato dal comune di Cortaccia.<\/p>\n\n\n\n<p>Inizi\u00f2 una vita semiclandestina, spostandosi da un paese all\u2019altro. Il podest\u00e0 continu\u00f2 a seguirla e perseguitarla e in breve tempo la giovane maestra si ammal\u00f2 gravemente ai polmoni. Rientr\u00f2 a Cortaccia di nascosto e spesso si rifugiava nei boschi sopra il paese. Il podest\u00e0 la trov\u00f2 e la ricondusse in paese intimandole di allontanarsi immediatamente dal territorio comunale. Solo grazie all\u2019intervento del maresciallo dei carabinieri, che da quel momento entr\u00f2 in conflitto con il podest\u00e0, le fu permesso di soggiornare presso una zia fino alla guarigione. In realt\u00e0 le sue condizioni di salute peggiorarono repentinamente e nell\u2019ottobre 1927 fu ricoverata all\u2019ospedale di Bolzano. Vi rimase fino al 14 febbraio 1928. La sua convalescenza dur\u00f2 fino al 1930 quando il 30 ottobre non sopport\u00f2 pi\u00f9 le pene della malattia e si lasci\u00f2 morire. \u201cPiano piano la rassegnazione si \u00e8 impadronita di me\u201d, scrive nel suo diario pochi giorni prima di morire. &#8220;Aspetto e aspetto \u2013 ma non la salute e la felicit\u00e0: la morte&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Reinhard Christanell<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Insieme all\u2019avvocato Josef Noldin di Salorno, la maestra Angela Nikoletti &#8220;incarn\u00f2&#8221; la resistenza pi\u00f9 tenace e irremovibile al regime fascista in Bassa Atesina. Una resistenza personale, quasi fisica, distante da quella prettamente politica. Il suo caparbio &#8220;no&#8221;, fedele ad un ideale in quel momento storico irrealizzabile, le cost\u00f2 la vita. 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