{"id":7794,"date":"2023-01-26T02:10:00","date_gmt":"2023-01-26T01:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/?p=7794"},"modified":"2023-01-25T15:42:09","modified_gmt":"2023-01-25T14:42:09","slug":"giocando-con-la-fantasia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/web.quimedia.it\/redazione\/2023\/01\/26\/giocando-con-la-fantasia\/","title":{"rendered":"Giocando con la fantasia"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Personaggio eclettico, Benno Simma \u00e8 conosciuto in citt\u00e0 per i suoi molteplici interessi che spaziano dalla musica (suonata), alla pittura e all\u2019illustrazione. Negli anni \u00e8 stato architetto e docente di design presso diverse universit\u00e0. A Bolzano ha diretto, dal 1997 al 2003, l\u2019Accademia di Design, l\u2019ente precursore di quella che con l\u2019Universit\u00e0 di Bolzano sarebbe divenuta la Facolt\u00e0 di Design e Arti. Nel 2005 si \u00e8 trasferito per quattro anni a Roma dove ha diretto lo IED, l\u2019Istituto Europeo di Design. Benno Simma ha da poco trasferito il suo quartier generale dal Kampill Center della zona Siberia, in via Cesare Battisti, dove ha creato il suo nuovo atelier.\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8 obiettivamente difficile tracciare una scheda su di te, sul percorso che ti ha portato ad essere quello che sei oggi.<\/strong>\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Sono nato nel 1948, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, quindi con alcuni elementi tipici della guerra ancora da qualche parte nella testa.\u00a0<br>Ho studiato architettura all\u2019Universit\u00e0 IUAV di Venezia, per\u00f2 dopo il diploma mi sono dedicato ad altri mestieri. Dopo l\u2019universit\u00e0 ho fatto il sindacalista dei chimici alla UIL, una esperienza che per me \u00e8 stata molto positiva, perch\u00e9 in qualche modo ho imparato a parlare di problemi di lavoro davanti a tanta gente e a prendermene cura. Per\u00f2 dovevo cominciare anche a fare qualcosa che avesse una affinit\u00e0 con gli studi, ed ho intrapreso la carriera di architetto. Ho aperto uno studio, con un socio, ma ho presto notato che l\u2019attivit\u00e0 creativa \u00e8 condizionata tantissimo da fattori esterni: il comune, la concessione edilizia, la burocrazia. Mi sentivo estremamente a disagio, e cos\u00ec ho deciso di cambiare settore, una cosa che ho fatto spesso. \u00c8 come entrare in una casa disabitata. Hai la possibilit\u00e0 di percorrere un corridoio e dare uno sguardo dentro alle stanze. Entri, ne esplori una, ma poi prosegui ed esplori quelle successive. In fondo \u00e8 questo il bello, puoi percorrere un corridoio ed aprire tante stanze, finch\u00e9 ce la fai.<br>Dopo l\u2019esperienza come architetto, mi sono appassionato alla grafica. Parallelamente a queste attivit\u00e0 ho sempre curato la musica, a livello amatoriale. Una delle mie prime esperienze musicali l\u2019ho avuta nel Nuovo Canzoniere Veneto nel quale mi occupavo di canzoni popolari. Poi, in una fase pi\u00f9 politica, ho cominciato a scrivere canzoni e a musicarle e alla fine sono approdato al jazz. Ho conosciuto Michl L\u00f6sch e Helga Plankensteiner. Loro mi hanno spiegato cosa \u00e8 il jazz. Da l\u00ec a breve ho conosciuto Paolo Fresu, con cui ho cominciato a collaborare, realizzando diverse copertine per la sua etichetta discografica, la Tuk Music.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parliamo di luoghi: ora hai un piccolo atelier in via Cesare Battisti, prima eri in uno spazio pi\u00f9 grande al Kampill Center.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il Kampill Center era un po\u2019 fuori mano, oltre che essere nella zona comunemente chiamata Siberia: una zona della citt\u00e0 particolarmente fredda, anche dal punto di vista dei rapporti sociali. L\u00ec non ci andava nessuno se non per lavorare. Visto che c\u2019era il parcheggio sul tetto, capitava di invitare altri musicisti a suonare in un orario in cui non si disturbava nessuno: gli uffici erano chiusi e anche la radio presente nel palazzo aveva terminato la programmazione in diretta.<br>Adesso sono approdato qui in Via Cesare Battisti: sto lavorando da vecchio pensionato seguendo le mie passioni, che ruotano intorno al disegno, al dipingere. Chi vuole venire a trovarmi mi trova in questo bugigattolo contornato dai miei quadri.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parlaci della pittura\u2026<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se uno ha troppa abitudine a seguire tutti i suoi interessi, tutte le sue passioni, finisce per fare tante cose, con il rischio di farle un po\u2019 superficialmente. In passato \u00e8 successo anche a me. Ma ora mi trovo pi\u00f9 concentrato su di una cosa sola e devo dire che ne traggo pi\u00f9 piacere. Cos\u00ec mi perfeziono: se mi viene in mente un\u2019idea, cerco di inseguirla e poi di realizzarla. Con pi\u00f9 caparbiet\u00e0 di una volta. Un tempo l\u2019atteggiamento era pi\u00f9 giocoso.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Sei architetto, designer, musicista, cantante, autore di canzoni, artista visivo. Qual \u00e8 il filo conduttore tra le diverse identit\u00e0 creative?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il filo conduttore \u00e8 il gioco, la voglia di giocare con fantasia, nelle diverse combinazioni. Ognuno ha nella propria testa un archivio di immagini, di suoni, di oggetti che cerca di combinare, almeno nel gioco. Adesso sono arrivato in questa fase.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai una spiegazione del perch\u00e9 tu sia approdato al visivo, almeno prevalentemente?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il visivo per me \u00e8 legato all\u2019esperienza manuale, anche se il disegno o il dipingere in realt\u00e0 ne \u00e8 solo una parte; ma \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 manuale che parte dal cervello\/pensiero ed approda nel gesto, nel braccio. In fondo \u00e8 artigianato, la si pu\u00f2 vedere anche cos\u00ec\u2026<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai sempre vissuto a contatto con diverse culture. Come vedi la Bolzano del futuro?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In generale il Sudtirolo per me \u00e8 un\u2019idea o una configurazione di idee. Alla fine il Sudtirolo \u00e8 come la gente lo vuole e lo vive. C\u2019\u00e8 una differenza tra quella che \u00e8 la realt\u00e0 dei fatti, e come qualcuno immagina che debba essere. Io ormai con gli anni sono approdato ad un realismo terra-terra. Per me il Sudtirolo \u00e8 sopravvalutato. Seguirei di pi\u00f9 il modo quotidiano con cui la gente vive questa terra. Un modo non poi tanto problematico.<br>Io ormai conosco tantissimi che parlano sia il tedesco che l\u2019italiano. Quindi sinceramente chi vuole vive in pieno il Sudtirolo, e chi non vuole, lo vive solo parzialmente, guardandolo dalla lente o italiana o tedesca o ladina, anche se per\u00f2 ha sempre bisogno di tre lenti. in ogni caso io ci vivo bene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Hai una visione molto distaccata ed ironica della realt\u00e0. Pensi che la politica e la cultura in provincia di Bolzano necessitino di maggiore umorismo, ironia, satira?\u00a0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Si, sicuramente. Molto di pi\u00f9. L\u2019ironia e la satira ti danno la distanza. In tedesco esiste un termine, Nabelschau, il guardarsi l\u2019ombelico, che \u00e8 la caratteristica fondamentale nel Sudtirolo, un po\u2019 di tutti i gruppi linguistici. La satira ti permette di avere un punto di osservazione delle cose pi\u00f9 distanziato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><strong><em>Autore: Till Antonio Mola<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Personaggio eclettico, Benno Simma \u00e8 conosciuto in citt\u00e0 per i suoi molteplici interessi che spaziano dalla musica (suonata), alla pittura e all\u2019illustrazione. Negli anni \u00e8 stato architetto e docente di design presso diverse universit\u00e0. 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